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Campagna
per la messa al bando delle bombe a grappolo Firma anche tu! Dobbiamo raggiungere 200.000 firme
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Le bombe a grappolo (cluster bombs) sono armi da guerra che uccidono e feriscono migliaia di civili innocenti, sia al momento del loro utilizzo che nei mesi ed anni successivi, a causa della contaminazione da ordigni inesplosi che lasciano dietro di sé . Il loro uso continua a sfidare principi consolidati del diritto internazionale umanitario. Per i loro effetti indiscriminati, una volta rimaste inesplose sul terreno, le sub-munizioni rilasciate dalle cluster bombs sono assimilabili alle mine antipersona. Le bombe cluster sono armi costituite da un contenitore
o dispenser contenente “sub-munizioni” esplosive nel numero
variabile di 200-250 unità. Il dispenser portato da un aeromobile
viene sganciato sull’obiettivo, si apre e lascia cadere per gravità,
e quindi con una dispersione casuale, le sub-munizioni, saturando mediamente
un’area ellittica di diametro 2000 x 700 m. Questa caratteristica
porta a catalogare le submunizioni come “Armi di saturazione d’area”
in grado, rispetto alle mine, di coprire grandi superfici con un numero
notevolmente inferiore di ordigni. I problemi sollevati dall’uso delle munizioni cluster sono molteplici. Innanzitutto, data la loro natura di “armi d’area” in grado di disseminare submunizioni su vaste aree, rendono particolarmente problematico, se utilizzate in prossimità di aree abitate da civili, il puntamento su obiettivi di natura esclusivamente militare, rendendo così indiscriminati i loro effetti immediati, in palese violazione dell’Art. 51 del I protocollo della Convenzione di Ginevra. Inoltre, all’atto dell’impiego non tutte le sub-munizioni, contenute nel dispenser e rilasciate, esplodono a causa di varie ragioni di natura tecnica e/o ambientale come inefficienze di carattere tecnico, la natura del terreno dove impattano e situazioni contingenti relative alla quota di lancio e alle condizioni meteo. Le ditte costruttrici dichiarano che le mancate esplosioni
sono al massimo pari al 5% delle cluster lanciate. Una cluster bomb non esplosa mantiene la sua potenzialità
letale praticamente all’infinito e diventa molto Nell’ultimo conflitto nel sud del Libano il 60% delle
cluster bombs è stato lanciato nelle immediate vicinanze di centri
abitati o villaggi (fonte: Foreseeable harm. The use and impact
of cluster munitions in Lebanon: 2006 – Landmine Action –
UK). Sempre nello stesso conflitto, la stima del numero delle munizioni
inesplose, come segnalato dal Mine Action Coordination Center delle
Nazioni Unite nel sud del Libano superava verosimilmente il milione
di ordigni. Come organizzazione appartenente della Rete Italiana per il Disarmo, la Campagna Italiana Contro le Mine ha deciso di promuovere l’informazione e la sensibilizzazione sulle conseguenze dell’uso delle bombe a grappolo – del tutto assimilabili a quelle delle mine antipersona -- a danno dei civili. La Campagna Italiana contro le Mine persegue l’obiettivo della messa al bando di queste armi attraverso i seguenti strumenti: 1) In ambito internazionale, partecipando alla mobilitazione per la promulgazione di un Trattato Internazionale per la Messa al bando delle Cluster bombs in seno alla coalizione internazionale Cluster Munition Coalition (CMC) formata da più di 151 ONG impegnate nella difesa dei diritti umani. A questo si accompagna un’azione di sensibilizzazione nei confronti di governo e istituzioni italiane affinché ;
2) In ambito europeo promuovendo azioni mirate al pronunciamento del Parlamento Europeo come le risoluzioni: P6_TA-PROV(2004)0048 MUNIZIONI CLUSTER, P6_TA(2005)0298 PER UN MONDO SENZA MINE, P6TA-PROV(2006)0493 CONVENZIONE SULL’INTEDIZIONE DELLE ARMI BIOLOGICHE E TOSSINICHE (BTWC), BOMBE A GRAPPOLO ED ARMI CONVENZIONALI. 3) In ambito nazionale sostenendo l’approvazione del disegno di legge per la modifica della normativa di messa al bando le mine antipersona (374/97) che estende le restrizioni previste anche alle sub-munizioni delle cluster bombs. Di fatto, la definizione di mina antipersona contenuta nell’art. 2 di suddetta legge recita: “Si definisce mina antipersona ogni dispositivo od ordigno dislocabile sopra, sotto, all’interno o accanto ad una qualsiasi superficie e congegnato o adattabile mediante specifiche predisposizioni in modo tale da esplodere , causare un’esplosione o rilasciare sostanze incapacitanti come conseguenza della presenza, della prossimità o del contatto di una persona”. Tale formulazione è ritenuta, a ragione, la definizione di mina antipersona più avanzata tra le leggi nazionali dei paesi aderenti alla Convezione di Ottawa e potrebbe verosimilmente essere estesa anche alle submunizioni inesplose delle bombe cluster. Il Disegno di legge proposto mira a colmare la lacuna interpretativa
che non ha, volontariamente, inteso assimilare dal principio le cluster
bombs e le loro sub-munizioni alle mine antipersona, nonostante la palese
corrispondenza degli effetti indiscriminati che le rendono identiche. Gli strumenti principali per il raggiungimento dell’obiettivo nazionale della definitiva messa al bando delle bombe cluster sono :
A livello europeo ed internazionale la Campagna Italiana
agirà in sinergia con la Cluster Munition Coalition valorizzando
nelle sedi internazionali i risultati ottenuti a livello nazionale e
diffondendoli attraverso i canali già operativi della rete internazionale. Per le associazioni/organizzazioni/gruppi locali: sottoscrivendo questo appello all’azione per la messa al bando delle bombe cluster STOPCLUSTERBOMBS, promuovendo l’iniziativa di raccolta firme, distribuendo il materiale di sensibilizzazione e diffondendo gli altri strumenti della Campagna, partecipando alle varie iniziative organizzate in questo senso e promuovendo incontri ed interventi con la Campagna Italiana Contro le Mine Per i singoli: promuovendo l’iniziativa di raccolta firme, distribuendo il materiale di sensibilizzazione e diffondendo gli altri strumenti della Campagna, partecipando alle varie iniziative Organizzate in questo senso, e promuovendo incontri ed interventi con la Campagna Italiana Contro le Mine Firma subito per mettere al bando le bombe cluster Invia la cartolina elettronica che invita alla firma Chiedi al tuo Consiglio Comunale di aderire (scarica lettera) Scarica il modulo di raccolta firme (una volta raccolte le firme inviale alla Campagna Italiana via posta) Per gli Enti Locali (fac-simile di delibera), facendo deliberare il proprio Consiglio Comunale /Provinciale/Regionale a favore della messa al bando delle bombe cluster Se sei un'associazione aderisci alla campagna Contattaci: Campagna italiana contro le mine Via Nizza, 154 -00198 Roma – tel 06.85800693 fax 06.85304326 mail: cluster@campagnamine.org I paesi che hanno in uso questi ordigni sono 15: Arabia Saudita, Bosnia Erzegovina, Eritrea, Etiopia, Finlandia, Francia, Israele, Nigeria, Olanda, Pakistan Regno Unito, Serbia, Stati Uniti, Sudan, Turchia. I paesi contaminati dalle cluster bombs sono 22: Afghanistan,
Albania,
Arabia
Saudita, Bosnia Erzegovina, Cambogia,
Chad, Croazia, Eritrea,
Etiopia, Iraq, Kuwait,
Laos, Libano, Pakistan,
Russia, Serbia, Montenegro, Sierra Leone, Sudan , Siria, Tajikistan,
Vietnam. I paesi che producono munizioni cluster sono 32 e tra questi vi è anche l’Italia con la Simmel Difesa di Colleferro (Roma). Il nostro paese inoltre è tra i 70 paesi detentori di stock
di cluster bombs. Le iniziative della Campagna italiana contro le Mine Negli ultimi anni La Campagna Italiana contro le mine ha dato seguito ad una serie di iniziative indirizzate a sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sui problemi causati da questi ordigni identici, negli effetti, alle mine antipersona. 1999: dopo l’incidente causato da bombe cluster rilasciate nel mare Adriatico, produce una ricerca di articoli e notizie sul tipo di ordigni e sulle loro conseguenze che viene consegnata al Sottosegretario Rino Serri durante una riunione del Comitato Nazionale per le azioni Umanitarie Contro le Mine presso il Ministero degli Affari Esteri da lui presieduto con la richiesta di valutare gli effetti di questa tipologia di arma. 2001: La Campagna Italiana Contro le Mine con Intersos fa partire una prima raccolta firme per la messa al bando delle cluster bombs. Molte organizzazioni umanitarie internazionali impegnate sul campo denunciano il continuo ritrovamento di sub-munizioni cluster. Invita il direttore di Omar, organizzazione umanitaria afgana per la bonifica, per parlare del problema cluster in Afghanistan ad una conferenza ed alla trasmissione Porta a porta. 2003: aderisce e partecipa attivamente alla Cluster Munition Coalition (CMC) movimento della società civile internazionale nata nel novembre del 2003 con l’obiettivo di fermare l’uso delle bombe a grappolo e formata da più di 151 organizzazioni internazionali impegnate nella salvaguardia dei diritti umani. (www.stopclustermunitions.org). 2004: Il 7 ottobre 2004 organizza il Convegno internazionale: “L’eredità della guerra. Oltre le mine: le munizioni cluster un emergenza umanitaria annunciata.” La conferenza ottiene come risultato immediato la presentazione di un disegno di legge per la modifica della norma 374/97 per l’inclusione delle sub-munizioni cluster all’interno della normativa per la messa al bando delle mine antipersona. 2006: Il
DDL nato nel 2004 dopo il convegno “L’eredità
delle guerra” viene ripresentato nella corrente Legislatura
alla Camera dei Deputati e al Senato è stato già sottoscritto
da 140 Onorevoli e da più di 40 Senatori. La Campagna italiana
sostiene l’iniziativa con una nuova raccolta firme e con la sensibilizzazione
dei Parlamentari Italiani. Sul fronte internazionale sostiene il processo
per una messa al bando delle cluster bombs proposto dalla Norvegia e
che vedrà la sua prima conferenza ad Oslo nel febbraio 2007 trattato
.Il disegno di legge è supportato da tutte le organizzazioni
aderenti alla Rete Italiana per il disarmo.
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