8° MEETING DEGLI STATI PARTE AL TRATTATO DI OTTAWA IN GIORDANIA
14-25 NOVEMBRE 2007

DIARIO DEL VIAGGIO

Amman, 15/07/07

Sono ad Amman, in hotel alla fine del secondo giorno (il primo giorno è iniziato all’aeroporto

e finito in un lounge restaurant con narghilè a mangiare hamburger e patatine…..un po’ troppo occidentalizzato per i miei gusti).
L’unica luce nella stanza viene dal mio notebook, mentre fuori la parte di città che riesco a vedere dalla finestrona della stanza è piena di luci. E’ un bello spettacolo, se non altro perché dal nono piano lo sguardo può andare molto lontano. E’ come avere una mappa sotto gli occhi.
Dicevo….secondo giorno.
Questa mattina alle 9:30 ci siamo messi in viaggio per l’ufficio dell’ICBL in Amman, immergendoci nel traffico cittadino.
La mattinata è andata via veloce, completamente impegnata dall’incontro con lo staff dell’ICBL. In pratica ci hanno illustrato la settimana di lavoro che ci aspetta…..decisamente frenetica.

Lo staff dell’ICBL: Daiana (una ragazza di Lugano con il pancione all’ottavo mese), Simona (italiana doc che già conoscevo), Thea (una svizzera-italiana dai capelli cortissimi) e Natalie (canadese di “background” egiziano con tanto di dreadlocks)…..un bel gruppo.
Dalle 14 in poi inizia il viaggio nella “mia” Giordania, l’unica che posso realmente raccontare, quella osservata dal mio punto di vista (uno dei tanti).
Vado in aeroporto per ritirare un po’ di materiale della campagna da utilizzare per gli stand espositivi….detto così sembra semplice: accompagnato da un autista Wahel [3] (si scriverà così?) che parla inglese (non benissimo ma riusciamo a comunicare), con un numero di cellulare da chiamare in caso di difficoltà (lo userò almeno una decina di volte!?).
La mia avventura durerà circa quattro ore, in cerca di un modo per farmi consegnare il materiale: non c’è il mio nome sulla bolla di consegna e le stanze i cui passare per chiedere una firma di autorizzazione saranno almeno dieci!
E’ qui che trovo una Giordania fatta di una lingua che non comprendo e che il mio autista, il personale della Royal Jordanian, dell’aeroporto, della polizia di frontiera, del magazzino dell’aeroporto , dell’esercito giordano parlano con una velocità che mi esclude…probabilmente mi avrebbe escluso anche se le conversazioni fossero andate al rallentatore.
Mi sento stizzito: in una terra che non conosco l’unico modo per orientarmi è la lingua ed il più delle volte è una “mappa” che non so leggere, ma che tutti intorno a me comprendono perfettamente.
Sono costretto ad intrufolarmi nelle conversazioni parlando in inglese, ad affermare il mio diritto all’inclusione, cercando di capire ciò che succede….è come un tiro alla fune dove, però, lo scopo del gioco è fare in modo che nessuna venga strattonato troppo. Devo impormi per capire, ma non so quanto spingermi oltre. Non posso rischiare di offendere qualcuno che potrebbe impedirmi di prendere il materiale della Campagna…….come al solito tutto gira intorno al mondo del funambolo, sempre in cerca….in ascolto…..di un equilibrio nuovo ad ogni passo, ad ogni istante.
Non solo io faccio il gioco del “tiro alla fune equlibrato”, ma anche Wahel l’autista, che da una parte insiste per farci fare un passo in avanti verso il “tesoro” che tanto agogniamo e dall’altra abbassa lo sguardo davanti agli ufficiali della dogana che dall’alto della loro uniforme possono negarci un autografo che potremmo barattare con le nostre casse.
Anche nell’ufficio della Royal Jordanian assisto allo stesso gioco tra il personale in giacca e cravatta che non può darmi il materiale senza una delega scritta del destinatario ed un vecchio responsabile degli scaricatori del magazzino che scrive su un pezzo di carta una specie di lettera in cui io dichiaro di essere stato delegato….o almeno così credo, dato che la lettera che dovrei firmare è scritta in arabo…..alla fine vince la formalità sull’arte di arrangiarsi, ma è bello vedere queste visioni della vita a confronto.

E’ strano vedere queste facce. Comprese quelle nelle mille foto che ritraggono l’attuale re Abdallah II e suo padre ormai morto, il famoso re Hussein di Giordania. E’ Hussein che più di una volta mi ipnotizza con il suo sguardo fiero, forte ma accondiscendente, quasi dolce. Mi sembra un grand’uomo.

E’ strano, o forse familiare, vedere l’unico nero presente nell’ufficio che fa le pulizie, spazzando ignorato dal resto del personale.

E’ strano, o forse molto familiare, osservarmi mentre, da italiano che non parla una parola di arabo, vado in giro in un labirinto di stanze, corridoi, magazzini, timbri e firme, sorrisi e facce serie, persone disposte a dare una mano ed altre che non ti rispondono nemmeno.
E’ strano, ma molto familiare. Immagino sia la stessa cosa che vive uno straniero in Italia, rischiando di perdersi fra uffici e timbri, fra impiegati e capoufficio, fra un “io non posso autorizzarla senza la firma del dott. Rossi dell’ufficio immigrazione” ed un “lei va al secondo piano, prende il corridoio di sinistra, arriva in fondo e gira a destra, la stanza 7 è quella del dott. Russo, non vada da lui che tanto è in ferie, prosegua fino alla 15, chieda del rag Bianchi per farsi firmare l’autorizzazione, poi torni da me….ma si ricordi la marca da bollo da €12,30”.
E’ tutto strano, ma familiare. Come una mappa che non so leggere ma della quale riconosco le forme.
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Ah, dimenticavo, alla fine siamo riusciti a prendere in nostri cinque pacchi!

Manuele Messineo