Lo staff
dell’ICBL: Daiana (una ragazza di Lugano con il pancione all’ottavo
mese), Simona (italiana doc che già conoscevo), Thea (una svizzera-italiana
dai capelli cortissimi) e Natalie (canadese di “background”
egiziano con tanto di dreadlocks)…..un bel gruppo.
Dalle 14 in poi inizia il viaggio nella “mia” Giordania, l’unica
che posso realmente raccontare, quella osservata dal mio punto di vista
(uno dei tanti).
Vado in aeroporto per ritirare un po’ di materiale della campagna
da utilizzare per gli stand espositivi….detto così sembra
semplice: accompagnato da un autista Wahel [3] (si scriverà così?)
che parla inglese (non benissimo ma riusciamo a comunicare), con un numero
di cellulare da chiamare in caso di difficoltà (lo userò
almeno una decina di volte!?).
La mia avventura durerà circa quattro ore, in cerca di un modo
per farmi consegnare il materiale: non c’è il mio nome sulla
bolla di consegna e le stanze i cui passare per chiedere una firma di
autorizzazione saranno almeno dieci!
E’ qui che trovo una Giordania fatta di una lingua che non comprendo
e che il mio autista, il personale della Royal Jordanian, dell’aeroporto,
della polizia di frontiera, del magazzino dell’aeroporto , dell’esercito
giordano parlano con una velocità che mi esclude…probabilmente
mi avrebbe escluso anche se le conversazioni fossero andate al rallentatore.
Mi sento stizzito: in una terra che non conosco l’unico modo per
orientarmi è la lingua ed il più delle volte è una
“mappa” che non so leggere, ma che tutti intorno a me comprendono
perfettamente.
Sono costretto ad intrufolarmi nelle conversazioni parlando in inglese,
ad affermare il mio diritto all’inclusione, cercando di capire ciò
che succede….è come un tiro alla fune dove, però,
lo scopo del gioco è fare in modo che nessuna venga strattonato
troppo. Devo impormi per capire, ma non so quanto spingermi oltre. Non
posso rischiare di offendere qualcuno che potrebbe impedirmi di prendere
il materiale della Campagna…….come al solito tutto gira intorno
al mondo del funambolo, sempre in cerca….in ascolto…..di un
equilibrio nuovo ad ogni passo, ad ogni istante.
Non solo io faccio il gioco del “tiro alla fune equlibrato”,
ma anche Wahel l’autista, che da una parte insiste per farci fare
un passo in avanti verso il “tesoro” che tanto agogniamo e
dall’altra abbassa lo sguardo davanti agli ufficiali della dogana
che dall’alto della loro uniforme possono negarci un autografo che
potremmo barattare con le nostre casse.
Anche nell’ufficio della Royal Jordanian assisto allo stesso gioco
tra il personale in giacca e cravatta che non può darmi il materiale
senza una delega scritta del destinatario ed un vecchio responsabile degli
scaricatori del magazzino che scrive su un pezzo di carta una specie di
lettera in cui io dichiaro di essere stato delegato….o almeno così
credo, dato che la lettera che dovrei firmare è scritta in arabo…..alla
fine vince la formalità sull’arte di arrangiarsi, ma è
bello vedere queste visioni della vita a confronto.
E’ strano vedere queste facce. Comprese quelle nelle
mille foto che ritraggono l’attuale re Abdallah II e suo padre ormai
morto, il famoso re Hussein di Giordania. E’ Hussein che più
di una volta mi ipnotizza con il suo sguardo fiero, forte ma accondiscendente,
quasi dolce. Mi sembra un grand’uomo.
E’ strano, o forse familiare, vedere l’unico
nero presente nell’ufficio che fa le pulizie, spazzando ignorato
dal resto del personale.
E’ strano, o forse molto familiare, osservarmi mentre,
da italiano che non parla una parola di arabo, vado in giro in un labirinto
di stanze, corridoi, magazzini, timbri e firme, sorrisi e facce serie,
persone disposte a dare una mano ed altre che non ti rispondono nemmeno.
E’ strano, ma molto familiare. Immagino sia la stessa cosa che vive
uno straniero in Italia, rischiando di perdersi fra uffici e timbri, fra
impiegati e capoufficio, fra un “io non posso autorizzarla senza
la firma del dott. Rossi dell’ufficio immigrazione” ed un
“lei va al secondo piano, prende il corridoio di sinistra, arriva
in fondo e gira a destra, la stanza 7 è quella del dott. Russo,
non vada da lui che tanto è in ferie, prosegua fino alla 15, chieda
del rag Bianchi per farsi firmare l’autorizzazione, poi torni da
me….ma si ricordi la marca da bollo da €12,30”.
E’ tutto strano, ma familiare. Come una mappa che non so leggere
ma della quale riconosco le forme.
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Ah, dimenticavo, alla fine siamo riusciti a prendere in nostri cinque
pacchi!
Manuele Messineo