INCONTRO CON CORNELIO SOMMARUGA, DEAD SEA, 21/11/2007
Durante la nostra esperienza all’Ottavo Meeting degli Stati Parte al Trattato di Ottawa, abbiamo avuto l’opportunità di vivere momenti significativi e di incontrare i promotori dell’Ottawa Process.
Molto importante è stato l’incontro con Cornelio Sommaruga, direttore del GICHD, ex presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa. È lui che, sua sponte, ha chiesto di incontrarci per regalarci la sua testimonianza di protagonista della messa al bando delle mine nel corso degli anni Novanta.
Dalle sue parole è emersa tutta la tenacia, il coraggio, l’abilità nel “rompere gli schemi”, la strategia adottata (una strategia sempre aperta ai repentini cambiamenti di quei mesi), la lungimiranza e l’apertura al lavoro di squadra (con ICBL e le ONG più coinvolte).
Una mossa importante è stata chiedere ai suoi collaboratori di fare uno studio sull’utilità militare delle mine, per avere elementi da usare negli incontri con i militari – e qui ci ha dato una lezione nella lezione: cercare sempre il dialogo, anche con chi la pensa diversamente e rema contro, insistere, perché alla fine la goccia scava la roccia.
I primi frutti del suo impegno sono arrivati dall’Italia: dapprima l’inserimento nel documento finale del G7 di Napoli della seguente dichiarazione da parte dei Sette Paesi: “We assign priority to the problems of anti-personnel landmines, including efforts to curb their indiscriminate use, halt their export, assist in their clearance worldwide”, poi l’adozione della moratoria italiana – una delle prime al mondo, arrivata dopo l’incontro tra Sommaruga e l’allora Primo Ministro Berlusconi. La dichiarazione del G7, nata dagli incontri con il Primo Ministro canadese Jean Chrétien e con il Ministro degli Affari Esteri, è stata poi usata da Sommaruga nei mesi successivi come argomento per far pressione su molti governi.
Nei mesi a seguire il suo impegno continua incessante – passando anche attraverso incontri con 7 ambasciatori che lo “ammoniscono” di valutare bene le conseguenze del suo lavoro – e lo conduce alla conferenza di Ottawa, nell’ottobre 1996.
Alla fine dei lavori il documento conclusivo risultava particolarmente debole, un pezzo di carta inutile, che non si allontanava dagli ormai tradizionali insuccessi degli anni precedenti (specialmente in sede di Conferenza sul Disarmo). È cosi che Sommaruga, Jody Williams e Jill Sinclair incontrano il MAE Canadese Lloyd Axworthy a poche ore dal discorso di chiusura della conferenza. Axworthy, uomo intelligente ma scontroso, si consulta con i tre per trovare una soluzione, per dare un segno forte e decisivo per la messa al bando delle mine. Ed è qui nasce il mito del “cambio di cappello”: Axworthy in assemblea avrebbe letto quel documento, per quanto inutile, in veste di presidente della Conferenza. Ma alla fine della lettura avrebbe fatto una dichiarazione in veste di MAE del Canada, cambiando, quindi, veste.
Axworthy fece proprio cosi, dopo aver letto il documento conclusivo, lanciò la sfida di un trattato di messa al bando totale da raggiungere entro 12 mesi, creando stupore e imbarazzo tra i delegati presenti nella sala gremita; subito dopo, a sostegno del suo appello, presero la parola sia Jody Williams che Cornelio Sommaruga, per dare pieno appoggio al ministro. Una mossa a sorpresa molto efficace: nel giro di pochi mesi l’adesione degli Stati, dapprima timida, crebbe in modo esponenziale, fino a raggiungere la cifra di 120 adesioni il 3 dicembre 1997, giorno della firma del testo del trattato di Ottawa.
Sommaruga non nasconde che un forte impulso è derivato anche dalla scomparsa della Principessa Diana, avvenuta pochi giorni prima della Conferenza di Oslo (settembre 1997). Era stato proprio lui, qualche anno prima, a parlare con la Principessa e a convincerla del valore e dell’impatto che un suo eventuale impegno contro le mine avrebbe generato sull’opinione pubblica internazionale.
L’incontro con il direttore del GICHD è stato un concentrato di lezioni, sia da un punto di vista diplomatico e professionale, sia da un punto di vista umano, poiché non ha taciuto il segreto che è sempre stato il motore di ogni sua iniziativa: servire, difendere la dignità umana, vivere per la famiglia.
Diego Iacono
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