Che popolo! A cominciare dal ragazzo nel negozio di fotocopie, ribatezzato (non ho capito ancora perchè) Giovanni. Giovanni, con la sua faccia tonda, con le sue poche parole d’inglese, col suo sorriso e il suo buffo modo di dire “bye bye”. Io e Elizabeth lo conosciamo subito, andiamo nel suo negozio per delle fotocopie, e ci ritorniamo spesso, giorno dopo giorno. Un giorno sono andata sola, le fotocopie non erano ancora pronte; mi fa accomodare, e dopo 10 min lui esce, e torna con un succo di frutta per me. Rimasi molto stupita, ma imparai presto che Giovanni non era un’eccezione. Osama, la mia seconda sorpresa. Mi accompagna nel mio primo trasferimento Amman-Dead Sea, con la sua macchina moderna ed accessoriata. E’ di poche parole, e il suo inglese non è buonissimo, ma riusciamo a comunicare, mi spiega alcuni quartieri, mi mostra la città. Ad un certo punto si ferma, chiedendomi se per me andava bene. Uscendo dalla macchina mi chiede se preferivo Pepsi o 7Up, io, ancora una volta positivamente stupita, rispondo Pepsi. Torna dopo pochi minuti con la mia bibita, e un sacchetto di dolci, tipo mars e snickers. Era l’ora di pranzo e io ho gradito molto il suo pensiero, ma è stato così carino che l’avrei gradito in qualsiasi momento della giornata. Ed eccoci ai fratelli del numero 44 della stessa strada dell’ufficio di Handicap International, Hamzeh e Amhed, gli unici in zona a stampare a colori nel loro appartamento moderno sistemato ad ufficio. Hamzeh, il più grande. Quando ci incontriamo già mi tratta come se mi conoscesse, ci eravamo sentiti al telefono poco prima. Mi offre un caffè, mi fa sedere, ma ho imparato che questo è proprio la base. Gli spiego il lavoro che deve fare, il suo inglese è abbastanza buono, e non abbiamo grandi problemi. Il giovedì seguente, di sera, Daiana mi dice di richiamarlo per vedere se lavorava il venerdi, avevamo assolutamente l’urgenza di stampare il leaflet informativo a colori. Lo chiamo, dispiaciuto mi dice che il venerdi è festa, non lavora. Stiamo 5 minuti al telefono, nei quali lui pensa a come fare per venirmi incontro, dato che insistevo. Dice alla fine di portarci il lavoro all’ora di pranzo, che l’avrebbe fatto nel pomeriggio. Un po come se un tipografo qui ti dicesse di venire la domenica pomeriggio. Paura di perdere un guadagno forse, ma tanta disponibilità anche. Il venerdi trovo Amhed, già intravisto nei giorni passati. Amhed parla poco, non sa l’inglese, ma come al solito, non so neanche come, riusciamo a capirci. Amehd è un ragazzo carino, dai capelli stranamente piastrati, e stampa 200 copie del leaflet con una stampante molto casalinga che gli avrà consumato chissà quante cartucce. Ci ritroviamo in 5 ad aspettare che finisca le stampe, e lui ci porta 5 poltrone per farci accomodare tutti. E non contento, quando ci consegna il lavoro, ci da anche un cd di musica araba che aveva preparato per noi. Chi altro? Ah beh, non può mancare lui, Khaled, il ragazzo dell’hotel. Carino, gentile, parliamo spesso. Mai una cosa fuori posto, mai una richiesta inopportuna. La domenica della partenza, decide di accompagnarci all’aeroporto, io e Francesca B. andiamo con lui e con il fratello, provetto pilota d’aereo, su una Mercedes truccatissima, con un impianto stereo impressionante. E proprio da pilota il fratello guida la macchina nelle strade di Amman. Arrivati, ci scaricano le valige, ce le portano dentro, ci salutano, così, semplicemente. E tornano via, forse già in ritardo al lavoro nel primo giorno della settimana. In ritardo per noi. Queste le mie esperienze più dirette, ma i miei amici potrebbero citarne molte altre. Da Wahel che ci aspetta ore e ore nell’ufficio di Handicap International quando il suo turno è già finito, ai beduini di Petra che fanno compagnia e coraggio a Franesca B. quando si è ritrovata da sola. Sono gesti che ti colpiscono perchè non chiedono mai niente in cambio. Questa è la gentilezza. Valentina …per finire con una giovane signora all'aeroporto.... Manuele
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