8° MEETING DEGLI STATI PARTE AL TRATTATO DI OTTAWA IN GIORDANIA
14-25 NOVEMBRE 2007

DIARIO DEL VIAGGIO

Amman, 17/07/07
Sveglia quasi all’alba, ma entusiasmo alle stelle: si va su un campo sminato.
Situazione questa pregustata ancor prima di partire, suggestionata dalle parole di Tiby che come benzina sul fuoco ha alimentato la mia fantasia e scosso le mie certezze: ma siamo proprio sicuri che il campo sia del tutto sminato? Decido di non opporre resistenze e lasciarmi andare all’inquietudine, facilitata dall’immobilità di un paesaggio che ha quel non so che di sacro, quella sensazione che si prova come quando si entra in una chiesa silenziosa affrescata da immagini di angeli e santi minacciosi, una specie di timore reverenziale che acuisce i sensi, come per intercettare qualche segnale misterioso.
E quello che mi veniva in mente calpestando quei campi era che in condizione di pericolo non avrei avuto via di fuga, che non ci sarebbero stati sentieri migliori di altri, e che l’ipotesi di rimanere “trappolata” non sarebbe stata di certo così remota.
In processione abbiamo raggiunto prima un campo e poi un altro, osservando alcune dimostrazioni effettuate dalle squadre di sminatori armati di elmetti, metal detector e attrezzi vari, ma soprattutto di una buona dose di santa pazienza!
E lì mi sono commossa: mi sono avvicinata all’uomo, volubile ed umano come me, che fa colazione con la vita e pranza al tavolo della morte, che sa di dover svolgere il proprio lavoro con la massima precisione, ma che allo stesso tempo si dimentica del pericolo per non essere schiacciato dalla paura. E noi, che cerchiamo sempre spiegazioni anche quando non ce ne sono, che pensiamo presuntuosamente che analizzare significhi sempre raggiungere il nocciolo delle questioni, che rendiamo tutto ogni volta così complesso, beh…siamo rimasti ammutoliti quando quell’uomo con la tuta e un rastrello in mano, alla nostra domanda sull’intensità dei suoi sentimenti nel momento in cui si accingeva a togliere una mina dal terreno, rispose spalancando la sua bocca in un sorriso cariato con un semplice quanto evidente “ be careful”, sto attento!
Un’esperienza grandiosa.

Francesca Bottoni