REPORT DOMENICA 29 NOVEMBRE 2009
REPORT LUNEDI' 30 NOVEMBRE 2009
REPORT LUNEDI' 30 NOVEMBRE 2009
REPORT MARTEDI' 1 DICEMBRE 2009
REPORT GIOVEDI' 3 DICEMBRE 2009

REPORT DOMENICA 29 NOVEMBRE 2009
MARCO BATTELLI

La giornata di domenica è iniziata molto presto per i volontari della campagna italiana,
insieme con tutti i delegati della ICBL si sono trovati sui bus diretti verso l’arcipelago del rosario, arrivati sull’isola in pieno stile caraibico ai volontari è stato presentato il lavoro della CIREC l’organizzazione colombiana che si occupa dell’integrazione e della riabilitazione dei survivors attraverso attività sportive come lo scuba diving, l’organizzazione, nata nel 1976 vanta numerosi premi nel corso della sua trentennale carriera tra cui “Il riconoscimento internazionale come organizzazione umanitaria per l’assistenza alle vittime delle mine anti persona.” Il progetto che avvicina i survivors allo scuba diving parte dal presupposto che in acqua non avvertendo la forza di gravità i survivors possano ritrovare un senso di normalità nella loro menomazione. Infatti l’associazione dichiara di di intendere la situazione dei survivors non come una privazione ma un’opportunità e con questo spirito propositivo affronta il suo progetto che mira anche a mettere i survivors in situazioni che metterebbero in difficoltà la maggior partre delle persone, aiutandoli così ad affrontare le piccole sfide di ogni giorno con un nuovo spirito. Dopo la presentazione i volontari insieme con alcuni giovani survivers si sono immersi nel bellissimo mare caraibico, potendo apprezzare insieme la bellezza dei fondali, e dando l’opportunità a tutti i volontari di vedere dal pelo dell’acqua l’immersione dei survivors che immersi nelle profondità blu cobalto erano perfettamente a loro agio nel lievitare sospesi tra il fondo e la superficie come tra la normalità la menomazione. La giornata è continuata con un buffet a base di pesce e riso e dopo tutti insieme con i survivors sui motoscafi che hanno riportato i volontari pieni di nuove energie e speranze per affrontare al meglio l’inizio dei lavori della conferenza. 

REPORT LUNEDI' 30 NOVEMBRE 2009
DIEGO

Oggi sono iniziati i lavori ufficiali della Seconda Conferenza di Revisione del Trattato di Ottawa di messa al bando delle mine.
La Conferenza, che vede la partecipazione di più di mille delegati appartenenti a più di cento Paesi e a numerose ONG e organizzazioni della società civile, come da protocollo ha visto in primis l’elezione del Presidente e del Vice Presidente e l’adozione dei documenti sulla procedura di svolgimento. Dopo le formalità iniziali si è passati alla discussione del tema che sempre più sta acquisendo rilevanza nel contesto della lotta alle mine, l’assistenza alle vittime.
Gli interventi sono stati tali da rendere necessaria la continuazione oltre l’orario stabilito, facendo slittare l’inizio della “discussione informale” sulla presentazione delle richieste di estensione dei termini stabiliti dall’art. 5 del Trattato (bonifica dei territori sotto la propria giurisdizione). In questo caso non sono mancate alcune schermaglie tra alcuni Paesi per via di rivendicazioni territoriali (è il caso della Falkland/Malvinas) né sono mancati i giudizi negativi dell’ Analyzing Group sul poco impegno e la poca trasparenza dedicata all’implementazione dell’art. 5 da parte della Cambogia e del Tajikistan.
Parallelamente si sono svolti i Side Events promossi da Handicap International (sugli elementi positivi dell’inclusione socio-economica dei survivors), ICBL (briefing sul Landmine monitor) UN Mine Action Team (sui successi e le sfide della mine action), CIREC (sul superamento della condizione di vittima)
Molti di questi appuntamenti hanno visto una partecipazione di pubblico tale da impedire a molti di prenderne parte, a testimonianza del forte interesse per gli argomenti trattati.
La giornata, intensa e ricca di impegni, si è colcusa con il ricevimento promosso dalla Norvegia, uno dei Paesi più impegnati nella lotta alle mine.

 

REPORT LUNEDI' 30 NOVEMBRE 2009 – SUMMIT CARTAGENA

ANNA DISISTO


Ho iniziato il mio percorso di formazione presso la Campagna Italiana contro le mine consapevole del fatto che il tema che andavo a trattare fosse forte e sentito, ma è solo grazie all’elevato grado di istituzionalizzazione del Summit di Cartagena che mi sono resa conto di quanto in realtà la questione della messa al bando  delle mine anti- persona sia davvero una issue culturalmente, economicamente e politicamente articolata.
Avevo  immaginato la Conferenza come un ambiente di dialogo nel quale, e grazie al quale,  gli state parties che hanno aderito al Trattato di Ottawa avrebbero avuto la possibilità di dialogare, di confrontarsi sulle attività svolte singolarmente e di pianificare obiettivi comuni.
Seguendo gli incontri che hanno caratterizzato la prima giornata, mi sono resa conto di come il Summit sia una piattaforma di comunicazione per i vari membri della ICBL e per i suoi associati, ma non è solo questo.
La presenza di vittime di mine anti- persona, di operatori di educazione al rischio mine, di sminatori, di corpi speciali dell’esercito hanno contribuito a far nascere in me la consapevolezza che il problema è davvero tangibile, reale e concreto.
Il Summit, a mio avviso, è anche un field diplomatico all’interno del quale sistematicamente si cercano soluzioni al problema mine, e ci si arricchisce con gli interventi e con le esperienze di coloro che il problema lo toccano con mano.
Prima di oggi,  avevo idea di cosa volesse significare per i civili non poter avere accesso ai diversi settori della vita sociale a causa dell’ handicap, ma era appunto solo un’ idea.
L’immaginario collettivo disegna  i disabili, in questo caso le vittime di mine, come persone sulle quali gravano restrizioni in vari ambiti, come persone poco integrate a causa della mancanza di servizi di assistenza e  integrazione, per colpa della loro diversità.
Mettendo piede per la prima volta nel Centro Congressi di Cartagena, ho notato che i portatori di protesi  e di stampelle, ma anche coloro che si servono di sedie a rotelle , sono in realtà perfettamente integrati con la gente ‘comune’, formano un’unica grande famiglia.
Anche i movimenti più impacciati, più impediti, sono  così normalizzati, cosi di routine, così visivamente scontati che permettono di annientare qualsiasi tipo di riferimento a una diversità.
Avendo quindi realizzato il problema delle mine come reale e materiale, e avendo constatato una perfetta armonia e sintonizzazione tra tutti i partecipanti al Summit, diversamente abili e non, non posso che essere convinta che la stessa dimensione di integrazione può applicarsi perfettamente e parallelamente anche nella società, che però sembra ancora non pronta ad eliminare tutti gli ostacoli e le barriere che creano un divide tra gente ‘normale’ e vittime di mine.
Dalle dichiarazioni fatte dai members, mi pare chiara la volontà di voler proseguire il cammino verso un  mondo libero dalle mine, un  mondo che salvaguardi i diritti umani nella loro totalità.
Ho provato una grande emozione nel vedere quanto si fa favore delle vittime di mine anti- persona, proverò ancora un’ulteriore  grande emozione quando l’obiettivo verrà almeno quasi definitivamente raggiunto.

REPORT MARTEDI' 1 DICEMBRE 2009

MARIANNA

Il secondo giorno a Cartagena comincia con il morning meeting dell’ICBL. Si parla degli eventi del giorno precedente, che ha aperto la conferenza, si fa un primo punto della situazione e un resoconto sulla diffusione delle informazioni sul Summit nei vari paesi.
Importante sottolineare che il primo argomento trattato all’apertura ufficiale delle sessioni plenarie è stata la Victim Assistance, sintomo della priorità che questo tema ha assunto nell’agenda del lavori degli Stati Parte. Gli Stati parlano di assistenza a vittime di mine e persone con disabilità, presentano i piani nazionali, gli obiettivi raggiunti, i progressi compiuti dalla prima Conferenza di revisione (Nairobi 2004).
Durante i lavori ufficiali si affrontano temi essenziali quali lo sminamento delle aree contaminate, la cooperazione e l’assistenza, l’universalizzazione della convenzione e la distruzione degli arsenali.  Interviene il delegato italiano parlando degli impegni presi riguardo all’assistenza alle vittime, dell’istituzione nel 2001 del fondo per lo sminamento umanitario, ad oggi tema particolarmente delicato per il nostro paese, dell’importanza della cooperazione e dell’assistenza nei confronti delle regioni con situazioni gravi.
La giornata prosegue con i side events, quello presentato dalla Svizzera “Promoting inclusion in humanitarian development” sostiene l’importanza dell’inclusione sociale delle persone con disabilità soprattutto nei paesi in via di sviluppo, delle politiche pubbliche fondate sulla non discriminazione e sull’uguaglianza che portino al funzionamento delle società nella loro totalità. I vari argomenti si sviluppano attorno alla concreta attuazione della Convenzione ONU sulle persone con disabilità del 2006 e anche alla convinzione sempre più forte che la cooperazione e l’assistenza nei vari paesi debbano essere integrate ad un lavoro sul campo che lasci in eredità alla società forti basi e strutture organizzative ed economiche. Gli interventi e le testimonianze di persone direttamente coinvolte e impegnate quotidianamente per i diritti di vittime e disabili, riescono a rendere più chiara la situazione.
Si sono susseguiti poi side events sulla Mine Action (promosso da ICBL e SCBL e da UN Mine Action Team), sulla Victim Assistance (promosso dal Giappone) e per finire, in tardo pomeriggio, la presentazione della mostra d’arte sulla mine action “Impact” con opere di artisti Colombiani sponsorizzata da UN Mine Action Team.

 

REPORT GIOVEDI' 3 DICEMBRE 2009

DARIA

Quando si partecipa a un meeting nessun giorno è uguale all’altro, ogni volta si impara qualcosa di nuovo, si segue un side event  illuminante, si conoscono persone nuove o si incontra chi già conoscevi ma che non avevi ancora avuto modo di salutare. Oggi  so che per me sarà una giornata particolare, già prima di partire sapevo che questo giorno sarebbe arrivato, con Tiby lo avevamo programmato nei dettagli, ma non immaginavo tanta adrenalina! Vi sto incuriosendo? Bene! La giornata inizia con grandi appuntamenti, primo tra tutti l’incontro con il Sottosegretario  del Ministero degli Esteri Mantica.  Eccoci quindi tutti pronti e raccolti intorno alla nostro spazio espositivo, ci guardiamo  e scambiamo occhiate emozionate “Starà arrivando?  Cosa ci dirà? E se ci fa qualche domanda e per l’emozione facciamo scena muta?” , mi rendo conto che una foto di gruppo non possiamo farcela scappare, cosi inizio le ricerche per  trovare Giovanni (Diffidenti, fotografo  reporter di guerra, fotografo ufficiale della conferenza, ndr)  e chiedergli di assistere e documentare il nostro incontro, è italiano anche lui, mi dice : “si”, penso : “dai tutto fila liscio”. Il Sottosegretario finalmente arriva. Eccoci noi i volontari della Campagna  contro le mine e la delegazione di rappresentanza italiana. Indescrivibile vederli osservare la nostra mostra in video-proiezione , la mente associa quelle immagini a tutta la strada percorsa per raggiungere quei traguardi, tutte le nostre iniziative, tutti i nostri volontari, che soddisfazione! Che emozione dire: “Eccoci ci vedete, siamo tanti, facciamo queste cose, crediamo in un mondo di pace. “ l’incontro non dura molto, il momento foto ancora meno, ma dentro di noi tutti sappiamo riconoscere il valore  formativo di questo incontro. Cosi dopo uno scambio reciproco di opinioni mi rendo conto che manca poco, davvero poco al mio secondo importantissimo appuntamento della giornata: oggi Tibisay (responsabile giovani e scuole Campagna Italiana contro le Mine, ndr) e io condurremo un workshop internazionale coni ragazzi dello Youth Forum, cioè con giovani provenienti da tutto il mondo e rappresentanti di diverse campagne, riuniti insieme grazie a un progetto parallelo al meeting  da anni è organizzato dal Mine Action Canada.  Loro sono trentasei, noi siamo due. Loro vivono le giornate del meeting in una stanza analizzando le varie problematiche legate alle mine visionando documenti e scrivendo relazioni, noi proporremo loro un’attività formativa basata su giochi di presentazione, giochi di ruolo, dopo giochi documentati su cartelloni colorati. Funzionerà? Riusciremo a coinvolgerli? Tiby è un’autentica  formatrice, io me la cavo alla grande con i ragazzi italiani, abbiamo programmato tutto, ci siamo consultate con Manuele  (formatore Campagna Italiana contro le Mine)  eppure…non mancano gli imprevisti! La sala che ci hanno predisposto ci lascia un po’ con il musetto storto, piccola, senza possibilità di spostare i tavoli e le sedie. Cosi mi metto all’opera per cercare di ottenere una sala adatta. So già che non sarà semplice, ma a noi serve una stanza grande, dove poter creare uno spazio ludico ove muoversi, comunicare, giocare, confrontarsi. Inizio le ricerche della persona più adatta ad aiutarmi a ottenere il permesso per  usare una sala invece che un’altra … e mi trovo davanti a una sorta di matrioska umana! Una specie di caccia al tesoro …. dal secondo piano vado al primo, mi mandano da un signore che mi ascolta un po’ perplesso ma alla fine mi da il numero di un’altra ragazza, la rintraccio e lei mi dice di rivolgermi ancora ad un’altra signora perché non è lei la responsabile, allora mi catapulto all’ufficio del personale del centro conferenze che si occupa della gestione degli spazi, lì trovo finalmente la responsabile che mi dice però di tornare al piano di sopra e ritrovare la ragazza con cui avevo parlato poco prima in quanto era lei la più adatta ad accordare tale permesso …. penso forse mi sono spiegata male con il mio inglese … cosi torno su e mi rimetto a cercare la ragazza … la trovo e le rispiego il tutto,  mi dice:” fatelo in terrazza, è immensa …” peccato che a Cartagena ci siano circa 32 gradi oggi e il sole non creerà magicamente un’ombra sulla terrazza, mi immagino tutti noi come polli allo spiedo.  Lei mi guarda come per dire: “sono quasi le cinque del pomeriggio, siamo stanchi, cosa ti cambia se resti nella stanza che avevo pensato di darti?” cosi le mimo e le descrivo i giochi che prevedeva il workshop e vedo piano piano  la sua resa. Tira fuori la sua mappa con le sale libere e le sale non libere e io dentro di me penso :”speriamo che non siano finite le sale grandi, speriamo che non siano tutte occupate”. Dopo qualche secondo mi dice :“bene, posso darvi la sala Pegasus al piano terra!” non credo alle mie orecchie ma specie al mio orologio, mancano  dieci minuti all’appuntamento! Faccio le scale e raggiungo Tiby dicendole che la sala era nostra, rifaccio le scale e vado ad avvisare che il luogo dell’evento è cambiato! Cosi, dopo pochi minuti iniziamo ad allestire, mettere le sedie in cerchio, e  attendere i  trentasei giovani, tutti per noi. Volete sapere com’è finita? Tutto è andato bene, le nostre modalità alternative hanno di nuovo lasciato il segno, spazzando via noia e stanchezza, il dopo gioco si è concluso con uno scambio formidabile di opinioni su come trovare volontari, come coinvolgerli nella difesa dei diritti umani e come promuovere le attività che più stanno a cuore a ogni campagna contro le mine. Il sipario si è chiuso con un grande applauso e con il rendersi conto che dovevamo andare via o ci avrebbero chiuso dentro, altrimenti chissà per quanto saremmo andati avanti il nostro dibattito fatto di pensieri scaturiti da giochi si, da giovani anche ma CONTRO LE MINE ANTIPERSONA.