Gli inizi:
Un piccolo gruppo di Ong ed associazioni pacifiste incontrò Jody Williams il 12 settembre 1993 per discutere e valutare il possibile avvio di un'iniziativa contro le mine in Italia, allora uno dei leader nella proliferazione di questi ordigni.
La Campagna Italiana per la Messa al Bando delle Mine viene lanciata ufficialmente il 1 dicembre 1993 con una conferenza internazionale promossa da Mani Tese, Pax Christi, Greenpeace, Oscar-Ires Toscana, Servizio Civile Internazionale, Lega per i Diritti e la Liberazione dei Popoli, Gruppo Verdi al Senato, Archivio Disarmo con l'obiettivo primario di denunciare il ruolo italiano e sensibilizzare l'opinione pubblica del nostro paese sulla crisi umanitaria provocata nel mondo da questi ordigni, dei quali mai si era parlato sulla stampa, o nel dibattito politico. L'intento è quello di avviare il dibattito su questo tema, ed iniziare un'azione di lobby su parlamento e governo.
La prima importante presenza della Campagna in un popolare show televisivo consegna impulso decisivo alle prime reazioni del parlamento, che il 2 agosto 1994 vara una moratoria unilaterale sulla produzione ed esportazione delle mine antipersona. A questo segue una manifestazione di tre giorni a Brescia ("Non fermiamo il girotondo"), nel settembre 1994, che si conclude con la prima marcia per la pace di 5.000 persone a Castenedolo, sede della Valsella Meccanotecnica e culla della produzione delle mine made in Italy. La Fiat, shareholder di due delle tre aziende italiane produttrici, si attiva per "uscire" dal business.

La Campagna cresce :
La Campagna cresce di numero, le associazioni, i gruppi locali si mobilitano con numerose iniziative, gli enti locali aderiscono alla petizione per la messa al bando delle mine. Si fa più intensa e serrata l'azione di lobby sulle istituzioni per ratificare la Convenzione dell'ONU del 1980 sulle Armi Inumane e per avviare la formulazione di un disegno di legge per la definitiva proibizione di questo sistema d'arma in Italia. La Campagna partecipa attivamente al processo di revisione della Convenzione sulle Armi Inumane a Vienna (settembre-ottobre 1995) e Ginevra (gennaio e maggio 1996).
Con il deludente risultato di questo percorso negoziale, l'azione della Campagna si indirizza con forza a favore del processo di Ottawa. Nel 1996 e 1997 vengono organizzate giornate e/o settimane di mobilitazioni nazionali contro le mine, come ad esempio, l'invio di scarpe al Ministero della Difesa e vengono raccolte le firme per pressare il parlamento ad emanare la legge nazionale per la messa al bando delle mine. Si ripetono gli incontri con parlamentari, con il Presidente della Repubblica, con il Presidente del Consiglio, per approdare ad una legge. Finalmente, poco prima della apertura della Conferenza Internazionale di Ottawa a dicembre 1997, l'Italia approva la legge 374/97. Nel corso della Conferenza, importante sarà il ruolo italiano, sia a livello di delegazione governativa, sia della Campagna delle Ong.
Il lavoro di campaigning prosegue sul tema della ratifica del Trattato di Ottawa, sulla questione dell'impegno italiano a favore dello sminamento umanitario e dell'assistenza verso le vittime delle mine. Il 12 dicembre, si tiene il primo convegno sull'azione umanitaria contro le mine, "Dalle Mine al Cibo: Sminare la Strada alla Sviluppo", nel corso del quale la Campagna chiede la costituzione di un tavolo permanente di consultazione con le istituzioni per delineare la politica umanitaria del governo.
Nel Luglio 1998 si realizza una Mina di ghiaccio a Piazza Venezia a Roma, in occasione del lancio della raccolta fondi a sostegno del programma di rimozione delle mine Afghanistan metro x metro, in collaborazione con la Campagna Afgana per la Messa al Bando delle Mine.
Nel
febbraio 1999 prende l'avvio il Comitato Nazionale per l'Azione Umanitaria
contro le Mine, presso il Ministero Affari Esteri. La Campagna collabora alla
realizzazion del del primo report in inglese per il Landmine Monitor Report 1999, seguito da una seconda versione per il 2000. Tale report, con le dovute integrazioni, ha dato vita alla pubblicazione del libro: "Mine: Il Cammino che Resta".
Il primo marzo 1999 le campane suonano a festa nelle più importanti città italiane ed in molte realtà locali per l'entrata in vigore del Trattato di Ottawa.
Il lavoro più significativo, infine, riguarda l'azione di monitoraggio sull'attuazione degli impegni presi dal nostro paese con la normativa nazionale, ma anche nelle sedi internazionali.

Dal 2005 la Campagna è parte del Comitato Consultivo dell'Icbl composto da
21 organizzazioni e del sottogruppo di lavoro sul Mine Risk Education.
Nel 2004 la sezione giovani
della Campagna, “Giovani contro la guerra” ha dato il via in alcune scuole
di Roma e Alessandria il Percorso di Educazione alla Pace “Non c’è pace con
le mine” con la realizzazione di una serie di eventi e iniziative.
Nel corso dell’anno 2004 la
Campagna ha fornito assistenza legale ed economica a Redouane Karbuche
rimasto vittima dell’esplosione di una mina antipersona. Nel 2005 alle
scuole di Roma e Alessandria si sono aggiunte alcune scuole di Padova.
In occasione delle Olimpiadi
invernali di Torino 2006 e delle relative iniziative della Tregua Olimpica
la Campagna ha intrapreso con il sostegno della Regione Piemonte, del Comune
e della Provincia di Torino. Il progetto di sminamento degli impianti
olimpici della città di Sarajevo, città olimpica nel 1984.
Dal 2003 la Campagna si è
attivata per la messa al bando delle “Clusters Bombs” aderendo alla
coalizione internazionale Cluster Munition Coalition e attivandosi in
Italia attraverso la raccolta di firme e la sensibilizzazione verso le
istituzioni ed in particolare per la modifica della legge 374/97.