Documentazione / Landmine Monitor Report 2001

LANDMINE MONITOR REPORT 2001

ITALIA

 

Principali sviluppi dal maggio 2000.A marzo 2001, l'Italia aveva distrutto più di 4 milioni di mine antipersona delle sue scorte. Nel suo esercizio finanziario 2000, l'Italia ha impegnato 2 milioni di dollari degli Stati Uniti per i programmi d'azione contro le mine, una riduzione significativa rispetto al contributo dell'anno precedente di 6,45 milioni di dollari. Nel febbraio 2001, il Parlamento italiano ha approvato l'istituzione di un Fondo Fiduciario nazionale per lo sminamento umanitario, ma il finanziamento è stato drasticamente diminuito rispetto al previsto.

 

Politica di messa al bando delle mine

            L'Italia ha firmato il Trattato di Messa al Bando delle Mine il 3 dicembre 1997, depositato il suo strumento di ratifica presso le Nazioni Unite il 23 aprile 1999 e divenuta uno Stato Parte del trattato il primo ottobre 1999. Anche prima del Trattato, l'Italia disponeva di una legislazione nazionale severa che metteva al bando le mine antipersona[1].

            L'Italia ha partecipato alla seconda riunione degli Stati Parte del Trattato di Messa al Bando delle Mine nel settembre 2000[2] e alle riunioni intersessioni della Commissione permanente nel dicembre 2000 e nel maggio 2001. Una grande delegazione ha presenziato le riunioni della Commissione permanente, tra cui membri dei ministeri degli Esteri e della Difesa e la Missione permanente dell'Italia presso la Conferenza sul Disarmo. Alla Commissione permanente sulla Distruzione delle Scorte, l'Ambasciatore presso la Conferenza sul Disarmo, Mario Maiolini, ha sottolineato l'impegno dell'Italia nei confronti di questo processo attraverso la distruzione di oltre la metà dei suoi stock e la volontà di condividere tale competenza con altri. Egli ha inoltre dichiarato che il sostegno all'universalizzazione del Trattato di Messa al Bando delle Mine rimane una delle principali priorità[3]. L'Italia ha votato in favore della Risoluzione 55/33v dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che chiede l'universalizzazione e l'esecuzione completa del Trattato.

            L'Italia ha presentato il suo primo rapporto sulla trasparenza come richiesto dall'articolo 7 del Trattato di Messa al Bando delle Mine il 29 marzo 2000, descrivendo i progressi dell'esecuzione fino al 31 gennaio 2000[4]. Il secondo rapporto per l'anno 2000 è stato presentato il 30 aprile 2001[5].

            Un'importante iniziativa nazionale presa dall'Italia è il Comitato Nazionale per l'Azione Umanitaria contro le Mine, lanciato il 22 febbraio 1999[6]. Le direttive per l'azione umanitaria contro le mine sono state presentate nel luglio 1999, ma il lavoro del Comitato Nazionale sembra poi essersi fermato per più di un anno, un fatto criticato ripetutamente dalla Campagna Italiana per la Messa al Bando delle Mine Terrestri. La Campagna Italiana per la Messa al Bando delle Mine Terrestri, membro più attivo del Comitato Nazionale, ha cercato di ridare vitalità alle sue attività richiedendo un profilo più internazionale sulle questioni relative alle mine terrestri, soprattutto per quei paesi con i quali l'Italia mantiene dei legami stretti (per esempio, la Somalia, l'Eritrea, l'Etiopia, l'Iran e la Libia). Nel settembre 2000, poco prima della Seconda Riunione degli Stati membri, il Comitato Nazionale si è riunito presso il Ministero degli Esteri e in questa riunione la Campagna Italiana ha sollecitato dei progressi sulla creazione del Fondo Fiduciario per lo Sminamento Umanitario. Da allora, il Comitato Nazionale non si è più riunito.

            Nel luglio 1999, il partito dei Verdi ha presentato un disegno di legge per la creazione di un Fondo fiduciario per lo Sminamento Umanitario al quale sarebbe stato concesso un totale di 50 miliardi di lire (23,15 milioni di dollari[7]) all'anno a cominciare dall'esercizio finanziario 2000 e 20 miliardi di lire supplementari (9,6 milioni di dollari) per lo sminamento nei Balcani. Il disegno di legge è stato approvato dal Senato nel gennaio 2000, ma è stato approvato dalla Camera dei Deputati solamente nel febbraio 2001 con molti cambiamenti. Il finanziamento del Fondo è stato drasticamente ridotto a 5 miliardi di lire (2,3 milioni di dollari) per il 2001, a 19 miliardi (8,8 milioni di dollari) per il 2002 e a 5 miliardi (2,3 milioni di dollari) per il 2003. Oltre a queste riduzioni, il Fondo fiduciario inizia dal 2001 e non dal 2000, e i 20 miliardi supplementari per i Balcani sono stati cancellati. Anche se l'istituzione del Fondo è richiesta dalla Legge 106/99 che ha ratificato il Trattato di Messa al Bando delle Mine, l'obiettivo del Fondo è stato ampliato da attività di sminamento a "decontaminazione ambientale nelle zone colpite da conflitti recenti"[8]. Questi cambiamenti hanno reso necessaria una nuova lettura al Senato il 21 febbraio 2001. In considerazione di questi cambiamenti deplorevoli, la Campagna Italiana per la Messa al Bando delle Mine Terrestri ha dichiarato che avrebbe cercato di garantire che il Fondo fiduciario non rimpiazzi gli impegni annuali del Ministero degli Esteri nei programmi di azione contro le mine.

            L'Italia è uno Stato Parte del Protocollo emendato II della Convenzione sulle Armi Convenzionali e ha partecipato alla Seconda Conferenza Annuale degli Stati Parte nel dicembre 2000. L'Italia ha presentato il suo rapporto annuale come richiesto dall'articolo 13 del Protocollo emendato II il giorno 11 dicembre 2000, nel quale è dichiarato che la Legge 374/97 "adotta un'ampia definizione di mina terrestre antipersona (MTA) che non prevede alcuna eccezione per le mine antiveicolo equipaggiate di dispositivi antirimozione"[9].  Per altri aspetti, tuttavia, la Campagna Italiana per la Messa al Bando delle Mine Terrestri considera inadeguata l'informazione fornita in questo rapporto. Il modulo E è in bianco, il che significa che l'Italia non si è impegnata in nessuno scambio di informazioni tecniche a livello internazionale, in nessuna collaborazione sullo sminamento, in nessuna cooperazione e assistenza tecnica durante il periodo relativo al rapporto.

 

Produzione e trasferimento

            Il precedente ruolo dell'Italia di grande produttore ed esportatore di mine antipersona è descritto in dettaglio nel Landmine Monitor Control 1999[10]. Il suo primo rapporto relativo all'articolo 7 dava informazioni scarse o scorrette sulla "Situazione dei programmi per la conversione o lo smantellamento dei luoghi di produzione delle mine antipersona"[11]. Il secondo rapporto forniva delle informazioni complete sulla Tecnovar e la Valsella, ma mancano ancora delle informazioni sull'ex produttore Misar/SEI[12].

            Per quanto riguarda il transito di mine antipersona sul territorio nazionale, la delegazione italiana alle riunioni della Commissione permanente nel maggio 2001 ha dichiarato che la legislazione nazionale italiana è chiara su quest'aspetto. L'Italia non può essere coinvolta in attività che non siano compatibili con il Trattato e il transito è permesso solo per la distruzione[13].

 

Scorte e distruzione

            La distruzione delle grandi scorte italiane di oltre 7,1 milioni di mine antipersona[14] è cominciata nel febbraio 1999 e la legislazione nazionale richiede che la distruzione sia completata entro il mese di novembre 2002 (prima della data limite decisa dal Trattato di Messa al Bando delle Mine)[15]. Alla riunione della Commissione permanente sulla Distruzione delle Scorte di maggio 2001, la delegazione italiana ha fatto un rapporto dettagliato dei tassi e dei costi della distruzione delle scorte fino a quel momento: fino a marzo 2001, erano state distrutte 4.086.057 mine antipersona ad un costo approssimativo di 1,20 dollari a mina e ne rimanevano ancora 3.034.324 da distruggere[16]. Alla riunione di maggio 2000 della Commissione permanente sulla Distruzione delle Scorte, la delegazione italiana aveva dichiarato che tutte le mine antipersona americane di scorta in Italia erano state distrutte[17].

            Il secondo rapporto relativo all'articolo 7 del Trattato informa che le 8.000 mine antipersona mantenute, permesse dalla legge italiana per ragioni di formazione, comprendono 819 mine da guerra e 7.181 mine per le esercitazioni[18]. Alla riunione della Commissione permanente sulla situazione generale dell'11 maggio 2001, l'Italia ha dichiarato che le 8.000 mine rappresentavano "un massimo" che sarebbe stato gradualmente ridotto. Ma ha anche dichiarato che non rappresentavano un "gran problema", considerati i milioni di mine antipersona che venivano distrutte[19].

            L'informazione sulle scorte di mine antipersona in Italia è stata presa dai rapporti interministeriali del 1998, 1999 e 2000[20], dal primo e dal secondo rapporto relativi all'articolo 7 del Trattato di Messa al Bando delle Mine (datati 31 gennaio 2000 e 31 dicembre 2000) e dai rapporti delle riunioni della Commissione permanente di maggio 2000 e maggio 2001. Nonostante i chiarimenti su un certo numero di questioni, altre devono ancora avere delle risposte[21], come per esempio la posizione dell'ex produttore di mine Misar/SEI, che potrebbe ancora non aver fatto fronte agli obblighi legali secondo i quali deve dichiarare la quantità e la natura dei suoi stock di mine antipersona e aver effettuato la consegna alle autorità locali. Quando la Campagna Italiana per la Messa al Bando delle Mine Terrestri ha posto questa domanda al Ministero della Difesa, è stato risposto che il suo mandato non includeva delle ispezioni in loco e che quindi si poteva contare solo su rivelazioni volontarie[22].

            Il Parlamento italiano ha approvato un nuovo decreto relativo alla distruzione delle scorte il primo agosto 2000[23], che sostituiva il decreto del 2 ottobre 1998. Il decreto dà il mandato allo stabilimento Baiano di Spoleto di distruggere le mine PMC e i detonatori M41 e OTO, e allo stabilimento militare di Noceto di Parma di distruggere le mine Valmara 69, ad eccezione dei detonatori, ad un quinto del costo offerto dalle società private. Il compito di distruggere le restanti mine e componenti sarà affidato alle società private.

            Nel maggio 2001, durante la discussione della Commissione permanente sulle mine antiveicolo con micce sensibili o dispositivi antirimozione, la delegazione italiana ha concordato con alcuni altri stati che la questione sarebbe stata gestita meglio con l'adozione delle "migliori prassi" su base volontaria corredate di rapporto. La delegazione ha fatto rilevare che la sua legislazione nazionale si occupa già della questione, vale a dire che una mina antipersona è definita come "qualsiasi dispositivo che … è concepito o in grado di essere adattato ad esplodere come conseguenza della presenza, prossimità o contatto di una persona". La delegazione ha definito questa descrizione come la soluzione del problema relativo al significato di "intenzionale" e ha incoraggiato gli altri Stati a seguire il suo esempio[24].

 

Il problema delle mine e degli ordigni inesplosi

            Anche se l'Italia non è una zona minata, nel 1999 si è verificato un nuovo tipo di minaccia legato agli ordigni nelle acque territoriali italiane come conseguenza dei bombardamenti della NATO sulla Repubblica federale della Jugoslavia. Gli aerei della NATO di ritorno dalle missioni di bombardamento interrotte sganciavano i loro ordigni in sei zone designate del mare Adriatico al largo delle coste italiane. Tra questi ordigni vi erano delle bombe a grappolo, alcune delle quali hanno in seguito ferito dei pescatori italiani[25]. Il numero dichiarato dalla NATO di ordigni sganciati nell'Adriatico era di 235, di cui 202 sono stati localizzati[26]. Ogni bomba a grappolo conteneva centinaia di piccole bombe singole che possono funzionare di fatto come delle mine antipersona. L'attività di localizzazione e di bonifica nel mare Adriatico è cominciata su larga scala il 17 maggio 1999[27]. Su richiesta del governo italiano, l'8 aprile 2000, la NATO ha lanciato una sua attività di bonifica nell'Adriatico[28].

            In reazione alle proteste pubbliche, è stata approvata una legge che concede una compensazione ai pescatori e ai proprietari delle barche per i danni subiti a causa dell'embargo sulla pesca imposto dalle operazioni di bonifica[29]. Il costo delle operazioni navali di bonifica non è conosciuto, ma la gravità del problema può essere valutata prendendo in considerazione le cifre consacrate alla compensazione e comparandole a quelle molto meno elevate utilizzate per l'azione contro le mine. I danni relativi all'embargo sulla pesca sono stimati a 60 miliardi di lire (27,7 milioni di dollari); il governo ha accantonato 25 miliardi supplementari (11,6 milioni di dollari) per compensare i commercianti di pesce[30], mentre il Ministero italiano degli Esteri ha speso circa 4,3 miliardi di lire (1,99 milioni di dollari) per l'azione umanitaria contro le mine nel 2000.

 

Finanziamento dell'azione contro le mine

            Tra aprile 2000 e marzo 2001, la Direzione della Cooperazione per lo Sviluppo del Ministero degli Esteri ha impegnato 4,3 miliardi di lire (1,99 milioni di dollari) per le attività relative all'azione contro le mine attraverso programmi multilaterali e bilaterali[31]. I documenti ufficiali dichiarano che nel 2000 i programmi di sminamento e di riabilitazione hanno raggiunto i 13,939 miliardi di lire (circa 7 milioni di dollari), ma questa cifra include i finanziamenti impegnati nel 1999 i cui programmi sono continuati nel 2000[32].

            Questo finanziamento per l'azione contro le mine di 4,3 miliardi di lire (1,99 milioni di dollari) rappresenta una diminuzione importante rispetto all'anno precedente quando il Ministero degli Esteri aveva impegnato 13,941 miliardi di lire (6,45 milioni di dollari)[33].

             La Direzione della Cooperazione per lo Sviluppo del Ministero degli Esteri ha fornito un resoconto sulle mine terrestri con un aggiornamento dei vari programmi di azione contro le mine nel Landmine Monitor Report 2000[34].

            Angola 1 – Provincia di Uige – 4,3 miliardi di lire (1,991 milioni di dollari). Programma completato. I fondi residui, che rischiavano di andare perduti[35], sono stati recuperati e il programma ha potuto continuare durante l'anno 2000, effettuando una bonifica efficace delle mine e degli ordigni inesplosi in sette zone chiave e completando sei progetti di assistenza alle vittime e due progetti di sensibilizzazione sulle mine. Programma finanziato direttamente dalla Direzione della Cooperazione per lo Sviluppo attraverso l'Ambasciata italiana e l'Unità Tecnica Locale (UTL) del Ministero italiano degli Esteri e portato a termine da alcune ONG internazionali, tra cui Handicap International (HI), Norwegian People's Aid (NPA – Aiuti norvegesi alle popolazioni), University College for Aspirant Doctors and Missionaries (CUAMM – Collegio universitario per aspiranti medici e missionari) e Intersos.

            Angola 2 – Huila (sminamento), 1,4 miliardi di lire (648.000 dollari) e Cuando Cubando (centro ortopedico), 600 milioni di lire (277.000 dollari). L'Unione Europea ha fornito i fondi di contropartita (Huila: 926.000 dollari; C. Cubango: 370.000 dollari). Secondo Intersos, le operazioni saranno completate entro il 17 agosto 2001[36].

Angola e Croazia – 1 miliardo di lire (462.962 dollari) per il Servizio delle azioni di lotta contro le mine delle Nazioni Unite (UNMAS). I fondi sono stati erogati con un ritardo considerevole (marzo 2000) e quindi i programmi sono iniziati molto tardi e in Croazia sono ancora in corso. Alcuni dei dati riportati nel Landmine Monitor Report 2000 sono cambiati: 1) in Angola, il contributo italiano all'UNMAS, passato attraverso l'UNICEF alle agenzie locali e alle ONG e attraverso il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) a Handicap International (HI), è stato utilizzato principalmente per la sensibilizzazione sulle mine e per la raccolta dati, piuttosto che per la riabilitazione delle vittime; 2) in Croazia, Slavonskij Brod: Appalti, Bonifiche, Costruzioni non ha ottenuto il contratto e l'UNDP gestisce direttamente il contributo in seguito ad un accordo tra l'UNMAS e l'Ufficio dei servizi per i progetti delle Nazioni Unite (UNOPS) nell'agosto 2000 e il trasferimento del denaro all'UNOPS nel settembre 2000. Un primo gruppo di operazioni di sminamento si è concluso nel dicembre 2000, mentre un secondo gruppo dovrebbe cominciare tra breve.

            Sudan – Montagne Nuba – 13 milioni di lire (6.018 dollari) attraverso l'UTL. Programma completato.     

            Yemen – Taiz – 1,2 miliardi di lire (556.000 dollari) attraverso l'UTL. Un contributo supplementare è stato impegnato nel 2000.

            Cambogia e Afghanistan – Battambang e Anabah – 1,5 miliardi di lire (694.444 dollari) all'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ma sono ancora bloccati. È stato firmato un accordo con l'OMS, per la partecipazione della ONG italiana Emergency, ma il contributo è stato bloccato nel 1999 a causa della burocrazia dell'OMS[37].

Afghanistan – 186 milioni di lire (86.111 dollari) all'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento dell'assistenza umanitaria all'Afghanistan (UNOCHA). Programma completato.

            Mozambico – Province di Maputo, di Sofala e di Manica – 2,28 miliardi di lire (1,055 milioni di dollari) all'UNABS e all'UNOPS. Erogati nel 1999 come parte di un progetto comune Italia/UNOPS/UNDP per lo sviluppo umano in Mozambico, ancora in corso di esecuzione. Un secondo contributo era previsto per l'anno 2000, ma è stato posposto al 2001.

            Ciad – Tibesti, Borku, Ennedi – 400 milioni di lire (185.185 dollari) all'UNDP. Questo progetto è stato finanziato nuovamente nel 2000 e si è aperto ufficialmente il 12 agosto 2000. Il governo tedesco ha fornito i fondi di contropartita per estendere le operazioni fino al marzo 2001. La visita prevista per il controllo dell'esecuzione non è stata effettuata.

            Uganda – Gulu – 60 milioni di lire (28.000 dollari) all'UNICEF. Programma completato.

            CICR (Comitato Internazionale della Croce Rossa) – 1 miliardo di lire (526.000 dollari) in seguito all'Appello speciale per l'azione contro le mine del CICR 1999-2003. Un contributo simile è stato impegnato nel 2000.

 

Le attività di azione contro le mine finanziate nel periodo aprile 2000 – marzo 2001dalla Direzione della Cooperazione per lo Sviluppo del Ministero degli Esteri, attraverso programmi multilaterali e bilaterali, sono descritte qui di seguito[38].

Afghanistan – Kabul – 1,5 miliardi di lire (695.000 dollari) all'UNDP in sostegno al centro di assistenza chirurgica attraverso la ONG Emergency. Questo progetto sostituisce il programma del 1999 in Afghanistan e Cambogia, bloccato dalla burocrazia dell'OMS. Il contributo era concepito per l'assistenza chirurgica nel centro di Kabul, con particolare attenzione alle vittime delle mine. L'Italia ha inoltre organizzato un volo umanitario con apparecchiatura medica e chirurgica, già ricevuto dalla ONG Emergency[39].

            Ciad – Tibesti, Borku, Ennedi – 400 milioni di lire (186.000 dollari) all'UNDP (e in seguito all'UNMAS, all'UNOPS e all'ONG tedesca Help) per lo sminamento. Il programma è ufficialmente cominciato il 12 agosto 2000. Il governo tedesco ha fornito dei fondi di contropartita per estendere le operazioni fino al marzo 2001. Il contributo italiano (425.000 dollari tra il 1999 e il 2000) è stato utilizzato interamente per finanziare un contratto di bonifica delle mine e degli ordigni non esplosi a Faya Largeau, luogo prioritario per lo sminamento in Ciad. Sono state distrutte circa 48 tonnellate di ordigni inesplosi; 140.000 metri quadri di campi minati e 16 chilometri di strada sono stati bonificati. La strada doveva essere completamente bonificata entro la fine di marzo 2001[40].

            Etiopia/Eritrea [41]– Zone sul confine tra i due paesi – 500 milioni di lire (231.000 dollari) all'UNMAS[42] (attraverso l'UNOPS) come contributo a sostegno di un programma di emergenza di sminamento umanitario. Il progetto prevede l'eliminazione delle mine e degli ordigni inesplosi lungo il confine tra l'Etiopia e l'Eritrea e in alcune zone interne contaminate. Le zone prioritarie sono state identificate e i piani di azione sono stati elaborati. Si stanno raccogliendo i dati.

Kossovo – 500 milioni di lire (231.000 dollari) all'UNMAS (attraverso l'UNOPS) come contributo a sostegno di un programma di emergenza di una ONG per lo sminamento umanitario. Il progetto prevede l'eliminazione delle mine e degli ordigni inesplosi (tra cui le bombe a grappolo) da parte di ONG internazionali a sostegno di attività agricole e della ripresa economica, fornendo accesso alle aree e alle installazioni di produzione. Gli operatori di sminamento sono formati per sviluppare le competenze locali nelle operazioni di eliminazione delle mine.

            Libano [43]– 50 milioni di lire (23.148 dollari) al Ministero libanese della Difesa per lo sminamento. Sono stati acquistati cinque rivelatori di metallo che sono stati consegnati al governo libanese.

            Yemen – Taiz – 350 milioni di lire (162.000 dollari) attraverso l'Ambasciata italiana locale e l'UTL per dei programmi chirurgici al centro ortopedico di Taiz. Il programma del 1999 per l'assistenza tecnica grazie ad un chirurgo italiano è stato ripreso nel 2000 e completato.

            CICR (Comitato Internazionale della Croce Rossa) – 1 miliardo di lire (463.000 dollari) al CICR. Sensibilizzazione sulle mine, assistenza alle vittime, raccolta e studio dei dati, attività per promuovere l'adesione al Trattato di Messa al Bando delle Mine[44]. Questi fondi sono stati erogati nell'ottobre 2000 e stanziati per l'Appello speciale del CICR per l'azione contro le mine 1999-2003.

            Inoltre, il 6 marzo 2001, è stato annunciato dall'Organizzazione degli Stati Americani che l'Italia donerà 100.000 dollari al programma di sminamento dell'OSA in America centrale[45].

            Il 28 novembre 2000, il rappresentante della Libia ha dichiarato all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che "si è raggiunto un accordo tra la Libia e l'Italia secondo il quale i due paesi coopereranno per eliminare le mine nel territorio libico e per istituire un fondo comune che si occupi della ricostruzione nelle zone colpite dalle mine"[46].

 

Sminamento

            Intersos è l'unica ONG italiana che esegue progetti integrati di sminamento e di sensibilizzazione sulle mine. La sua Unità di azione contro le mine tiene dei corsi di formazione sullo sminamento che includono gli aspetti umanitari e tecnici per il personale locale e internazionale in Italia e sul terreno. In Kossovo, le attività di bonifica di Intersos sono cominciate nel giugno 1999 e in Angola nel novembre dello stesso anno e continuate nel 2000.

            Nel 2000, le operazioni di Intersos in Kossovo includevano lo sminamento e incarichi di neutralizzazione degli ordigni esplosivi finanziati dalla "Missione Arcobaleno" con il coordinamento e il controllo tecnico del Centro di coordinamento antimine delle Nazioni Unite (UNMACC) a Pristina. Quattro campi minati e una parte di un quinto campo importante sono stati bonificati, per un totale di oltre 250.000 metri quadri. Più di 40 incarichi di neutralizzazione degli ordigni esplosivi sono stati portati a termine per l'eliminazione di diversi tipi di ordigni inesplosi, per liberare le case, le strade e le terre produttive. Nell'estate del 2000, l'unità di azione contro le mine di Intersos ha avuto l'incarico dall'UNMACC di eliminare le bombe a grappolo, causa principale di incidenti legati agli ordigni inesplosi in Kossovo. Il progetto è finanziato dal Fondo Fiduciario Internazionale fino a 300.000 dollari. Nel febbraio 2001, quasi 500.000 metri quadri, vicino ad una scuola e ad una strada principale, sono stati bonificati dalle bombe a grappolo e altri ordigni inesplosi[47].

In Angola, un progetto di Intersos di sminamento nella provincia di Huila, cofinanziato dall'Unione Europea e dal governo italiano per un totale di 1,7 milioni di Euro, porta avanti la bonifica di un campo minato vicino alla città di Matala. Sono stati necessari numerosi interventi di neutralizzazione degli ordigni esplosivi e un'operazione congiunta dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) a sostegno dei profughi all'interno del paese (il gruppo di popolazione più colpito dalle mine nella provincia). Nel dicembre 2000, l'unità di azione contro le mine è stata inoltre incaricata dall'Italia di effettuare un nuovo intervento di bonifica in una zona di combattimenti nella città di Menongue, nella provincia di Cuando Cubando. L'intervento si è terminato nel febbraio 2001 con l'eliminazione completa degli ordigni inesplosi e la segnalazione permanente della zona minata[48].

            Il progetto di bonifica degli ordigni inesplosi in Bosnia, nel distretto Stup di Sarajevo, in parte finanziato dalla Campagna italiana per la Messa al Bando delle Mine Terrestri, proseguirà nel 2001 con i contributi della provincia di Venezia (50 milioni di lire, 23.150 dollari) e altre municipalità locali.

            Appalti, Bonifiche, Costruzioni (ABC) è una compagnia privata di commercio incaricata dal 1999 dello sminamento in Croazia. Recentemente ha avuto l'incarico dal Centro di azione contro le mine croato di sminare la regione di Lika, un progetto finanziato dalla Banca Mondiale in collaborazione con la ditta ABCD DOO di Zagabria[49]. Il Servizio di azione contro le mine, un'altra società privata di base in Italia e operativa in Croazia, fornisce consulenza tecnica e coordinazione delle attività di sminamento, in cooperazione con ABC e ABCD DOO[50].

            Tra il 1999 e il 2000, l'esercito italiano ha tenuto dei corsi di sminamento di 33 giorni in Bosnia Erzegovina, per gli eserciti di entrambe le Entità. Inoltre si sono tenuti dei corsi sulla sorveglianza, il controllo e il sostegno dello sminamento per un totale di 196 giorni. In Bosnia Erzegovina, l'esercito italiano ha distrutto 509 mine anticarro e 70 mine antipersona. In Kossovo, 321 zone di diverse misure sono state bonificate dalle mine terrestri, per un totale di 620 mine anticarro e 1.574 mine antipersona distrutte. Dieci corsi supplementari di sminamento erano stati pianificati per dicembre 2000[51].

 

Sensibilizzazione sulle mine

            Nel 2000, l'UNICEF Italia ha raccolto dei fondi per delle attività di sensibilizzazione sulle mine in Albania portate avanti in diverse piccole città e centri rurali[52]. Nel 2000, in Bosnia Erzegovina e in Kossovo, Intersos ha organizzato, accanto alle operazioni di sminamento, delle attività di sensibilizzazione sulle mine, utilizzando degli operatori locali formati secondo le direttive delle Nazioni Unite. In Kossovo, questi operatori hanno tenuto delle sedute di sensibilizzazione nelle case, nelle scuole e nei centri sociali dei villaggi vicini ai luoghi di bonifica, per un totale di oltre 50.000 contatti. In Angola, le attività di sensibilizzazione sono tenute in collaborazione con la ONG locale Club de Joven[53].

 

 Assistenza ai sopravvissuti

            Le ONG italiane sono coinvolte in programmi di assistenza ai sopravvissuti delle mine terrestri in diversi paesi. La ONG AVSI (Associazione Volontari per il Servizio Internazionale) porta avanti un programma di tre anni, cominciato nel luglio 1998, che fornisce riabilitazione medica per le vittime di guerra nell'Uganda settentrionale, coprendo i distretti di Gulu, Kitgum, Apac, Lira, Adjumani, Arua, Moyo e Nebbi. Il programma è gestito dall'AVSI in collaborazione con: la sezione riabilitazione del Ministero della Sanità, l'ospedale Lacor, gli ospedali distrettuali e di missionari, il Direttore distrettuale dei servizi sanitari e la Persons with Disability Association (Associazione delle persone disabili). Il finanziamento è di 411.982 Euro (370.000 dollari), grazie ai contributi dell'Unione Europea, la Repubblica di San Marino, la provincia di Bolzano, il Comune di Varese, la Direzione della Cooperazione per lo Sviluppo del Ministero italiano degli Esteri; l'UNICEF, l'Australian Cooperation Department (Dipartimento della Cooperazione Australiano) e dell'AVSI. L'obiettivo era l'assistenza alla riabilitazione medica di 250 vittime di guerra che hanno subito delle amputazioni. I risultati del programma tra luglio 1998 e dicembre 2000 sono stati i seguenti: identificazione di 765 amputati; fornitura di arti artificiali e formazione funzionale per 252 amputati; follow-up e reintegrazione sociale dei pazienti ai quali sono state messe delle protesi; ritorno a scuola per 15 bambini vittime di guerra; rafforzamento della collaborazione con le controparti locali; organizzazione della formazione per gli addetti sanitari comunitari a Kitgum, Lira e Apac; finanziamento della formazione per un mese per tre tecnici ortopedici dell'atelier ortopedico di Gulu; produzione e distribuzione di 5.000 poster sulla sensibilizzazione  sulle mine a Gulu e Kitgum. Sono stati inoltre identificati diversi ostacoli al programma[54].

            Sempre nel 2000, la ONG italiana CESVI (Cooperazione E Sviluppo) ha concluso un progetto umanitario in Kossovo per la riabilitazione di un reparto dell'ospedale di Peja in modo da poter essere usato come laboratorio ortopedico, fornendo l'attrezzatura e la formazione dei tecnici e dei medici. Il laboratorio sarà usato per la produzione di protesi per le vittime delle mine e per gli amputati in generale e per altre operazioni ortopediche, soprattutto per i bambini. Le fonti di finanziamento sono: la Missione Arcobaleno – 550 milioni di lire (275.000 dollari); il Teatro la Scala di Milano – 53 milioni di lire (24.000 dollari); e la Società del Quartetto – 33 milioni di lire (15.000 dollari)[55].

            In Angola, Intersos sta eseguendo un progetto di sostegno ad un centro di fornitura di protesi e di riabilitazione delle vittime delle mine terrestri nella provincia di Cuando Cubando. Il progetto, lanciato nel 1999, include la costruzione e l'allestimento dei locali, la formazione del personale locale per quanto riguarda le attività di riabilitazione e la produzione delle protesi. Un'attenzione particolare viene data alla reintegrazione sociale ed economica dei disabili, attraverso la formazione professionale. Nel 2000, il centro è diventato completamente operativo ed è cominciata la produzione delle protesi. Il budget totale per il progetto è di 800.000 Euro (720.000 dollari), finanziati dall'Unione Europea, dal governo italiano e da Intersos. Un altro progetto è stato eseguito a sostegno del reparto chirurgico dell'ospedale provinciale di Menongue e del centro protesico[56].

            La Croce Rossa italiana opera attraverso il CICR con un accordo specifico a sostegno del suo centro di Kabul in Afghanistan (chirurgia e riabilitazione) e ad Addis Abeba in Etiopia (formazione, per tutti i paesi africani, di personale locale per l'assistenza alle vittime delle mine). A livello nazionale, esiste una commissione speciale per la raccolta fondi per il CICR, che ha ricevuto circa 240 milioni di lire (110.000 dollari) nel 1999 e una cifra simile nel 2000[57].

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] Legge 347/97, Norme per la Messa al Bando delle Mine Antipersona, approvata il 29 ottobre 1997.

[2] Il 7 settembre 2000, prima della Seconda Riunione degli Stati Parte, la Campagna Italiana per la Messa al Bando delle Mine terrestri ha organizzato una conferenza stampa per presentare il rapporto italiano completo al Landmine Monitor Report 2000 (Rapporto di controllo sulle mine terrestri). I rappresentanti del governo, i membri del parlamento e le ambasciate di molti paesi afflitti dal problema delle mine terrestri hanno partecipato all'evento.

[3] Dichiarazione dell'Ambasciatore Mario Maiolini, Missione permanente dell'Italia presso la Conferenza sul Disarmo, Comitato permanente sulla Distruzione delle Scorte, 7 dicembre 2000.

[4] Rapporto relativo all'articolo 7 del Trattato di Messa al Bando delle Mine, presentato il 29 marzo 2000, per il periodo compreso fino al 31 gennaio 2000.

[5] Rapporto relativo all'articolo 7 del Trattato di Messa al Bando delle Mine, presentato il 30 aprile 2001 per l'anno 2000.

[6] Vedere Landmine Monitor Report 2000, pagine 668-669.

[7] Il tasso di cambio utilizzato in tutto il presente documento è: US$1:Lit.2.160.

[8] "Istituzione del Fondo per lo Sminamento Umanitario", articolo 6, legge 58, 7 marzo 2001.

[9] Rapporto relativo all'articolo 13 del Protocollo Emendato II della Convenzione sulle Armi Convenzionali, presentato l'11 dicembre 2000, Modulo F.

[10] Landmine Monitor Report 1999, p. 717-729.

[11] Rapporto relativo all'articolo 7 del Trattato sulla Messa al Bando delle Mine, presentato il 29 marzo 2000, Modulo E; vedere Landmine Monitori Report 2000, p. 670.

[12] Vedere Rapporto relativo all'articolo 7 del Trattato sulla Messa al Bando delle Mine, presentato il 30 aprile 2001 per l'anno 2000.

[13] Note orali alla Commissione permanente sulla Situazione generale e le operazioni della Convenzione, Ginevra, 11 maggio 2001.

[14] Il governo italiano (e il controllore delle mine terrestri) aveva dichiarato che le scorte erano di 6.529.833 mine antipersona, ma l'Italia ha rivisto questa cifra per includere oltre 590.000 "mine per le esercitazioni simili a quelle vere". Note della delegazione italiana alla Commissione permanente sulla Distruzione delle Scorte, Ginevra, 7 dicembre 2000.

[15] Rapporto del Rappresentante permanente presso l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), 18 dicembre 2000.

[16] Note orali del delegato italiano (Col. Memmo) alla Commissione permanente sulla Distruzione delle Scorte, Ginevra, 10 maggio 2001. Egli ha indicato che le cifre non includevano le mine Valmara 69, in quanto richiedevano un metodo di distruzione diverso e le installazioni non erano ancora state costruite; ha calcolato il costo della distruzione delle mine V-69 a 7-8 dollari l'una.

[17] Note della delegazione italiana alla Commissione permanente sulla Distruzione delle Scorte, Ginevra 23 maggio 2000. Il Ministro della Difesa ha confermato questa affermazione il 15 settembre 2000 rispondendo alla domanda del giornalista italiano Alberto Chiara (vedere Alberto Chiara, "Mine USA in Italia? Un giallo", Famiglia Cristiana, 24 settembre 2000). In questo articolo, Chiara cita una fonte non identificata al Ministero della Difesa secondo la quale il Ministro della Difesa Sergio Mattarella avrebbe chiesto, durante una riunione in Germania il 5 febbraio 2000, al Segretario della Difesa degli Stati Uniti William Cohen di rimuovere le mine della NATO dall'Italia.

[18] Rapporto relativo all'articolo 7 del Trattato sulla Messa al Bando delle Mine, presentato il 30 aprile 2001, Modulo D.

[19] Note orali alla Commissione permanente sulla Situazione generale e le operazioni della Convenzione, 11 maggio 2001.

[20] I rapporti interministeriali al parlamento sull'esecuzione della Legge 374/97 (che richiede dei rapporti semestrali) sono forniti con un ritardo considerevole. Il terzo rapporto interministeriale al parlamento relativo al primo e al secondo semestre del 1999 sono stati presentati il 27 giugno 2000; in allegato era la seconda edizione del "Registro delle mine" che riportava la situazione delle scorte al 30 settembre 1999. Facendo un paragone con i dati precedenti, la seconda edizione del registro contiene un certo numero di cambiamenti dell'inventario stabilito di materiale inerte (mine e componenti): negli stock dell'esercito, un aumento di 472 mine, 600.000 detonatori e 120.413 accenditori; negli stock Valsella, una diminuzione di 1.207 mine; negli stock Tecnovar, una diminuzione di 1.047 mine. Registro delle mine, seconda edizione, 30 settembre 1999, pubblicato il 27 luglio 2000. Vedere inoltre Landmine Monitor Report 2000, p. 671.

[21] Vedere Landmine Monitor Report 2000, p. 670-674.

[22] Intervista con il Col. Giuseppe Cornacchia, Stato Maggiore Generale, Ministero della Difesa, Roma, 19 gennaio 2001.

[23] Disciplina della Distruzione delle Scorte di Mine Antipersona, Ministero della Difesa, 1 agosto 2000.

[24] Note orali alla Commissione permanente sulla situazione generale e le operazioni della Convenzione, 11 maggio 2001.

[25] Informazioni fornite dalla Capitaneria di Porto di Chioggia – Ufficio Pesca.

[26] Informazione fornita dal Col. Cornacchia durante il programma televisivo, Telanch'io su Rai 2, 20 marzo 2000; la stessa informazione è contenuta nella "Risposta orale Ministro della Difesa ad interrogazione del Senatore Sarto", No. 3-03177, e No. 3-03271 (Ex 4-16724).

[27] Solo nella prima fase, almeno quindici dragamine hanno operato nell'Adriatico per più di tre mesi. Da allora fino al 15 luglio 1999, nove dei dodici dragamine della Marina Italiana e due formazioni della Marina della NATO sono stati utilizzati nell'operazione. In seguito fino al 31 agosto 1999, alcune di queste forze sono state utilizzate per la bonifica dell'Adriatico centrale e meridionale, recuperando 102 bombe scaricate in quella parte del mare. La seconda fase inizialmente ha coinvolto quattro dragamine, ma dall'ottobre 1999, dopo che altre bombe a grappolo erano state trovate per caso dalle navi da pesca nell'Adriatico centrale e settentrionale, l'attività di bonifica è stata ripresa nelle zone già interessate. "Risposta orale del Ministro della Difesa ad interrogazione del Senatore Sarto"; "La Marina bonifica l'Adriatico: pescati 32 ordigni NATO", Il Messaggero, 30 luglio 1999, p. 6.

[28] "Dispaccio" ANSA, Roma, 10 aprile 2000.

[29] Disegno di legge del governo, 31 maggio 1999, No. 154, trasformato,con emendamenti, nella Legge 249, 30 luglio 1999. Vedere inoltre "Risposta orale del Ministro della Difesa ad interrogazione del Senatore Sarto".

[30] "Pesca, 25 miliardi ai commercianti", Il Messaggero, 6 agosto 1999.

[31] Lettera alla Campagna Italiana per la Messa al Bando delle Mine Terrestri del Senatore Rino Serri, Segretario di Stato del Ministero degli Esteri, 12 aprile 2001; intervista con Vincenzo Oddo e Giancarlo del Grosso, Ufficio VI (Emergenza), Direzione della Cooperazione per lo Sviluppo, Ministero degli Esteri, Roma, 16 marzo 2001.

[32] Vedere Dichiarazione dell'Ambasciatore Mario Maiolini, Commissione permanente sulla Distruzione delle Mine, Ginevra, 7 dicembre 2000; fax alla Campagna Italiana per la Messa al Bando delle Mine Terrestri di Giancarlo del Grosso, Direzione della Cooperazione per lo Sviluppo, Ministero degli Esteri, 23 febbraio 2001; rapporto relativo all'articolo 13 della Convenzione sulle Armi Convenzionali; rapporto OSCE, 18 dicembre 2000, Allegato.

[33] Vedere Landmine Monitor Report 2000, p. 675-679; E-mail dalla Direzione della Cooperazione per lo Sviluppo, Ministero degli Esteri, 29 marzo 2001.

[34] Lettera alla Campagna Italiana per la Messa al Bando delle Mine Terrestri del Senatore Rino Serri, Segretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri, 12 aprile 2001; intervista con Vincenzo Oddo e Giancarlo del Grosso, Ufficio VI (Emergenza), Direzione della Cooperazione per lo Sviluppo, Ministero degli Esteri, Roma, 16 marzo 2001.

[35] Vedere Landmine Monitor Report 2000, p. 676.

[36] Intervista con Stefano Calabretta, Intersos, Roma, 9 marzo 2001.

[37] Questo progetto è stato sostituito da uno nuovo che fornisce assistenza chirurgica a Kabul.

[38] In generale, i programmi multilaterali sono la scelta più frequente, anche per quegli uffici che dovrebbero lavorare attraverso i canali bilaterali (Emergenza e Uffici territoriali). Secondo Vincenzo Oddo: "L'Italia è in grado di elaborare delle iniziative bilaterali efficaci, come testimoniato dal programma di sminamento e di assistenza alle vittime in Angola del 1999. Sfortunatamente, non si accorda abbastanza importanza a questo tipo di iniziative organizzando per esempio delle visite di delegazioni di controllo e presentando dei rapporti di controllo. Anche se è chiaro che molto tempo e molto denaro si perdono lungo il cammino, come è successo in Ciad (quattro trasferimenti effettuati prima che il denaro potesse essere effettivamente speso), la procedura multilaterale è spesso la prescelta, perché è "più facile" e non richiede un coinvolgimento diretto da parte del nostro personale. E questo è dovuto principalmente alla scarsità di mezzi e di personale della Direzione della Cooperazione". Intervista con Vincenzo Oddo, Esperto, Ufficio VI (Emergenza), Direzione della Cooperazione per lo Sviluppo, Ministero degli Esteri, Roma, 16 marzo 2001.  

[39] Un contributo addizionale di 2 miliardi è già stato stanziato per il 2001 a sostegno dei centri chirurgici a Kabul e nella valle Panshir.

[40] Contribution Report to the Italian Government (rapporto al governo italiano sui contributi), Haut Commissariat National au Déminage (Alto Commissariato nazionale per lo sminamento), Programma di azione contro le mine del Ciad, p. 2.

[41] Il governo italiano ha inoltre impegnato 1,5 miliardi di lire (2,315 milioni di dollari) per l'assistenza alle vittime di guerra in Eritrea (Asmara), che include le vittime delle mine, e 1 miliardo di lire (463.000 dollari) per un programma di emergenza in Senegal (Casamance) che tra le altre cose fornisce delle operazioni di sensibilizzazione sulle mine. Questi fondi non sono inclusi nella lista perché tali operazioni non possono essere considerate come un'azione specifica contro le mine e non è possibile sapere quale percentuale dei fondi è utilizzata per le operazioni legate alle mine.

[42] È la seconda volta che il governo italiano impegna un contributo all'UNMAS, confermando in tal modo la politica iniziata nel 1999. Secondo Rosa Stevan dell'Ufficio della cooperazione multilaterale al Ministero degli Esteri, non è sicuro che questa politica sarà continuata nel 2001. Intervista telefonica con Rosa Stevan, Ufficio II (Cooperazione multilaterale), Direzione della Cooperazione per lo Sviluppo, Ministero degli Esteri, Roma, 21 marzo 2001.

[43] Un contributo supplementare di 231.000 dollari è stato impegnato per il 2001, per lo sminamento e l'assistenza alle vittime in Libano.

[44] ICRC Special Appeal Mine Action 1999-2003 (Appello speciale del CICR per l'azione contro le mine).

[45] "Italy contributes to OAS De-Mining Program" (l'Italia porta un contributo al programma di sminamento dell'OSA), comunicato stampa dell'OSA, 6 marzo 2001.

[46] "Despite 'Real Victories' in Landmine Action, Assembly Acknowledges Magnitudo of Remaining Challenges" (Nonostante le 'vittorie reali' nell'azione contro le mine, l'Assemblea riconosce l'ampiezza delle sfide rimaste), comunicato stampa dell'Assemblea Generale GA/9833, Nazioni Unite, 28 novembre 2000.

[47] Intervista con Stefano Calabretta, Intersos, Roma, 20 febbraio 2001.

[48] Intervista con Stefano Calabretta, Intersos, Roma, 20 febbraio 2001.

[49] Fax dalla ABC, Firenze, Italia, 23 febbraio 2001.

[50] Fax di Mario Sepe, Servizio di azione contro le mine, Firenze, Italia, 26 febbraio 2001.

[51] CCW Amended Protocol II Article 13 report (Rapporto relativo all'articolo 13 del Protocollo emendato II della Convenzione sulle Armi Convenzionali), 11 dicembre 2000, Modulo F; Report to the OSCE (Rapporto all'OSCE), 18 dicembre 2000, p. 1-2.

[52] Report to the OSCE (Rapporto all'OSCE), 18 dicembre 2000, p. 1; fax di Cristina Gattamorta, Comitato nazionale italiano dell'UNICEF, 15 febbraio 2001.

[53] Intervista con Stefano Calabretta, Intersos, Roma, 20 febbraio 2001.

[54] E-mail di Alberto Repossi, Amministratore dei programmi per l'Africa, AVSI, Milano, 22 febbraio 2001.

[55] E-mail di Nadia Conti, CESVI, Milano, 21 febbraio 2001, e www.cesvi.it.

[56] Intervista con Stefano Calabretta, Intersos, Roma, 20 febbraio 2001.

[57] Intervista telefonica con Maria Letizia Zamparelli, Servizio studio e pianificazione delle attività speciali, Croce Rossa Italiana, Roma, 11 febbraio 2001.