Documentazione / Risultati principali Landmine Monitor 2001

RISULTATI PRINCIPALI LANDMINE MONITOR 2001

 

 

Landmine Monitor Report 2001: Toward a Mine-Free World

 

Principali risultati

 

 

Il 12 settembre 2001, la Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine (ICBL), vincitrice del Premio Nobel per la Pace, presenta il terzo rapporto annuale della sua iniziativa di monitoraggio sulle mine terrestri, il Landmine Monitor Report 2001: Toward a Mine-Free World” (Verso un mondo senza più mine), di 1.175 pagine. Questa pubblicazione è il più completo rapporto sulla situazione mondiale delle mine terrestri; contiene infatti informazioni su ogni paese del mondo riguardo all’uso, la produzione, il commercio, lo stoccaggio di questi ordigni, ai programmi di sminamento umanitario e di assistenza ai sopravvissuti.

 

Il Landmine Monitor Report è un’iniziativa senza precedenti dell’ICBL per monitorare l’attuazione e la conformità al Trattato per la Messa al Bando delle Mine del 1997, e più in generale per valutare gli sforzi della comunità internazionale per risolvere il problema delle mine terrestri.

Il Landmine Monitor Report si concentra sulle informazioni raccolte nel periodo che va da maggio 2000 a metà dell’anno 2001.

 

Dalla ricchezza di informazioni del Landmine Monitor Report 2001, è evidente che il Trattato per la Messa al Bando delle Mine del 1997 e più in generale il movimento per la messa al bando stanno producendo un importantissimo impatto mondiale. Questo progresso è dimostrato da:

 

·               Un numero sempre crescente di governi che aderiscono al Trattato per la Messa al Bando. I 119 paesi che hanno ratificato e gli altri 22 che hanno firmato rappresentano quasi tre quarti delle nazioni del mondo; dall’ultimo Landmine Monitor Report, altri 19 paesi hanno ratificato o aderito.

 

·               Un ridotto uso delle mine negli ultimi anni. In qualche caso questo dato è il risultato della condanna dell’uso di quest’arma, ma può anche semplicemente dipendere da una riduzione dei conflitti. Confrontato con i dati del precedente Landmine Monitor, raccolti nello stesso periodo, la minore intensità dei combattimenti in Cecenia, e la fine dei conflitti in Etiopia-Eritrea, Kosovo, e Repubblica Democratica del Congo, ha significato una diminuzione, a livello mondiale, dell’uso delle mine.

 

·               Un minore numero di nuove vittime. Il Landmine Monitor calcola che nel 2000 si sono verificati tra i 15.000 e i 20.000 incidenti dovuti alle mine o ad ordigni inesplosi, un’incoraggiante diminuzione se confrontata alla cifra, per lungo tempo citata, di 26.000 nuove vittime per anno. Nel 2000, un’importante riduzione nel numero di incidenti è stata registrata in alcune delle aree pesantemente minate, come l’Afghanistan, la Cambogia, la Croazia e il Kosovo.

 

·               Una drastica caduta nella produzione. Negli ultimi anni il numero dei produttori è diminuito da 55 a 14; nel rapporto di quest’anno il Landmine Monitor ha cancellato dalla lista dei produttori la Turchia e la Iugoslavia, entrambe non sono firmatarie del Trattato per la Messa al Bando delle Mine.

 

·               Un fermo quasi completo del commercio. Nessuna spedizione rilevante di mine antipersona (anche da parte dei paesi non firmatari del Trattato per la Messa al Bando) è stata segnalata nel periodo di raccolta dei dati o, invero, dal 1998, anno in cui il Landmine Monitor è stato lanciato.

 

·               Un incremento nella distruzione degli arsenali di mine antipersona. Più di 27 milioni di mine antipersona sono state distrutte da più di 50 nazioni, cifra che include i 5 milioni di mine distrutte durante il periodo della raccolta dei dati dell’attuale Landmine Monitor; un totale di 28 Stati Parte del Trattato per la Messa la Bando delle Mine ha portato a termine la distruzione dei propri arsenali, cifra che include gli otto di questo periodo di raccolta dei dati.

 

·               Incremento dei fondi stanziati per le azioni umanitarie contro le mine. I principali paesi donatori hanno stanziato più di 224 milioni di dollari solo nell’anno 2000 (un incremento di 19 milioni di dollari rispetto al 1999) e più di un miliardo di dollari dal 1993.

 

·               Più territori sminati. Nel 2000, 8 dei più vasti programmi di bonifica da mine e da ordigni inesplosi hanno complessivamente bonificato più 185 milioni di metri quadrati di territorio, comprendendo Afghanistan, Angola, Bosnia e Herzegovina, Cambogia, Croazia, Laos e Mozambico.

 

 

Altri accertamenti di rilievo del Landmine Monitor 2001 includono:

 

·               La ricerca condotta dal Landmine Monitor ha identificato 90 paesi contaminati, in qualche misura, da mine e da ordigni inesplosi. La Bulgaria ha completato la bonifica e adesso è considerata libera dalle mine. A causa di nuove mine collocate nei loro territori la Macedonia (Repubblica Federale di Iugoslavia) e l’Uzbekistan sono state inserite nella lista dei paesi affetti da questi ordigni. Un recente sopralluogo in San Salvador, che si era dichiarato libero dalle mine, ha identificato 53 aree affette da mine e da ordigni inesplosi.

 

·               La ricerca condotta dal Landmine Monitor indica che, tra l’inizio del 2000 ed il maggio del 2001, ci sono state nuove vittime di mine e di ordigni inesplosi in 73 paesi. La maggioranza di questi paesi (45) era in stato di pace, non in guerra. Il maggior numero di nuove vittime, in questo periodo di tempo, sembra sia stato segnalato in Afghanistan, India, Angola, Cambogia, Iraq del Nord e probabilmente Burma. Un numero significativo di nuove vittime si sono avute anche in Cecenia, Iran, Etiopia, Sri Lanka e probabilmente in Vietnam.

 

·               Programmi Umanitari di Mine Action[1] stanno cominciando in 34 paesi. In altri 42 paesi sono presenti, con interventi di vario genere, programmi di sminamento.

 

·               Il primo, senza precedenti, Landmine Impact Survey[2] nazionale è stato completato nello Yemen nel luglio 2000; altri Landmine Impact Survey nazionali sono stati completati in Thailandia, Chad e Mozambico. In totale, dal 1997, in 30 paesi, compresi Abkhazia e Kosovo, sono state condotte indagine di vario tipo o valutazione di zone minate.

 

·               Fino alla metà dell’anno 2001, sembra che le mine antipersona non siano state usate su larga scala in alcun conflitto. L’uso più regolare è, probabilmente, quello che avviene in Russia (Cecenia), Sri Lanka e Burma. In tutti e 3 i paesi citati, le mine antipersona sono state utilizzate sia dalle forze governative che dai ribelli. Fino al giugno del 2001 si sono ricevute notizie sul fatto che l’Uzbekistan continuava a minare i propri confini. L’uso diffuso delle mine antipersona verificatosi in RF Iugoslavia/Kosovo nel 1999 e in Russia/Cecenia nel 1999 e nei primi mesi del 2000, nel pieno di quel conflitto, non si è evidenziato in nessuna località in questo periodo di ricerca. Sembrerebbe, comunque, che l’uso delle mine antipersona sia aumentato in un certo numero di paesi, in particolare, in Sri Lanka, da parte del governo e delle forze ribelli, in Colombia da parte della guerriglia e in Namibia da parte dei ribelli angolani dell’UNITA e delle truppe governative angolane.

 

·               In questo periodo di ricerca del Landmine Monitor (dal maggio 2000), sembra plausibile che ci sia stato un nuovo uso di mine antipersona in 23 conflitti da parte di almeno 15 governi e almeno 30 gruppi di ribelli/forze non governative (Non-State Actors)[3].

 

·               In questo periodo di ricerca, le mine antipersona sono state utilizzate principalmente ed in modo continuato nell’ambito dei conflitti in corso. Tuttavia, si sono registrate alcune variazioni nell’uso rispetto all’anno precedente: nuove mine utilizzate in Macedonia (Repubblica Federale di Iugoslavia); mine collocate dalle forze armate russe nel Tajikistan, uno Stato Parte del Trattato per la Messa al Bando delle Mine, al confine tra Tajikistan e Afganistan; l’Uzbekistan ha collocato mine sui propri confini con il Tajikistan e Kyrgyzstan; il Kyrgyzstan avrebbe collocato mine sul proprio confine con il Tajikistan. Il Landmine Monitor ritiene anche che sia probabile che forze armate nepalesi, specialmente la polizia, stia usando le mine contro i ribelli Maoisti che regolarmente, a loro volta, utilizzano mine artigianali.

 

·               In questo periodo di ricerca, sei governi confermano l’uso delle mine antipersona. Uno, l’Angola, è firmatario del Trattato per la Messa al Bando delle Mine. Gli altri 5 non sono firmatari: Eritrea, Myanmar/Burma, Russia, Sri Lanka, e Uzbekistan. L’Eritrea dichiara di non avere utilizzato mine dalla fine del conflitto di confine con l’Etiopia, nel giugno 2000. L’uso delle mine antipersona sta invece continuando per gli altri governi.

 

·               Con molta preoccupazione, il Landmine Monitor ha ricevuto segnalazioni che indicano, con forte probabilità, uso di mine antipersona nella Repubblica Democratica del Congo nel giugno del 2000 da parte dell’Uganda. L’Uganda è uno Stato Parte del Trattato per la Messa al Bando delle Mine dall’agosto 1998. Il Landmine Monitor crede che questo dato grave ed attendibile, meriti l’urgente attenzione degli Stati Parte, i quali dovrebbero interpellare il Governo Ugandese e gli altri soggetti coinvolti per cercare chiarimenti, stabilire i fatti, e risolvere queste questioni riguardanti il rispetto del Trattato per la Messa al Bando delle Mine. Il Governo Ugandese ha negato di aver usato mine antipersona nella Repubblica Democratica del Congo.

 

·               Il landmine Monitor crede probabile che 2 stati firmatari del Trattato per la Messa al Bando delle Mine, Etiopia e Sudan, abbiano usato mine antipersona. Ci sono serie, ma non confermate, asserzioni di uso di mine antipersona da parte del Ruanda nella Repubblica Democratica del Congo nel giugno 2000 quando era uno Stato firmatario (adesso è uno Stato Parte) e da parte del Burundi, un altro stato firmatario. Tutti e quattro questi governi negano.

 

·               Il Landmine Monitor crede inoltre probabile che i seguenti stati non firmatari abbiano utilizzato mine antipersona: Repubblica Democratica del Congo, Israele, Nepal e Kyrgyzstan. I funzionari della Repubblica Democratica del Congo e del Nepal hanno negato. Israele ha confermato l’uso di mine antipersona nel Sud del Libano precedentemente al suo ritiro nel maggio 2000; sembra che abbia continuato ad usare mine nei territori palestinesi occupati e, a quanto risulta, almeno in un caso senza l’appropriata recensione e segnalazione richieste dal II Protocollo Emendato del CCW[4].

 

·               In aggiunta ai casi sopra riportati, si segnala un uso continuato delle mine in Afghanistan da parte delle forze di opposizione della Alleanza del Nord, in Kashmir da parte di gruppi militanti, nelle Filippine da parte di tre gruppi di ribelli, in Senegal da parte di forze ribelli, in Uganda da forze ribelli, in Somalia da diverse fazioni, in Georgia/Abkhazia da parte di forze non governative e in Iugoslavia da parte di forze non governative.

 

·               Secondo le stime del Landmine Monitor, vi sono circa 230-245 milioni di mine antipersona negli arsenali di circa 100 nazioni; si calcola che per la maggior parte si trovino in Cina (110 milioni), Russia (60-70 milioni), Stati Uniti (11,2 milioni), Ucraina (6,4 milioni), Pakistan (6 milioni), India (4-5 milioni) Bielorussia (4,5 milioni).

 

·               29 Nazioni Parte del Trattato per la Messa al Bando delle Mine hanno completamente distrutto i loro arsenali di mine antipersona ed altre 19 stanno per completare la distruzione. 17 Stati Parte devono ancora cominciare la distruzione, la quale, per ogni nazione, deve essere comunque completata entro 4 anni dall’entrata in vigore del Trattato. La data definitiva per molte nazioni è il 2003.

 

 

122 ricercatori del Landmine Monitor in 95 paesi hanno sistematicamente raccolto e analizzato informazioni da una vasta gamma di diverse fonti per redigere questo approfondito ed esauriente rapporto. Il libro comprende anche un’appendice contenente i rapporti di alcuni protagonisti del movimento per la messa al bando delle mine, come le Agenzie delle Nazioni Unite, le organizzazioni regionali, il Comitato Internazionale della Croce Rossa, il Survey Action Center, e il Centro Internazionale di Ginevra per lo Sminamento Umanitario.

 

L’ICBL ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace del 1997 per i suoi sforzi tesi alla totale eliminazione delle mine antipersona. L’iniziativa del Landmine Monitor è coordinata da un “Core Group” di 5 organizzazioni dell’ICBL: Human Rights Watch nel ruolo di leader, Handicap International (Belgium), Kenya Coalition Against Mines, Mine Action Canada e Norwegian People’s Aid.

 

 

 

 



[1] Per Mine Action si intendono Programmi Umanitari che abbiano come fine: lo sminamento ( Mine clearance), l’assistenza medica di urgenza e riabilitativa alle vittime delle mine (Victim assistence) e la sensibilizzazione della popolazione locale al pericolo delle mine e degli ordigni inesplosi (Mine awareness).

 

[2] Il Landmine Impact Survey è un insieme di indagini che mira ad individuare la presenza e l’impatto delle mine e degli ordigni inesplosi nelle comunità prese in esame. Viene sviluppato applicando una metodologia complessa che tocca vari settori come: la situazione geografica e demografica del paese interessato, la struttura amministrativa, le realtà sociali che vi convivono e le diverse tipologie culturali che le contraddistinguono.

 

[3]Non-State Actors : gruppi di combattenti di eserciti non governativi e non riconosciuti anche se organizzati come forze regolari.

 

[4] CCW: Convenzione sulle “Armi Inumane”.