Documentazione / La Presidenza italiana dell'UE e le mine

LA PRESIDENZA ITALIANA DELL'UE E LE MINE

Per un mondo veramente libero dalle mine
Il ruolo della presidenza italiana dell'Unione Europea

1.1 L'Italia

Nella lotta per liberare il mondo dal flagello delle mine, l'Italia può essere considerata uno degli esempi di maggior successo. In poco più di dieci anni, infatti, quello che era uno dei principali produttori ed esportatori di mine anti-persona, ha saputo posizionarsi saldamente in prima linea nella battaglia globale contro questi ordigni.

In risposta alla crescente pressione esercitata dalle organizzazioni non governative e dall'opinione pubblica in generale, successivi governi italiani hanno posto in essere tutte le misure via via necessarie per mettere definitivamente al bando le mine. Tra queste misure si ricordano in particolare: l'adozione, nel 1997, di una legge nazionale che proibisce la produzione, l'uso, l'esportazione e il trasferimento delle mine anti-persona e anti-carro; la firma e la ratifica del Trattato di Ottawa; la creazione, sotto l'egida del Ministero degli Affari Esteri, di un Comitato Nazionale per l'Azione Umanitaria contro le Mine, e l'istituzione di uno speciale Fondo per lo Sminamento Umanitario. Attualmente, la produzione e l'esportazione di mine si sono completamente arrestate, le forze armate italiane non le usano più e hanno l'ordine di non prendere parte a operazioni militari congiunte in cui vengano impiegate, gli arsenali nazionali (che contavano più di 7 milioni di pezzi) sono stati distrutti con quasi un anno di anticipo rispetto alla scadenza stabilita in base al Trattato di Ottawa, e sono stati erogati contributi a favore di interventi umanitari di mine action in paesi quali l'Afghanistan, l'Angola, l'Azerbaijan, la Bosnia - Erzegovina, alcuni paesi centroamericani (Nicaragua, Honduras), il Chad, la Croazia, l'Etiopia, il Kosovo, il Laos, il Libano, il Mozambico, la Russia (Cecenia), lo Sri Lanka, il Sudan e lo Yemen.

Cogliere l'opportunità offerta dal semestre di turno di presidenza del Consiglio dell'Unione Europea (che avrà inizio il 1° di luglio del 2003) per promuovere con rinnovato impeto l'universalizzazione del Trattato di Ottawa e la necessità di interventi umanitari di mine action e assistenza alle vittime, non sarebbe quindi altro che il naturale coronamento di tali eccezionali risultati.

1.2 I Paesi membri dell'Unione Europea

Il ripudio nei confronti di armi intrinsecamente crudeli e indiscriminate quali le mine antipersona è ampiamente diffuso nei 15 Paesi membri dell'Unione e nei 10 che entreranno a farne parte a partire dal 1° di maggio del 2004. Nessuno di questi Paesi produce, esporta o usa mine, e lo spirito del Trattato di Ottawa è ampiamente rispettato. Inoltre, appena prima dell'inizio del semestre di presidenza italiana, il consenso a livello europeo è stato ulteriormente rafforzato dall'accessione al Trattato di uno dei futuri Paesi membri, la Lituania, e dall'annuncio della imminente ratifica della Grecia, che dipendeva dall'accessione della Turchia, ormai completata. I due Paesi avevano infatti dichiarato nell'aprile del 2001 che avrebbero aderito al Trattato congiuntamente, e si stanno preparando a depositare simultaneamente presso le Nazioni Unite i loro strumenti di adesione.

Inoltre, le istituzioni europee, ed in special modo la Commissione Europea, profondono un forte impegno nel sostegno alle attività intraprese dai paesi colpiti dalle mine allo scopo di eliminare la minaccia che queste rappresentano: un impegno che si realizza principalmente nel quadro di riferimento della Strategia della Commissione Europea per l'azione contro le mine per il periodo 2002-2004 (2002-2004 EC Mine Action Strategy), adottata dalla Commissione stessa il 3 dicembre 2002.

Malgrado l'ampio consenso di fatto esistente in merito al rispetto dello spirito del Trattato di Ottawa, non si è purtroppo ancora raggiunta l'unanimità tra i Paesi membri dal punto di vista formale. Infatti, la Finlandia ancora non ha firmato il Trattato, e con l'ampliamento approvato quest'anno entreranno nell'Unione altri due Paesi non firmatari, Estonia e Lettonia, e la Polonia, che ancora non lo ha ratificato.

Completare l'adesione al Trattato per la Messa al Bando delle Mine da parte di tutti i Paesi membri dell'Unione Europea darebbe un segnale forte di volontà politica in direzione dell'eliminazione su scala mondiale della piaga delle mine, e rafforzerebbe il ruolo dell'Unione Europea come promotrice di questa causa.

1.3 Il mondo: una panoramica

Il dramma delle decine di civili iracheni mutilati e uccisi ogni settimana dalle mine e dagli ordigni inesplosi lasciati dall'ultima guerra e da decenni di altri conflitti, ha ricordato all'opinione pubblica internazionale quanto l'aspirazione ad un mondo senza mine sia ancora lontana dal diventare una realtà.

L'Iraq è uno dei 47 Paesi che tuttora si rifiutano di aderire al Trattato di Ottawa (tra gli altri ricordiamo la Cina, l'India, l'Iran, Israele, il Pakistan, la Russia e gli Stati Uniti) e dei circa 90 in cui si è identificata la presenza di mine.

Il costo umano e sociale della contaminazione da mine in questi paesi è devastante. Si stima che il numero di persone uccise o ferite ogni anno in incidenti con le mine terrestri oscilli tra le 15.000 e le 20.000. In maggioranza si tratta di civili, un'alta percentuale dei quali bambini. Coloro che sopravvivono a questi incidenti sono condannati a una vita di menomazione, di povertà e di emarginazione sociale, nonché a processi di riabilitazione dolorosi e costosi. Le economie di intere città e province sono praticamente tenute in ostaggio dalle mine: le attività agricole non possono riprendere a causa della loro presenza nei campi e il commercio è reso pericoloso dal fatto che le strade sono minate, il che rappresenta inoltre una grave minaccia per il ritorno dei rifugiati, per la distribuzione di aiuti e la realizzazione di programmi di ricostruzione da parte delle agenzie umanitarie. Nascoste in silenzio per decenni nel suolo, le mine costituiscono delle vere e proprie "armi di distruzione di massa al rallentatore" e sconvolgono nell'arco di intere generazioni ogni tentativo di ritornare ad una vita normale.

2. Obiettivi per la presidenza Italiana dell'UE

Di fronte alla sfida rappresentata dalle mine a livello mondiale, e all'indebolimento delle istituzioni multilaterali emerso dalla crisi irachena, la Campagna Italiana Contro le Mine ed i suoi partners internazionali ritengono che l'Italia abbia un ruolo fondamentale da giocare come prossimo presidente di turno del Consiglio dell'UE. La presidenza offre infatti un'opportunità straordinaria per dare rinnovato impulso all'impegno italiano contro le mine, e costituisce un podio particolarmente privilegiato dal quale farsi portavoce della necessità di una loro effettiva e totale messa al bando.

E' per questo che la Campagna Italiana Contro le Mine, anche a nome del movimento mondiale per la messa al bando delle mine, considera positiva l'inclusione del tema della non proliferazione degli armamenti nel Piano Operativo per il Consiglio dell'UE per il 2003, presentato congiuntamente dalle presidenze greca e italiana, e auspica che le azioni intraprese dall' Italia in questo senso, e nell'ambito del più generale obiettivo di "proiettare stabilità nel mondo", saranno orientate al raggiungimento dell'universalizzazione del Trattato di Ottawa e alla promozione dell'assistenza agli sforzi fatti dai paesi colpiti dalle mine per liberarsi della micidiale eredità lasciata loro dai conflitti del passato.

2.1 Obiettivi all'interno dell'UE

Per le ragioni espresse sopra, la promozione dell'adesione di tutti i Paesi membri dell'UE al Trattato di Ottawa entro la sua Conferenza di revisione, che avrà luogo a Nairobi dal 29 novembre al 3 dicembre 2004, dovrà quindi costituire una priorità.

Raggiungere questo risultato, inoltre, non solo darebbe un segnale di coesione interna e costituirebbe un'importante pietra miliare sulla strada per la messa al bando delle mine a livello mondiale, ma rimuoverebbe anche alcuni ostacoli all'elaborazione di una politica estera, di sicurezza e di difesa comune, che costituisce anch'essa una priorità per la presidenza italiana.

E' inoltre auspicabile la supervisione del processo di approvazione del bilancio europeo, al fine di garantire che i fondi destinati dalle istituzioni europee all'azione umanitaria contro le mine in base alla linea di bilancio B7661 siano distribuiti equamente sugli otto anni per cui sono stati stanziati, e siano rilasciati in tranches annue di non meno di 17,5 milioni di euro.

2.2 Obiettivi all'esterno dell'UE

L'Unione Europea sotto la presidenza italiana dovrebbe farsi paladina, con impegno sempre maggiore, dell'universalizzazione e della messa in pratica del Trattato di Ottawa, oltre che della necessità di assicurare livelli di finanziamento crescenti per le iniziative di mine action nei Paesi colpiti. L'azione diplomatica intrapresa in questo senso da alcuni presidenti di turno nel passato ha portato buoni frutti. Rinnovarla in questo momento, quando la stabilità internazionale è particolarmente a rischio e, al tempo stesso, il processo di messa al bando delle mine sta entrando in una fase cruciale, alla vigilia del 5° anniversario della firma del Trattato di Ottawa e della sua conferenza di revisione, sarebbe particolarmente positivo.

E' quindi da sperare che la presidenza italiana dell'UE prenda l'iniziativa di ricordare in tutte le sedi rilevanti (colloqui politici bi- o multi-laterali, negoziati commerciali, processi di associazione di Paesi etc.) l'importanza fondamentale dell'adesione al Trattato di Ottawa da parte di tutti i partners dell'Unione Europea, sottolineandone i vantaggi morali e politici, evidenziando il ruolo chiave che la messa al bando delle mine può avere nel garantire la stabilità internazionale, e dimostrando apprezzamento per quei Paesi che abbiano segnalato delle aperture o intrapreso dei passi verso la messa al bando delle mine.

Allo stesso modo, e nelle stesse sedi, l'UE sotto la guida italiana dovrebbe prendere in considerazione la questione dell'adempimento degli obblighi derivanti dal Trattato per gli Stati-parte, ed incoraggiare, ove sia il caso, la condivisione delle tecnologie e delle conoscenze necessarie. Dato che la difficoltà di adempimento è spesso citata dai governi tra le ragioni che frenano l'adesione al Trattato, andrebbe presa in considerazione la possibilità di sviluppare programmi ed accordi di assistenza tecnica in questo senso.

Lo sviluppo di questo tipo di cooperazione si può dimostrare essenziale date le dimensioni del problema delle mine a livello mondiale, e può aiutare gli Stati-parte colpiti dalle mine a fare fronte alle sfide proposte dall'avvicinarsi dei termini stabiliti per l'adempimento dei loro obblighi in materia di mine action.

Al fine di permettere una valutazione della situazione sul campo e di migliorare il coordinamento e la pianificazione dell'assistenza da parte dei donatori, i Paesi colpiti dalle mine dovrebbero essere invitati a dare informazioni sull'estensione delle aree minate, sulle dimensioni degli arsenali detenuti, e sui piani esistenti per l'azione in materia di mine (sia in termini di bonifica che di sensibilizzazione della popolazione rispetto al rischio), specificando inoltre la quantità di risorse (finanziarie, umane e tecnologiche) assegnate a tali piani. L'identificazione di piani, priorità, progressi e problemi con riferimento alla mine action in ciascun Paese, permetterà di coordinare meglio gli sforzi e di ottimizzare le risorse nella lotta contro le mine a livello globale. La presentazione di relazioni contenenti questo tipo di informazioni, obbligatoria per gli Stati-parte in base all'art. 7 del Trattato, andrebbe sollecitata anche agli Stati che non hanno aderito al Trattato, come dimostrazione di buona volontà nei confronti dello spirito del Trattato e passo preliminare verso l'adesione, seguendo l'esempio dato recentemente dalla Polonia e dalla Lettonia, nonché dalla Lituania che aveva fornito questo tipo di dati già prima di diventare parte del Trattato.

Per quanto riguarda la distruzione degli arsenali, gli Stati-parte devono essere incoraggiati ad elaborare dei piani per l'eliminazione degli stock, a dare inizio ai relativi processi e ad attenersi alle scadenze stabilite. L'offerta di assistenza tecnica in materia di distruzione degli arsenali fatta dalla delegazione italiana il 15 maggio 2003 a Ginevra, durante i lavori del Comitato Permanente della Convenzione di Ottawa sulla distruzione degli stock, viene valutata molto positivamente ed è da auspicare che porti ad un'accresciuta cooperazione in quest'area.

Infine, è importante che, sotto la guida della presidenza italiana, l'UE intraprenda delle iniziative al fine di garantire adeguata assistenza alle vittime delle mine, nel quadro di piani nazionali provvisti dei necessari finanziamenti, che abbiano carattere partecipativo, siano ben coordinati, e che prevedano il pieno coinvolgimento di coloro che sono sopravvissuti allo scoppio di mine.

3. Raccomandazioni

Prendendo in considerazione le priorità geografiche identificate nel piano operativo per il 2003 del Consiglio dell'UE, la Campagna Italiana Contro le Mine ha identificato le seguenti azioni concrete che potrebbero essere intraprese nel corso del semestre di presidenza italiana

Nelle relazioni trans-atlantiche:

  • Richiedere all'attuale amministrazione USA conferma del fatto che l'intenzione dichiarata dagli Stati Uniti di aderire al Trattato di Ottawa entro il 2006 è ancora valida.
  • Sollevare la questione dell'incompatibilità tra gli obblighi derivanti dal Trattato di Ottawa e alcuni di quelli che incombono ad alcuni degli Stati-parte in quanto membri della NATO.

    Nell'area mediterranea/mediorientale:

  • In Iraq, garantire che i programmi di bonifica siano ispirati esclusivamente a principi umanitari e contribuire adeguatamente alla loro realizzazione.
  • Promuovere l'adesione al Trattato da parte dei partners commerciali, attuali e futuri, dell'UE, tra cui il Marocco e l'Iran, anche incoraggiandoli a muovere primi passi quali la presentazione volontaria di informazioni sugli stock detenuti, sulle aree minate e sui programmi di mine action esistenti (come previsto per gli Stati-parte dall'articolo 7 del Trattato).
  • Esprimere apprezzamento per il completamento dell'accessione da parte della Turchia, che ha aperto la strada all'imminente deposito congiunto degli strumenti di adesione al Trattato della stessa Turchia e della Grecia.

    Nei Balcani:

  • Incoraggiare la Serbia-Montenegro a completare il processo di adesione al Trattato Ottawa.
  • Assicurarsi che tutti gli Stati-parte colpiti da mine nella regione (Bosnia - Erzegovina, Croazia, Repubblica Ex Jugoslava di Macedonia) siano messe in condizione di rispettare la scadenza imposta loro dal trattato per la bonifica (2009), e incoraggiarli ad adottare una strategia di mine action basata sull'identificazione delle cosiddette "4 P", ossia di piani, priorità, progressi e problemi.

    Nella Comunità di Stati Indipendenti (CSI):

  • Incoraggiare la adesione, o progressi in questo senso, da parte della Federazione Russa, esprimere allarme di fronte alle informazioni che indicano l'uso continuato di mine da parte delle forze russe in Cecenia, e chiedere una moratoria su questo uso. E' importante inoltre realizzare azioni diplomatiche per convincere i gruppi non statuali, soprattutto quelli attivi in Cecenia, ad aderire anch'essi al principio di messa al bando delle mine.
  • Incoraggiare la ratifica da parte dell'Ucraina, tenendo anche conto delle preoccupazioni di questo Paese in termini di risorse necessarie alla distruzione degli arsenali.
  • Sostenere i passi mossi dalla Bielorussia verso l'adesione tenendo anche conto delle preoccupazioni di questo Paese in termini di risorse necessarie per la distruzione degli arsenali
  • Incoraggiare l'adesione, o progressi in questo senso, da parte di altri Paesi CSI, molti dei quali sono colpiti dalle mine e ricevono fondi per operazioni di mine action da Paesi membri dell'UE.
  • Incoraggiare la realizzazione di programmi di sensibilizzazione e informazione sul rischio delle mine (mine risk education) in Georgia, uno dei sei Paesi al mondo nei quali si è identificato un particolare bisogno di tali programmi, al fine di ridurre al minimo il numero di vittime civili causate dalle mine.

    Nel contesto delle azioni tese a promuovere la stabilità e lo sviluppo in Africa, Asia e America Latina:

  • Incoraggiare gli Stati che ancora non sono parte del Trattato a muovere i primi passi verso l'adesione, in particolare in Asia, regione in cui si trovano 21 dei 48 Stati che ancora non sono parte del Trattato e 5 di quelli che lo hanno solamente firmato, e che ospiterà la Quinta Riunione degli Stati Parte (che avrà luogo a Bangkok a Settembre 2003, durante il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'UE).
  • Incoraggiare la realizzazione di programmi di sensibilizzazione e informazione sul rischio delle mine (mine risk education) in paesi quali la Birmania, l'India, il Nepal e la Somalia, dove ne è stato rilevato un particolare bisogno.
  • Incoraggiare la ratifica del Sudan e assicurarsi che l'azione contro le mine abbia un ruolo centrale nel processo di pace attualmente in corso.
  • Appoggiare i tentativi fatti per ingaggiare i gruppi non statuali attivi nell'annoso conflitto colombiano ad aderire ai principi del trattato per la messa al bando delle mine.

    La Campagna Italiana Contro le Mine, come del resto tutto il movimento mondiale per la messa al bando di questi ordigni, accoglierà positivamente e appoggerà tutte le iniziative che l'Italia, in qualità di Presidente di turno del Consiglio dell'UE, vorrà intraprendere in questo senso, e auspica la continuazione della fruttuosa collaborazione fin qui mantenuta con le autorità italiane con l'obiettivo di mettere fine alla tragedia dell'uso delle mine.