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LANDMINE MONITOR 2003 - EUROPA E ASIA CENTRALE

EMBARGO: 9 SETTEMBRE 2003

Messa al bando delle mine
Trentotto dei 53 Paesi nella regione che comprende Europa ed Asia Centrale sono parte del Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine, con due nuove ratifiche nel periodo coperto dal rapporto: Cipro (17 gennaio 2003) e Lituania (12 maggio 2003). Grecia, Polonia e Ucraina hanno firmato ma non ratificato il Trattato.
Dodici Paesi nella regione rimangono al di fuori del Trattato: la maggior parte di questi sono Stati successori dell'Unione Sovietica, ora Comunità degli Stati Indipendenti. Si tratta di Armenia, Azerbaigian, Estonia, Finlandia, Kazakistan, Kirghizistan, Lettonia, Russia, Serbia e Montenegro, Turchia e Uzbekistan.

La Bielorussia, che detiene uno dei maggiori arsenali di mine al mondo, ha aderito al Trattato il 3 settembre 2003. Il parlamento di Serbia e Montenegro ha approvato una legge per autorizzare l'accessione al Trattato il 20 giugno del 2003. I ministri degli esteri di Grecia e Turchia hanno affermato che i rispettivi governi procederanno a depositare simultaneamente i propri strumenti di adesione al Trattato e in entrambi i Paesi hanno completato le misure legislative interne necessarie per l'adesione.

Nel giugno 2003 il primo ministro estone ha dichiarato che il suo governo sta prendendo in seria considerazione l'adesione al Trattato e ha dato inizio al processo di deliberazioni interne necessarie. Nell'aprile 2003 l'ambasciatore lettone presso le Nazioni Unite a Ginevra ha dichiarato che il suo Paese probabilmente aderirà al Trattato nel 2004. Le autorità del Tagikistan, nel tentativo di dissipare i dubbi riguardanti lo status del Paese rispetto al Trattato, hanno sottolineato che stanno compiendo tutti i passi necessari per rispettare i termini del Trattato. La Polonia, se da un lato si mantiene ferma sulla sua posizione che subordina l'adesione al Trattato allo sviluppo di alternative alle mine antipersona, dall'altro ha presentato volontariamente la relazione richiesta agli Stati parte ai sensi dell'art. 7 del Trattato nel marzo 2003, rivelando i particolari riguardanti i propri arsenali di mine.

Nel periodo coperto dal rapporto, nessun Paese nella regione ha adottato misure legislative nazionali relative all'applicazione del Trattato. Diciannove dei 37 Stati parte della regione hanno in passato adottato misure legislative in questo senso. Albania, Bosnia - Erzegovina e Croazia stanno approvando leggi di applicazione del Trattato. L'Olanda, che precedentemente aveva dichiarato che era in corso l'approvazione di una legislazione in questo senso, ora ritiene che le leggi esistenti siano sufficienti a garantire l'applicazione del Trattato. Altri Paesi che hanno espresso questa opinione, e le cui posizioni non erano precedentemente note al Landmine Monitor, sono la Santa Sede, San Marino e il Tagikistan.

Tutti gli Stati parte in Europa e Asia Centrale hanno presentato la loro relazione di trasparenza richiesta ai termini dell'art. 7 del Trattato. Tra questi anche il Tagikistan, che lo ha fatto durante il periodo coperto da questa edizione del rapporto. Tre Stati che non hanno aderito al Trattato hanno anch'essi presentato questa relazione: la Lituania (prima della ratifica, nel 2002), la Lettonia e la Polonia (nel 2003). Trenta Stati parte hanno presentato il loro aggiornamento annuale, la cui data di consegna è il 30 aprile. Secondo dati delle Nazioni Unite, al 31 luglio 2003 ancora non erano stati ricevute le relazioni di Andorra, Portogallo, San Marino e Spagna.

Tutti gli Stati parte e i Paesi firmatari della regione, tranne il Tagikistan, hanno votato il 22 novembre 2002 a favore della risoluzione 57/74 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per l'applicazione e l'universalizzazione del Trattato. Il Tagikistan ha sostenuto di essersi astenuto "per errore". La risoluzione è stata sostenuta anche da otto Paesi della regione che non avevano aderito al Trattato: Armenia, Bielorussia, Estonia, Finlandia, Georgia, Lettonia, Serbia e Montenegro (allora ancora Jugoslavia) e Turchia. Tra i 23 Paesi che si sono astenuti se ne contano cinque della regione: Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Uzbekistan.

Nel periodo 2002-2003 coperto dal rapporto, metà dei 16 co-presidenti e co-relatori dei comitati permanenti del Trattato di Ottawa è stata costituita da Stati parte europei: Austria, Belgio, Croazia, Francia, Italia, Olanda, Romania e Svizzera. Tutti i Paesi non firmatari della regione hanno partecipato alla Quarta Riunione degli Stati Parte nel settembre 2002 e numerosi hanno partecipato ai lavori dei comitati permanenti inter-sessionali del Trattato di Ottawa nel 2003.

Nel novembre 2002 il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha organizzato un seminario sulle mine e i residuati bellici esplosivi a Mosca, cui hanno preso parte tutti i Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti. Ci sono stati anche incontri regionali sulle mine in Armenia e Croazia nell'ottobre 2002 e in Ucraina nel febbraio 2003. Nel novembre 2002 la Campagna dell'Azerbaigian per la Messa al Bando delle Mine ha ospitato la riunione regionale annuale per i Paesi della CSI a Baku.

Esponenti della hanno preso parte ad un evento tenutosi a Oslo nel settembre 2002 per commemorare il 5° anniversario dell'adozione del Trattato. Dal 6 al 9 aprile 2003, la Campagna Italiana Contro le Mine ha ospitato a Roma la riunione mondiale di preparazione del Landmine Monitor Report, anche grazie al sostegno del governo italiano. Per la prima volta, la Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine ha organizzato degli eventi in occasione di una riunione dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) a Varsavia e presso il quartier generale della NATO a Bruxelles.

Uso delle mine
In Cecenia, sia le forze armate russe che i combattenti ceceni hanno continuato a fare uso di mine. Alti ufficiali dell'esercito in Abkhazia hanno dichiarato che verso metà del 2002 truppe georgiane e abkaze hanno minato aree intorno al passo montano di Marukh. E' stato inoltre riferito che le forze georgiane hanno fatto uso di mine antipersona nella Gola di Kodori nel luglio 2002. Le autorità georgiane però negano qualsiasi uso di mine. Ci sono state denunce di uso sporadico di mine in Bosnia, Croazia e Serbia e Montenegro, ma tali denunce erano deboli o non corroborate da prove.

Produzione e trasferimento di mine
Tutti gli Stati, parte e non, nella regione hanno istituito una moratoria sulle esportazioni di mine o hanno dichiarato di non consentire più il commercio di mine. La Russia è l'unico Paese produttore rimasto nella regione, ma nel novembre 2002 un alto ufficiale dell'esercito ha dichiarato che da otto anni la Russia non produce né fornisce alle sue truppe mine antipersona di tipo PFM-1, PMN, PMN-2,o PMN-4.

Nel maggio 2003, nel corso di una fiera di armi a Brno (Repubblica Ceca), la ditta ceca Policske Strojirny ha apparentemente esposto e offerto in vendita mine anticarro Horizon PD-Mi-PK attivate con filo ad inciampo, che secondo la Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine sono proibite ai sensi del Trattato di Ottawa (in quanto indiscriminate).

Distruzione degli arsenali
Dalla precedente edizione del rapporto, otto Stati parte nella regione (Croazia, Italia, Macedonia, Moldova, Olanda, Portogallo, Slovenia e Turkmenistan) hanno dichiarato di aver distrutto i propri arsenali di mine, distruggendo complessivamente un totale di circa 8.5 milioni di unità. Questi otto Paesi si vanno ad aggiungere agli altri 17 che, nella regione, hanno già portato a termine la distruzione delle scorte di mine: Albania, Austria, Belgio, Bosnia - Erzegovina, Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Lussemburgo, Norvegia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ungheria.
La Norvegia ha informato che le mine USA stoccate nel suo territorio sono state rimosse dal Paese nel corso del 2002. Sono inoltre in corso negoziati bilaterali riguardo all'eliminazione di circa 18.200 mine sotto giurisdizione russa che rimangono nel territorio del Tagikistan.
Tre Stati parte in Europa e Asia Centrale hanno ancora arsenali da distruggere. Durante il periodo di riferimento del rapporto il Tagikistan ha iniziato il processo di distruzione e la Romania ha continuato il proprio programma di eliminazione. Cipro ha dichiarato di possedere 48.615 mine e di stare esaminando le opzioni disponibili per la loro distruzione.
Nove Stati parte europei hanno dichiarato di non possedere mine salvo, in alcuni casi, quelle conservate a fini di addestramento. Si tratta di: Andorra Irlanda, Islanda, Liechtenstein, Lituania (che ha dichiarato nel luglio 2002 uno stock di 8.091 mine), Malta, Monaco, Santa Sede e San Marino.
Nei tre Paesi che hanno firmato ma non ratificato si sono registrati sviluppi dal punto di vista della distruzione degli stock: l'Ucraina ha distrutto 404.903 delle sue 6.350.000 mine, la Grecia ha rivelato di possederne 1.078.557 e la Polonia ha volontariamente dichiarato di averne 1.055.971.
In questo periodo ci sono stati notevoli sviluppi anche in alcuni dei Paesi che rimangono fuori dal Trattato, come la Russia che ha dichiarato per la prima volta di aver distrutto, tra il 1996 e il 2002, più di 16.800.000 mine, di cui 638.427 nel solo 2002. Per manifestare il proprio sostegno verso il Trattato, la Bielorussia (che detiene uno stock di 4.500.000 mine antipersona) ha distrutto nel 2002 22.963 mine di tipo PMN-2 ed ha in programma di distruggerne altre 100.000 nel 2003. La Serbia - Montenegro ha rivelato di possedere 1.320.621 mine.
Venticinque Stati parte dell'Europa e Asia Centrale hanno esercitato, o dichiarato l'intenzione di esercitare, l'opzione prevista dall'art. 3 del Trattato di conservare delle mine per scopi di addestramento e sviluppo. Undici Stati parte hanno invece deciso di non conservarne, tra cui quattro che un tempo detenevano arsenali di mine: Albania, Austria, Norvegia e Svizzera.
Altri Stati parte che in precedenza detenevano arsenali di mine hanno deciso di conservare un numero di unità tipicamente compreso tra 1.000 e 5.000, salvo poche eccezioni. La decisione del Turkmenistan di conservare 69.200 mine è stata duramente criticata come una possibile violazione degli obblighi derivanti dal Trattato. Si tratta di una quantità quattro volte superiore a quella mantenuta dal secondo Paese per numero di mine conservate. La Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine ritiene che questo sia un numero inaccettabile e probabilmente illegale in quanto di gran lunga superiore al "minimo indispensabile" consentito dal Trattato.
La Lituania ha dichiarato che intende mantenere tutte le sue 8.091 mine sebbene conduca solamente limitati programmi di addestramento allo sminamento in cooperazione con altri Paesi baltici. Stando a quanto dichiarato nella relazione volontaria ex art. 7 presentata il 1° maggio 2003, la Lettonia sembra intenzionata a seguire l'esempio della Lituania e conservare tutte le sue 2.980 mine.
Durante il periodo di riferimento di questo rapporto, l'Italia ha ridotto il numero di mine conservate da 8.000 a 811 ed il Regno Unito da 4.949 a 1.783. Bulgaria, Croazia, Danimarca, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna avevano preso decisioni simili negli anni precedenti.
In controtendenza, alcuni Paesi hanno invece aumentato il numero di mine in loro possesso. La Repubblica Ex Jugoslava di Macedonia ne sta conservando 4.000, un numero enormemente superiore a quello dichiarato inizialmente (50). La Svezia ha aumentato le proprie scorte da 11.120 a 16.015 in seguito alla scoperta di un ingente quantitativo addizionale detenuto dalla ditta Bofors Defence. La Bosnia - Erzegovina attualmente detiene 2.525 mine, 120 in più di quanto dichiarato originariamente.
Un numero crescente di Stati parte ha dichiarato il numero di mine consumate ogni anno, specificando esattamente per quali scopi di addestramento o ricerca. Dieci dei quindici Stati che hanno fornito questo tipo di informazioni nel 2002 erano europei. Si tratta di: Svezia (che ha dichiarato di averne usate 1.002), Olanda (314), Belgio (293), Croazia (200), Danimarca (33), Germania (19), Francia (17), Slovacchia (14), Lussemburgo (10) e Irlanda (9).

Contaminazione da mine
Ventuno degli ottantadue Paesi colpiti dalle mine nel mondo si trovano in Europa e Asia Centrale. Dieci di questi sono Stati parte (Albania, Bielorussia, Bosnia - Erzegovina, Cipro, Croazia, Danimarca, Macedonia, Moldova, Repubblica Ceca e Tagikistan) e 11 no (Armenia, Azerbaigian, Georgia, Grecia, Kirghizistan, Polonia, Russia, Serbia e Montenegro, Turchia, Ucraina e Uzbekistan). I territori dell'Abkhazia, Cecenia, Kosovo e Nagorno-Karabakh sono anch'essi inquinati dalle mine.

Il Landmine Monitor Report ha rimosso Estonia, Lettonia, Lituania e Ungheria dalla lista dei Paesi colpiti perché in essi il problema è principalmente, quando non esclusivamente, dovuto alla presenza di ordigni inesplosi ed ha un impatto estremamente limitato sulla popolazione (poche o nessuna le vittime registrate nel 2001, 2002 e 2003).

Cinque Paesi europei colpiti dalle mine sono fra i 14 per i quali il termine di 10 anni per bonificare completamente il territorio ai sensi dell'art. 5 del Trattato cade a marzo 2009. Si tratta di Bosnia - Erzegovina, Croazia, Danimarca, Macedonia e Regno Unito (per le isole Falkland/Malvinas).

In Bosnia - Erzegovina, nell'aprile 2003, il consiglio dei ministri ha approvato una strategia di sminamento che si prefigge di completare la bonifica entro il 2010. Nel maggio 2003, la Croazia ha espresso l'intenzione di liberarsi dalle mine entro il marzo 2009. In Macedonia, dove l'entità del problema è relativamente limitata, sono in corso alcune attività di sminamento, ma nella relazione presentata ai sensi dell'art. 7 la Macedonia non ha rilasciato informazioni sulle aree minate nel Paese né sulle attività di bonifica in corso. Nell'ottobre 2002, il Regno Unito e l'Argentina si sono accordati sulla realizzazione di uno studio di fattibilità per la bonifica delle Isole Falkland/Malvinas. Tuttavia, l'avvio di questo studio non è progredito significativamente né nel 2002 né nella prima metà del 2003. La penisola di Skallingen in Danimarca, pesantemente contaminata dalle mine durante la seconda guerra mondiale, è ora un'area naturale protetta nella quale non sono in corso attività di bonifica.

I finanziamenti per la mine action
I principali finanziatori europei di attività di mine action nel 2002 sono stati la Commissione Europea (40 milioni di dollari), la Norvegia (25.5 milioni di dollari), la Germania (19.4 milioni di dollari), l'Olanda (16 milioni di dollari), il Regno Unito (16 milioni di dollari),la Danimarca (10.6 milioni di dollari), la Svizzera (9 milioni di dollari), l'Italia (8.7 milioni di dollari), la Svezia (7.3 milioni di dollari), il Belgio (4.5 milioni di dollari), la Francia (3.5 milioni di dollari), l'Austria (2 milioni di dollari), l'Irlanda (1.6 milioni di dollari), la Grecia (1.5 milioni di dollari) e il Lussemburgo (1.1 milioni di dollari). Queste cifre comprendono anche i fondi stanziati per attività di ricerca e sviluppo. Le cifre totali rappresentano notevoli incrementi dei finanziamenti stanziati da Commissione Europea, Norvegia, Italia e Olanda. Anche Grecia, Belgio, Francia, Austria e Svizzera hanno registrato aumenti nei livelli di finanziamento. A contrario, si sono ridotti i fondi destinati alla mine action da Danimarca, Svezia e Regno Unito nonché da Finlandia e Irlanda.

I principali destinatari di finanziamenti per l'azione contro le mine in Europa rimangono la Bosnia - Erzegovina e la Croazia. Dodici Paesi finanziatori hanno dichiarato contributi per circa 15.8 milioni di dollari destinati alla Bosnia nel 2002. Il governo bosniaco ha dichiarato di aver messo a disposizione fondi nazionali per 5.06 milioni di dollari per la mine action nel 2002. In Croazia le attività contro le mine sono finanziate per lo più dallo Stato (24.3 milioni di dollari), da donazioni di compagnie pubbliche (9.5 milioni di dollari) e da altre donazioni nazionali e internazionali (10.5 milioni di dollari).
Nel 2002, la Macedonia ha ricevuto finanziamenti per 3 milioni di dollari, il che rappresenta un aumento rispetto al passato. L'Albania, pur avendo un notevole problema di mine e ordigni inesplosi ha ricevuto solo 2.8 milioni di dollari. Il Kosovo ha visto una sensibile riduzione dei fondi ricevuti (1.4 milioni di dollari) in seguito alla cessazione delle principali di attività di bonifica delle azioni Unite alla fine del 2001. La Serbia - Montenegro ha ricevuto 300.000 dollari per la mine action dall'International Trust Fund istituito dal governo sloveno.
Cinque finanziatori hanno dichiarato di aver fornito circa 4.5 milioni di dollari in assistenza per la mine action in Azerbaigian nel 2002. Inoltre il governo ha affermato di aver reso disponibili 259.000 dollari per attività contro le mine. In Armenia, gli USA hanno fornito 4.5 milioni di dollari, compreso un finanziamento di 1.8 milioni di dollari messo a disposizione dall'ambasciata americana. In Georgia, quattro finanziatori hanno dichiarato di aver donato fondi per 2.1 milioni di dollari, per lo più destinati alle attività di bonifica svolte da Halo in Abkhazia.

Bonifica e sopralluoghi
Nel 2002 e 2003 erano in corso attività di bonifica umanitaria da parte di operatori internazionali, nazionali e non governativi in almeno 6 Paesi nella regione, tra i quali 4 sono parte del Trattato di Ottawa (Albania, Bosnia - Erzegovina, Croazia e Macedonia) e 2 no (Azerbaigian e Grecia). Esistono programmi di sminamento umanitario anche in Abkhazia, Kosovo e Nagorno-Karabakh.

La maggior parte delle principali organizzazioni internazionali non governative di mine action hanno sede in Europa e sono attive in numerosi Paesi in tutto il mondo. Tra queste si ricordano Dan Church Aid (DCA), Danish Demining Group (DDG), Halo Trust, Mine Advisory Group (MAG), Norwegian People's Aid (NPA), e Swiss Foundation for Mine Action (FSD).

  • In Abkhazia, Halo Trust ha bonificato nel 2002 858.688 mq di terreno minato.
  • In Albania, DCA e FSD hanno condotto delle indagini sull'impatto delle mine che hanno permesso di dichiarare sicuri nel 2002 quasi 6 milioni di mq di territorio sospetto, mentre sopralluoghi tecnici hanno permesso di dichiarare agibili altri 675.000 e le attività di bonifica hanno liberato 450.000 mq di terreno minato.
  • In Azerbaigian, nel corso del 2002 due ONG locali hanno bonificato un totale di 1.118.000 mq di terreno.
  • In Bosnia - Erzegovina, il Centro per l'Azione Contro le Mine ha comunicato, nel febbraio 2003, che nel corso del 2002 sono stati bonificati circa 6 milioni di mq di terreno (500.000 mq in più rispetto al 2001). Tuttavia la quantità complessiva di terreno bonificata nel 2002 è stata inferiore a quanto programmato.
  • Il Centro Croato per l'Azione Contro le Mine (CROMAC) ha comunicato che la superficie considerata libera da mine nel 2002 è di 60 milioni di mq, 31 dei quali bonificati in attività di sminamento. Nel 2001 erano stati bonificati 13.6 mq di terreni minati, in gran parte attraverso l'uso di mezzi meccanici.
  • Nel 2002, l'esercito greco ha bonificato 66.000 mq di terreni minati nelle regioni settentrionali nell'ambito di un'operazione di sminamento già in corso.
  • Nel corso di operazioni da parte dei Corpi di Protezione del Kosovo, sono stati bonificati nel 2002 203.360 mq di terreno. Sono state scoperte 14 nuove aree pericolose.
  • In Macedonia vari operatori tra cui forze NATO, militari macedoni, Handicap International e MineTech hanno bonificato un totale di circa 3.9 milioni di mq.
  • Nel Nagorno-Karabakh, Halo Trust ha bonificato nel 2002 380.386 mq di terreno. Il 2003 ha visto un forte incremento delle attività, con la bonifica di ben 810.743 mq tra il 1°gennaio e il 1° giugno.

    Nel 2002 e 2003 si sono svolte limitate attività di bonifica in almeno altri 13 Paesi, tra cui 4 Stati parte del Trattato (Cipro, Repubblica Ceca, Serbia - Montenegro, Tagikistan) e 9 non-membri (Armenia, Bielorussia, Georgia, Kirghizistan, Moldova, Polonia, Russia e Ucraina. Sono state notate limitate attività di bonifica a scopo tattico in Russia (Cecenia) e Uzbekistan. A Cipro sono state notate limitate attività di bonifica finalizzate al mantenimento dei campi minati.

    Risulta che nel 2002 l'esercito del Kirghizistan abbia cominciato a bonificare alcune aree, ma a quanto comunicato dal Servizio di Polizia di Frontiera del Kirghizistan, tali attività sono state interrotte a causa di dispute relative al confine. Nella Serbia meridionale, tra il maggio 2001 e il dicembre 2002 l'esercito e reparti del Ministero degli Interni hanno disattivato o distrutto 6.654 mine e 223.058 ordigni inesplosi. Lo sminamento del confine con la Bulgaria ad opera dell'esercito turco è stato portato a termine a metà del 2002.

    Nel corso del 2002, non sono state registrate attività di bonifica di alcun tipo in Danimarca né nel territorio controllato del Regno Unito delle Isole Falkland/Malvinas.

    Coordinamento e pianificazione dell'azione contro le mine
    Il Landmine Monitor ha osservato un qualche tipo di organo di coordinamento e pianificazione in sette dei 21 Paesi colpiti dalle mine in Europa e Asia Centrale: Albania, Azerbaigian, Bosnia - Erzegovina, Croazia, Macedonia, Serbia -Montenegro e Tagikistan, oltre che in Abkhazia, Kosovo e Nagorno-Karabakh.

    Nel periodo di riferimento di questa edizione del rapporto, il Landmine Monitor ha osservato l'esistenza di un piano nazionale di azione contro le mine in quattro dei Paesi colpiti (Albania, Azerbaigian, Bosnia - Erzegovina e Croazia), ma anche altri Paesi stanno stilando e approvando simili piani.

    Sensibilizzazione al rischio delle mine (Mine Risk Education)
    Nel 2002 si sono tenuti programmi di sensibilizzazione in nove Paesi della regione (Albania, Azerbaigian, Bosnia - Erzegovina, Croazia, Kirghizistan, Macedonia, Russia, Serbia - Montenegro e Tagichistan e in quattro altre aree: Abkhazia, Cecenia, Kosovo e Nagorno-Karabakh. In quattro Paesi (Bielorussia, Georgia, Polonia e Ucraina) sono state registrate attività di sensibilizzazione minime, mentre in altri nove (Armenia, Cipro, Danimarca, Georgia, Grecia, Moldova, Repubblica Ceca, Turchia e Uzbekistan) non ne sono state osservate affatto.

    L'UNICEF e il Comitato Internazionale della Croce Rossa, insieme ai comitati locali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, sono stati importanti agenti nei programmi di sensibilizzazione nella maggior parte dei Paesi nella regione. In Croazia il Centro per l'Azione Contro le Mine ha condotto anche attività di sensibilizzazione, mentre in Abkhazia tali attività sono state svolte da Halo Trust.

    In Kosovo, gli organi locali designati a pianificare le attività di sensibilizzazione non sono riusciti a farlo, e le attività sono state svolte da UNICEF, Croce Rossa, Caritas tedesca e dalla ONG locale ARKA. In Albania, uno studio condotto nell'agosto 2002 sulle attività di sensibilizzazione in corso è poi confluito nella realizzazione di una nuova strategia per le iniziative di sensibilizzazione. In Bosnia - Erzegovina, la sensibilizzazione sulle mine è entrata a far parte dei programmi scolastici, con il risultato di raggiungere 541.550 scolari. In Macedonia, la Croce Rossa Internazionale e la Croce Rossa Macedone hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione attraverso i mezzi di comunicazione per raggiungere un pubblico più ampio. In Serbia - Montenegro i mezzi di comunicazione locali e statali hanno divulgato programmi di sensibilizzazione sulle mine. In Kirghizistan, la Mezzaluna Rossa ha dato inizio ad un programma di sensibilizzazione a base comunitaria a Batken Oblast, in coordinamento con il Ministero delle Situazioni d'Emergenza.

    Non sono stati registrati programmi di sensibilizzazione in Georgia, Moldova, Turchia, Turkmenistan, Ucraina o Uzbekistan.

    Vittime da mine e ordigni inesplosi
    Nel 2002-2003 si sono registrate vittime in 15 Paesi della regione: Albania, Azerbaigian, Bielorussia, Bosnia - Erzegovina, Croazia, Georgia, Grecia, Kirghizistan, Macedonia, Russia, Serbia - Montenegro, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan. Sono state inoltre registrate vittime nelle regioni dell'Abkhazia, Cecenia, Kosovo e Nagorno-Karabakh. Inoltre, altri sei Paesi hanno denunciato vittime causate da ordigni inesplosi lasciati da conflitti pregressi. Si tratta di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

    L'incidenza di vittime nel 2002 è stata largamente simile, e in alcuni casi significativamente inferiore, a quella registrata nel 2001. In Albania sono state registrate sette vittime (otto nel 2001), in Bosnia - Erzegovina 72 (87 nel 2001), in Croazia 29 (30 nel 2001), in Kosovo 15, per lo più causate da ordigni inesplosi e cluster bombs (22 nel 2001), in Macedonia quattro (38 nel 2001), nel Nagorno-Karabakh 15 (18 nel 2001), in Georgia 70 (98 nel 2001), in Serbia e Montenegro cinque (32 nel 2001), in Tagikistan nove (da 29 nel 2001) e in Turchia 40 (da 58 nel 2001).

    Il Ministero della Sanità ceceno ha registrato un totale di 5.695 vittime da mine e ordigni inesplosi, un numero di gran lunga superiore a quello riportato nel 2001 (2.140).

    Nel 2002-2003 tra le vittime da mine/ordigni inesplosi si sono contati anche i cittadini di Paesi della regione uccisi o feriti mentre si trovavano all'estero impegnati in attività militari, di bonifica o di altro tipo. I Paesi in questione sono: Albania, Bosnia - Erzegovina, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Kazakistan, Olanda, Norvegia, Polonia, Regno Unito, Romania, Russia, Serbia - Montenegro, Svizzera, Turchia.

    Assistenza alle vittime
    In Albania, l'infrastruttura sanitaria delle regioni colpite dalle mine non è adeguata alla cura e alla riabilitazione di quanti sopravvivono allo scoppio di una mina. Tuttavia, l'agenzia esecutiva albanese per la mine action ha nominato un ufficiale addetto alla sensibilizzazione sul rischio delle mine e all'assistenza alle vittime per coordinare e sviluppare un piano d'azione per cercare di soddisfare le necessità delle persone sopravvissute allo scoppio di mine. In Armenia, l'Impresa di Protesi e Ortopedia di Yerevan ha ricevuto dei finanziamenti che le hanno consentito di riprendere le attività nel marzo del 2003 dopo l'interruzione avvenuta nel 2002. In Azerbaigian, l'Agenzia Nazionale per la Mine Action ha designato un operatore addetto all'assistenza alle vittime per coordinare le attività del gruppo di lavoro sull'assistenza alle vittime e sviluppare un programma di assistenza a lungo termine. In Bosnia - Erzegovina, il Centro Bosniaco per l'Azione Contro le Mine ha in programma di creare un gruppo di coordinamento per l'assistenza alle vittime delle mine allo scopo di sviluppare un piano d'azione in questo senso. In un'iniziativa separata, la strategia di sviluppo per la Bosnia: strategia per la riduzione della povertà e la protezione sociale dei disabili include la proposta di una legge per la protezione dei disabili senza distinzione di causa della disabilità. In Cecenia, il Centro di Ortopedia e Protesi di Grozny ha iniziato la produzione. In Croazia, il Parlamento ha approvato una nuova strategia che mira a migliorare le condizione di vita delle persone disabili, a prescindere dalla causa della disabilità. In Georgia, il Centro Ortopedico di Tbilisi aveva, a dicembre 2002, 458 amputati nelle proprie liste d'attesa. In Kosovo, il Ministero della Sanità ha nominato un addetto alla medicina e riabilitazione fisica per rafforzare il settore della riabilitazione. In Slovenia, il Fondo Fiduciario Internazionale per lo Sminamento e l'Assistenza alle Vittime ha promosso uno studio regionale sull'assistenza alle vittime nei Balcani.

    Da settembre 2002, la Francia ha fatto da co-presidente del Comitato Permanente sull'assistenza e la reintegrazione socio-economica delle vittime.

    In Europa e Asia Centrale, 12 Paesi (Albania, Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Itala, Olanda, Norvegia, Slovacchia, Svezia e Tagikistan) hanno usato il modulo J allegato alla relazione richiesta ex art. 7 per comunicare le loro attività in materia di assistenza alla vittime o altre attività di mine action. La Bulgaria, la Danimarca e la Romania hanno usato il modulo J per comunicare altre informazioni.