Marocco e il Trattato dei Giovani contro la guerra

MAROCCO E IL TRATTATO DEI GIOVANI CONTRO LA GUERRA

Il paese scelto per le attività dei Giovani contro la Guerra per l'anno scolastico 2005-2006 è il Marocco, Paese che non ha ancora aderito al Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine.

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Curiosità sul paese

Dove si trova?
Il Marocco si trova nel Nord Africa.
Il suo territorio di circa 710.850 km² confina con l’Algeria , la Mauritania, il Sahara Occidentale ed è bagnato dall’Oceano Atlantico.
La sua popolazione ammonta a circa 32.752.847 persone per una densità di 42,04 abitanti per Km²
La sua capitale è Rabat, che conta 659.000 abitanti.
La tipologia di governo è quella della Monarchia Costituzionale.
L’unità monetaria è il Dirham marocchino diviso in 100 cent.

La sua gente
La popolazione marocchina è suddivisa in diverse etnie di cui il gruppo più numeroso è rappresentato dagli arabi-berberi che sono il 99.1%, seguiti dagli ebrei (0.2%) ed altri che insieme compongono lo 0.7%.
La maggior parte delle persone sono di religione musulmana (98.7%).
I restanti si dividono tra cristiani (1.1%) ed ebrei (0.2%). La piccola comunità ebraica è concentrata a Casablanca.
La lingua ufficiale è l’arabo, ma vengono parlati diversi dialetti berberi ed è frequente l’uso del francese e dello spagnolo.

Date importanti
Il 2 marzo del 1956 il Marocco ottiene l’indipendenza dalla Francia.
Il 30 luglio del 1999 sale al trono l’attuale re Mohamed VI e da allora si festeggia la ricorrenza dell’incoronazione.

La bandiera
Una stella verde a 5 punte (Stemma di Salomone) che campeggia su un fondo rosso. I due colori rosso e verde sono tradizionalmente usati per le bandiere arabe.

Quali sono le risorse del paese?
Le risorse naturali presenti nel Paese sono: fosfati, ferro, manganese, piombo, zinco, sale, prodotti della pesca.
I prodotti agricoli più importanti sono: orzo, frumento, agrumi, vino, ortaggi, olive.
Settori importanti per l’economia sono quello del turismo, la lavorazione dei prodotti alimentari, l’industria mineraria e la lavorazione dei fosfati.
L’agricoltura continua ad avere una grande importanza, e impiega oltre il 40% della forza lavoro. Grazie agli investimenti esteri tutti i settori non agricoli iniziano a crescere in maniera costante.
Il re del Marocco Mohammed VI salito al trono nel 1999 ha dichiarato di voler proseguire una politica di liberalizzazione seguendo le orme progressiste del padre e i criteri stabiliti dal Fondo Monetario Internazionale.
La maggior parte delle attività economiche resta concentrata nelle regioni delle due città più importanti del paese, Casablanca e Rabat, ma il Governo sta cercando di incentivare l’industrializzazione in altre regioni che sono meno popolate.
Uno dei principali partner commerciali del Marocco è l’Italia, che esporta verso il Paese africano prodotti tessili, macchinari, apparecchi e prodotti chimici. Dal Marocco invece il nostro Paese importa prodotti chimici e petroliferi, fili elettrici, cavi, articoli di abbigliamento e calzature.


Notizie sul “conflitto”

L’idea di Grande Marocco
Già negli anni ‘50 il Marocco inizia a coltivare l’idea di unire il Sahara Occidentale, la Mauritania, parte dell’Algeria e del Mali per realizzare il progetto del “Grande Marocco”.
Negli anni ‘60 inizia una serie di scontri e rivendicazioni con i Paesi su cui il Marocco aveva delle mire.
Nel 1975 inizia l’invasione del Sahara Occidentale. In quel periodo erano ancora presenti l’amministrazione e l’esercito spagnoli
Il 14 novembre 1975 la Spagna firma un accordo con Marocco e Mauritania che affida a questi due Paesi il Sahara Occidentale. Una volta ritirata la Mauritania dal conflitto, il Marocco occupa anche la sua parte del Sahara Occidentale.
Il Fronte Polisario (movimento di liberazione nazionale del popolo sahrawi costituito nel 1973) cerca di colpire il Marocco anche all’interno del suo territorio. Per questo motivo all’inizio degli anno ’80 il Marocco inizia la costruzione di un muro di difesa dotato di una sofisticata rete di sorveglianza elettronica e campi minati.
La guerra prosegue fino al 1991, anno in cui arriva il cessate il fuoco previsto dal Piano di pace dell’Onu del 1984.
Il Marocco continua a considerare il Sahara Occidentale una sua provincia e sebbene in modo sporadico, continua la sua attività militare violando il piano di pace.

Il muro minato
Il Marocco ha costruito un muro di cui non si parla molto, ma che ha la particolarità di avere su ambo i lati campi minati.
Si tratta del muro che divide da nord a sud il Sahara Occidentale lasciando ad ovest i 2/3 del territorio occupato dal Marocco.
La parte restante rappresenta i territori liberati ed è sotto il controllo del Fronte Polisario.
La fascia ad est del muro rappresenta una delle superfici a maggiore densità di mine al mondo, si parla di 4000mine per km².
La costruzione del muro inizia nel 1980 con l’obiettivo di difendere il sud del Marocco dagli attacchi del Polisario e continua fino al 1987.
Sebbene dal 1991 sia in atto un cessate il fuoco tra i due attori del conflitto e non siano stati segnalati scontri lungo il muro, continuano a verificarsi incidenti che provocano morti e feriti a causa dell’esplosione delle mine.
Una nuova fonte di preoccupazione legata alle mine è rappresentata dagli africani che cercano di emigrare in Europa passando per il Sahara Occidentale e poi per il Marocco.
Il Marocco non ha ancora aderito al Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine.
Nel 2005 il Fronte Polisario invece ha firmato l’Appello di Ginevra, documento che impegna i gruppi armati non statali coinvolti in un conflitto a non far ricorso alle mine antipersona, e a distruggere quelle in suo possesso.


Foto A.Contessini

Il sahrawi un popolo in trasformazione
Fino alla colonizzazione spagnola i sahrawi sono un popolo nomade, suddiviso in tribù che in caso di necessità ed emergenza, si uniscono, ritrovando la loro origine comune.
È nel XIII sec. che le tribù sahrawi prendono la struttura attuale, risultato di un processo di fusione tra gli arabi Maqil che venivano dallo Yemen e la popolazione locale di lingua berbera.
Si viene a creare una divisione sociale tra tribù guerriere (arabe) e tribù dedite alla cultura religiosa (berbere).
L’hassaniya, la lingua parlata non assomiglia per nulla ai dialetti del Marocco e dell’Algeria, ed è invece molto simile all’arabo classico.
La società tradizionale sahrawi è basata sulla famiglia patriarcale in cui viene riconosciuta autorità al parente maschio più anziano.
Si tratta di una società nomade, in cui più famiglie che “nomadizzano” insieme costituiscono una frazione; più frazioni costituiscono una tribù e più tribù una confederazione.

...e in esilio
L’invasione del Sahara Occidentale da parte del Marocco nel novembre 1975 segna l’inizio della fuga per gran parte della popolazione sahrawi, prima verso il deserto e poi alla ricerca di rifugio nella vicina Algeria.
I profughi trovano asilo nei pressi della città di Tindouf, dove si installano in una tendopoli.
La quantità di persone che raggiungerà la tendopoli però è talmente elevata da rendere necessaria una divisione della zona in tre aree denominate “wilaya,” che vuol dire regione.
Ogni regione si divide in zone o province indicate con il termine “daira”, che a loro volta sono divise in settori o quartieri.
Ad ogni suddivisione viene data il nome di una città sahrawi, per rimanere simbolicamente legati alla propria patria.
La vita in questi campi è l’unico esempio di autorganizzazione dei profughi.É la popolazione stessa a gestire, attraverso comitati popolari, gli aspetti principali della vita come la distribuzione degli aiuti alimentari, la salute, l’educazione.


Foto A.Contessini

Il Sahara Occidentale e le mine
Le mine arrivano nel Sahara Occidentale con l’inizio dell’invasione marocchina.
L’esercito marocchino utilizza le mine per difendere le postazioni fisse e in seguito intorno al muro.
Il Fronte Polisario utilizza la tattica della guerriglia e ne fa un uso sporadico.
I maggiori fornitori di mine al Marocco sono la Francia, l’Italia (la Valsella) il Belgio, il Portogallo, la Spagna e gli Stati Uniti.
Tra mine antipersona e mine anticarro si ipotizza la presenza circa di un milione di mine.
È però impossibile stabilire il numero delle vittime nel corso della guerra.
Il Polisario ha rinvenuto un migliaio di mine di tipo diverso che conserva ed espone nel Museo della guerra presso Tindouf.


Foto A.Contessini


 
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