| Progetto Nepal | |||
NEPAL PROGETTO DI SOSTEGNO SCOLASTICO PER LE BAMBINE COINVOLTE NEL CONFLITTO 1. INTRODUZIONE Perché il Nepal Il Nepal è conosciuto principalmente per la bellezza delle sue montagne e la spiritualità dei luoghi, ma ben pochi sanno che il Paese è dilaniato da un violento conflitto interno che vede confrontarsi le forze di sicurezza governative e gruppi armati di ispirazione maoista. I gruppi di guerriglia si sono formati a partire dal 1996 dopo una cocente sconfitta elettorale del partito maoista ed il suo passaggio alla clandestinità. Si calcola che in questi otto anni siano morte più di 8.000 persone, più della metà delle quali a partire dal 2001, anno in cui sono scoppiate apertamente le ostilità tra guerriglia ed esercito nepalese. Un cessate il fuoco decretato il 29 gennaio del 2003 per permettere il dialogo tra le due parti è stato revocato il 27 agosto dello stesso anno dalle forze maoiste, insoddisfatte delle azioni intraprese dal governo per adempiere agli impegni presi e soprattutto deluse per la mancata istituzione di una commissione con il mandato di stilare una nuova costituzione che prevedesse anche l'opzione di abolire la monarchia. La ripresa delle ostilità è stata accompagnata da una nuova impennata delle violazioni dei diritti umani con un forte aumento dei casi di arresti arbitrari, "sparizioni" (se ne sono contate oltre 150 nei mesi successivi alla rottura del processo di pace - tutte nel corso di operazioni anti-guerriglia), esecuzioni extragiudiziarie e tortura da parte delle forze di sicurezza e numerosi rapimenti, uccisioni, casi di tortura e reclutamento di minori da parte dei maoisti. Nel maggio 2004, in seguito al deterioramento della situazione e a ripetuti episodi di intimidazione, le agenzie di cooperazione dei governi britannico, olandese e tedesco hanno deciso di interrompere un progetto di sviluppo in quattro distretti del Nepal nord-occidentale. Misure simili sono state adottate dal Programma Alimentare Mondiale ed altre agenzie/ambasciate di Paesi donatori. Alla ripresa del conflitto ha fatto inoltre seguito una intensificazione dell'uso di mine ed ordigni esplosivi improvvisati (questi ultimi soprattutto ad opera della guerriglia) con gravi ripercussioni per la sicurezza della popolazione civile, l'agricoltura, il commercio ed il transito per le strade. Si calcola che l'esercito abbia seminato circa 10.000 mine (per lo più di provenienza indiana, cinese e russa) in varie zone del Paese, mentre è impossibile fare una stima di quante siano quelle (in parte di fabbricazione indiana, ma spesso anche di fattura artigianale) impiegate dai maoisti. Gli incidenti da mina sono all'ordine del giorno: il Landmine Monitor Report stima che nel 2002 siano stati almeno 177 i civili uccisi o feriti da mine o altri ordigni esplosivi improvvisati. Dopo una flessione nei primi mesi del 2003 in coincidenza con il cessate il fuoco la frequenza degli incidenti è tornata ad essere allarmante. Dal punto di vista della Campagna per la messa al bando delle mine, il Nepal si presta ad una azione combinata di raccolta fondi (sul progetto di sostegno alla scolarizzazione in oggetto) e di lobbying, articolata, quest'ultima, su due fronti: presso il governo affinché aderisca al Trattato di Ottawa e presso i gruppi armati affinché anch'essi rinuncino all'uso delle mine antipersona. La situazione di conflitto e il perdurante uso di mine da una parte e, dall'altra, la presenza di una forte Campagna locale con una importante componente di attivismo giovanile suggerisce inoltre di incentrare proprio sul Nepal la campagna dei giovani contro la guerra, da integrare anche nei percorsi didattici di educazione alla pace previsti a partire dal settembre 2004. E proprio la componente scolastica e giovanile comune alle due azioni (raccolta fondi e campagna giovani) fa presupporre la possibilità che si instauri una buona sinergia tra loro, tale da massimizzare i risultati ed ottimizzare l'impiego delle risorse e dei contatti. Perché un progetto di sponsorizzazione scolastica L'accesso all'istruzione è uno dei diritti fondamentali dei bambini, sancito tra l'altro dal principio numero 7 della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo. La negazione di questo diritto in situazioni di estrema miseria (si calcola che il 50% della popolazione nepalese viva al di sotto della soglia della povertà) aggravate dalla presenza di uno stato di guerra contribuisce a perpetuare il ciclo della povertà e dell'emarginazione sociale. In Nepal il tasso di alfabetizzazione per gli uomini è di circa il 66%, ma scende a circa il 30% per le donne. Si tratta di cifre medie, che nascondono però situazioni ancora più drammatiche come quella registrata nella casta più bassa, quella dei dalit, dove il tasso di alfabetizzazione maschile è solo del 16% e quello femminile del 7%. L'intensità del conflitto in alcune zone del Paese e le sue implicazioni sia economiche che militari (tra le quali il crescente uso di mine ed ordigni improvvisati) non fanno che ostacolare ulteriormente un già non facile accesso all'istruzione. Favorire la scolarizzazione in questo contesto risulta quindi fondamentale per incentivare non solo lo sviluppo socio-economico del Paese ma anche la creazione di una cultura di pace e di solidi valori civici per contribuire alla pacificazione e ricostruzione del tessuto sociale lacerato dalla guerra. Perché le bambine Se la popolazione civile, intrappolata nel fuoco incrociato delle due parti in conflitto ed accusata da ciascuna di queste di simpatizzare con il nemico, è la principale vittima della situazione di guerra che si vive in Nepal, donne e bambini risultano particolarmente vulnerabili. Le donne sono state spesso prese di mira tanto dalle forze di sicurezza quanto dai maoisti. In otto anni di guerra sono "scomparse" circa 15.000 donne e innumerevoli altre sono state uccise, rapite, arrestate e violentate. Le vittime di violenza vengono stigmatizzate ed emarginate, come anche le ragazze reclutate a forza dai maoisti che riescono a liberarsi. La guerra non fa comunque che aggravare una situazione che vede la donna occupare - come avviene peraltro in altri Paesi dell'Asia meridionale - i gradini più bassi della scala sociale in un contesto fortemente patriarcale. Il ruolo della donna è tradizionalmente orientato al matrimonio ed alla famiglia e subordinato a quello dei parenti di sesso maschile. Tra le ragioni addotte per la bassa scolarizzazione delle bambine è stata spesso indicata la scarsa importanza di dare loro un'istruzione perché "tanto si devono sposare". In Nepal sono inoltre diffuse la prostituzione, lo sfruttamento sessuale e il traffico di donne e ragazze spesso verso i bordelli dell'India. La violenza perpetrata su donne e bambine in seno alla famiglia, soprattutto nelle caste inferiori - retaggio dell'ignoranza e della mancanza di coscienza dei diritti delle donne - è stata identificata tra le principali cause dell'avviamento alla prostituzione. 2. IL PROGETTO Chi sono i beneficiari Il progetto nella sua totalità mira a garantire l'istruzione, fino alla scuola superiore (circa 10 anni), a 100 bambine di età compresa tra i 4 e i 15 anni nei distretti di Chitawan, Dhading, Dolakha, Kathmandu, Nuwakot, Ramechhap, Rolpa, Rukum, Salyan e Sinshupalchok, situati nelle regioni centrali ed occidentali del Paese. I distretti di Rukum, Rolpa e Salyam sono indicati tra le zone a maggior rischio a causa delle ostilità. Le bambine provengono da famiglie povere, spesso appartenenti alle caste più basse, colpite dal conflitto in modo più o meno diretto. Alcune di loro sono state ferite da mine o ordigni inesplosi. Altre hanno perso i genitori nel corso del conflitto (si calcola che siano circa 2000 gli orfani di guerra, figli di soldati uccisi da gruppi armati maoisti, contadini uccisi dalle forze dell'ordine perché sospettati di simpatizzare con la guerriglia, o ancora vittime del fuoco incrociato). Altre ancora vivono in zone di conflitto e ne subiscono le conseguenze socioeconomiche oltre al trauma psicologico di vivere in condizioni di costante terrore. Come funziona Il progetto è gestito dalla Campagna Nepalese per la messa al bando delle mine (NCBL) in collaborazione con l'organizzazione non governativa (ong) WODES (Women's Development Society) e riceve finanziamenti da altri donatori in Paesi quali il Giappone, la Svezia e l'Italia. La NCBL ha sponsorizzato con fondi propri 15 bambine oltre alle 100 coinvolte nel progetto. Le bambine sono state selezionate tra le comunità più colpite dal conflitto e dalla povertà su segnalazione di ong e autorità locali e sulla base di criteri di merito e necessità. Il progetto comporta la copertura di tutte le voci di spesa relative alla frequenza di un anno scolastico (con inizio a maggio) tra cui tasse scolastiche, iscrizione alla biblioteca, libri, materiale didattico, uniforme, spese relative al sostenimento di esami ed altre spese accessorie. E' previsto che le bambine frequentino la scuola più vicina a dove vivono. Rappresentanti della NCBL e di ong locali visitano periodicamente le bambine a scuola e a casa e raccolgono informazioni sui loro progressi, incoraggiandole a scrivere lettere per le organizzazioni finanziatrici. A conclusione del primo anno del progetto è prevista una visita di valutazione da parte della Campagna Italiana Contro le Mine. Quanto costa Il costo della scolarizzazione per una bambina per un anno equivale a circa 200 euro. Per sostenere il progetto scopri come donare |