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Stop Cluster Bombs: a Oslo per fermare l’emergenza umanitaria causata dalle munizioni a grappolo. Oslo, Norvegia, 21 febbraio – Un chiaro impegno a sviluppare, negoziare e portare a termine un nuovo trattato entro il 2008, dovrebbe emergere dall’incontro governativo sulle munizioni cluster in Norvegia questa settimana. Sotto lo sguardo attento di 50 organizzazioni della società civile provenienti da tutto il mondo, le delegazioni ufficiali da circa 40 stati si riuniranno ad Oslo da oggi fino al 23 febbraio. La Conferenza di Oslo punta al lancio di un nuovo processo internazionale che elimini l’uso delle munizioni a grappolo e si occupi dei devastanti effetti di queste armi sulla popolazione civile. “Dieci anni dopo la storica messa al bando delle mine antipersona, i governi riuniti in questa conferenza devono impegnarsi in un nuovo processo internazionale per mettere fine agli inaccettabili danni casuati delle munizioni a grappolo. Gli stati non devono farsi sfuggire questa occasione” sostiene Thomas Nash, coordinatore della Cluster Munition Coalition, una coalizione internazionale che opera a favore di un nuovo trattato sulle munizioni cluster. Queste munizioni, lanciante da terra oppure tramite velivoli, spesso rimangono inesplose sul terreno diventando vere e proprie mine e perciò altamente rischiose per la popolazione civile. Oltre a provocare gravi incidenti, la contaminazione di questi ordigni provoca un vero e proprio blocco economico delle aree colpite, prolungando per anni, e fino alla definitiva bonifica, gli effetti dei conflitti. Le conseguenze delle munizioni cluster sono oggi visibili in numerosi paesi che sono stati coinvolti anche in recenti conflitti: Afghanistan, Kosovo, Libano e Iraq dove continuano a distruggere vite. A dispetto di ciò, molti governi come la Gran Bretagna, Stati Uniti, Russia e Cina, mantengono ancora questi ordigni nei loro arsenali. “In questi ultimi cinque anni i percorsi diplomatici hanno purtroppo fallito. Ciò che adesso attendiamo è che la spinta della società civile faccia ripartire un percorso che possa mettere fine ad un vero e proprio disastro umanitario causato dalle cluster e dal loro uso indiscriminato nel corso degli ultimi conflitti” sostiene Giuseppe Schiavello, direttore della Campagna italiana contro le mine. Alcuni dati: Questa lista include numerosi stati che non sono parte della Convenzione sulle armi convenzionali, con un significativo numero di munizioni cluster prodotte e immagazzinate. Tra questi paesi non hanno ancora espresso il loro supporto per un nuovo trattato sulle munizioni cluster: Egitto, Finlandia, Francia, Giappone, Olanda, Romania, Sud Africa, e Gran Bretagna. Tra i paesi che non parteciperanno alla conferenza di Oslo: Australia, Cina, India, Israele, Pakistan, Russia e Stati Uniti. Per ulteriori informazioni: A Oslo: Thomas Nash, Direttore CMC, (Inglese e francese): +44 (0) 7711 926730 A Roma:
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