15 maggio 2016 Roma: correre alla Race for the cure per il diritto alla vita e alla salute delle donne rifugiate.

La 17° edizione della Race for the cure, organizzata dalla Susan G. Komen Italia, avrà luogo a Roma dal 13 al 15 maggio presso il Circo Massimo. La tre giorni di salute, sport e benessere si concluderà con la popolare gara podistica prevista per la domenica mattina per il centro di Roma.

La squadra Stop Rape Italia, grazie al supporto della Campagna Italiana contro le mine e la sezione italiana della International Campign to Stop Rape and Gender Violence in Conflict, parteciperà anche quest’anno all’evento sportivo con un team composto da 29 elementi tra uomini e donne.

“Con la nostra presenza vogliamo sostenere la lotta delle donne che affrontano o hanno affrontato il tumore al seno, e lo fanno con coraggio, con un’attitudine positiva e soprattutto con il desiderio di essere d’incoraggiamento e supporto ad altre donne nella stessa situazione o comunque in lotta contro altri mostri” dichiara Tibisay Ambrosini coordinatrice italiana della Campagna Stop Rape “ Il nostro essere qui oggi vuole dare anche voce ad altre donne che stanno affrontando un altro tipo di male, la guerra, gli stupri usati come arma, e che vedono negato il loro diritto alla vita ed alla salute.”

Un drammatico esempio è fornito dalla situazione in cui si trovano molti siriani a causa del conflitto. Si contano circa 10.000 sfollati siriani, di cui 4 milioni cercano rifugio fuori dal loro paese. Le donne ed i bambini rappresentano il 75% della popolazione siriana rifugiata. In particolare le donne, con età compresa tra i 15 ed i49 anni, rappresentano un milione della popolazione di rifugiati. Le rifugiate siriane lungo il percorso verso l’Europa, così come nei campi profughi, sono sottoposte a rischi crescenti di violenza sessuale. Non ci sono leggi specifiche per proteggerle dalla violenza di genere e pochi sono i servizi sanitari specifici per le donne disponibili lungo le rotte intraprese dai rifugiati. Nei campi profughi spesso mancano accessi adeguati ai servizi sanitari, compresi quelli relativi alla salute sessuale, riproduttiva e materno-infantile, per non parlare del supporto psicologico per coloro che subisco violenza sessuale favorita dagli spazi ristretti e non separati tra uomini e donne, sia per dormire che per lavarsi, che i campi forniscono.

Secondo il UN Population Fund il 12% delle rifugiate che intraprendono il viaggio verso l’Europa è incinta, ma non hanno possibilità di accesso alle cure basiche pre e post parto, od ai servizi di controllo nascite e salute riproduttiva. I dati relativi all’impatto che ha sulle donne l’emergenza rifugiati sono molto scarsi, a causa della specifica condizione che le rifugiate vivono, sono una popolazione in movimento “on the move” e il poco tempo a disposizione non consente di costruire la fiducia necessaria affinché le donne si sentano sicure nel rilasciare la loro testimonianza. Attualmente un dato è a disposizione, la percentuale di impunità per i crimini sessuali ed altre forme di violenza basate sul genere commessi nei confronti delle rifugiate, che è pari al 100%.

“I bisogni specifici delle donne in fuga dalla guerra, in particolare di coloro che subiscono  violenze e sopraffazioni  proprio a causa della loro debolezza aggravata dalla necessità della fuga da conflitti sono una realtà dalla quale la nostra ragione e le nostre coscienze non possono rimanere sorde o cieche” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine “ ogni passo di questa corsa è dedicato a tutte le donne che soffrono ed al loro coraggio ed alla loro volontà di andare oltre ogni traguardo … vincendo la sofferenza e la crudeltà. Noi al loro fianco testimoni di ogni rinascita”.

Per informazioni e interviste:

M.Tibisay Ambrosini 348/1049619

https://www.campagnamine.org/norape/index.html

norape@campagnamine.org

t.ambrosini@campagnamine.org