Azerbaijan: IV conferenza internazionale sulla Mine Action


Si è conclusa il 3 settembre a Baku la IV Conferenza internazionale sulla Mine Action, promossa da ANAMA (Mine Action Agency of the Republic of Azerbaijan) e dalle Nazioni Unite, dal titolo “Sminamento umanitario per la ricostruzione urbana: definizione di standard di eccellenza per insediamenti sicuri”.
Due giorni di sessioni e panel hanno ribadito un punto fondamentale del disarmo umanitario: la bonifica non è solo un’operazione tecnica. È la condizione per la quale una comunità possa ricostruirsi – riaprire una scuola, una clinica, un ospedale – facendo sì che le persone sfollate possano tornare a casa non solo in sicurezza, ma con dignità. Sminare un territorio significa anche restituire ai civili colpiti un diritto: quello di riappropriarsi della propria vita.

I numeri aiutano a capire la portata dello scenario che l’Azerbaijan affronta: circa 11.667 km² di territorio contaminati da mine e residui bellici – il 13,4% del Paese – di cui poco più del 22% finora bonificato. Oltre 800.000 sfollati interni attendono ancora di poter rientrare; circa 30.200 lo hanno già fatto nelle aree già bonificate.
Tra i panelists anche l’Italia: Gianluca Brusco, direttore per gli Affari Umanitari del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è intervenuto sul tema delle partnership internazionali per una mine action efficace.
Resta, sullo sfondo di questi due giorni di lavoro, un dato da ricordare: l’Azerbaijan non è oggi Stato Parte della Convenzione di Ottawa. Non è una condizione isolata: sono diversi i Paesi con una lunga storia di contaminazione che conducono attività di bonifica su larga scala pur non avendo ancora aderito al trattato. Resta però un tassello che la Campagna Italiana Contro le Mine continua a seguire con attenzione, nella convinzione che l’esperienza operativa già maturata dal Paese in questi anni possa, in futuro, tradursi anche in un’adesione formale.
