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Paola Biocca Rehabilitation Project

Migliaia di persone continuano ad essere uccise e ferite ogni anno da mine e armi esplosive nei conflitti in tutto il mondo, mentre la pandemia di COVID-19 ha costretto a ridimensionare gli sforzi di bonifica umanitaria e assistenza alle vittime. Le persone con disabilità, inclusi i sopravvissuti, spesso sperimentano difficoltà insormontabili per accedere ai servizi. Continuare – malgrado tutto – ad assicurare l’assistenza a sostegno delle persone che si rivolgono al centro è la migliore testimonianza di cui siamo stati capaci.

Giuseppe Schiavello

Brochure – Paola Biocca Rehabilitation Project

MineaAwarenessDay

Landmines are among the most insidious and cruel weapons of all, because they do not distinguish between armed soldiers, civilians or even children. According to the Landmine Monitor 2020, explosive devices hidden in the ground killed or injured at least 5,554 people worldwide last year alone – that’s an average of 15 deaths and serious injuries per day. With her International Campaign to Ban Landmines (ICBL), Professor Jody Williams (70) has been advocating a ban on landmines for almost 30 years. Together with her campaign for the banning of landmines she received the Nobel Peace Prize in 1997 for her commitment.

Professor Williams, thank you for taking the time for this interview with the Faces of Peace initiative. To begin, we would first of all like to ask you: What does “peace” mean for you personally?

Peace is not simply the absence of armed conflict. That is the baseline on which sustainable peace can be built. For me, sustainable peace is peace built on human security, not national security. We do not need more, “modernized” nuclear weapons. We do not need fully autonomous weapons that on their own can target and kill human beings. We need to use our resources so that the needs of people are met, not the needs of arms producers. People should be able to live dignified lives, with equal access to education, health care, housing, etc. We need to focus on human security for sustainable peace, not national security to protect the infrastructure of the state. Peace and security should be people centered!

https://www.pressenza.com/2021/03/interview-with-professor-jody-williams-nobel-peace-prize-laureate-and-chair-of-the-nobel-womens-initiative/?fbclid=IwAR1QDuTxdkG-ae3D5pzfuQVW2KnOe-w4yNNe4wKDM7oNfaC29KrHac3zYxk

CS- Investimenti esplosivi: quando la bulimia dei profitti minaccia bambini e civili.

COMUNICATO STAMPA – (Roma 30 marzo 2021) La comunità internazionale che si occupa di Mine Action, nel periodo che va dal 1° marzo (entrata in vigore del Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine) al 4 aprile Giornata Internazionale per la sensibilizzazione sul problema delle mine indetta dalle Nazioni Unite (A/RES/60/97) celebra quanto ottenuto in passato, e rafforza gli sforzi per realizzare quanto necessario per raggiungere un mondo libero dalle mine.

La Campagna Italiana contro le mine ha concentrato e concentrerà anche nei messi successivi il suo impegno nel promuovere il Pdl Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni esubmunizioni a grappolo” per contrastare questi ordigni subdoli e indiscriminati anche sul campo finanziario e impedire che continuino a lasciare un’eredità di morte e disperazione colpendo civili inermi e- tra questi-molti bambini.

L’iniziativa legislativa è volta quindi ad impedire concretamente che gli investitori finanziari autorizzati possano supportare aziende produttrici di mine antipersona e bombe a grappolo, operanti nei paesi che ancora non hannoaderito alle Convenzioni di messa al bando di questi ordigni, ed ha l’obiettivo di definire le modalità di controllo degli intermediari finanziari come Banche, SGR, SIM, SICAV. Il supporto finanziario di queste imprese è già- di fatto-giàproibito con sanzioni penali dall’Art. 7 della Legge 95/2011 (Ratifica della Convenzione di Oslo).

Il Pdl in questione ha iniziato il suo iter nel 2010 con l’approvazione alla Commissione Finanze ma non proseguì il suo percorso di approvazione per la caduta del Governo (XVI Leg.). Il Pdl è stato approvato dal Senato e dalla Camera dei Deputati nella XVII legislatura e rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica il 27 ottobre 2017 per un vulnus Costituzionale. Nell’attuale legislatura il testo normativo, con un emendamento all’art. 6 comma 2 che ne ha sanato ilvulnus richiamato, è stato approvato in Senato il 29 aprile 2019. Inviato alla Camera dei Deputati è rimasto fermo per ben 18 mesi prima che la Commissione Finanze riattivasse l’iter (3 novembre 2020). Attualmente la Commissione Finanze ha raccolto in brevissimo tempo i pareri consultivi di 8 Commissioni sulle 9 interpellate senza registrare pareri ostativi ma l’iter si è bloccato da circa 150 giorni in Commissione Bilancio.

“Sono più di dieci anni che la società civile aspetta questa legge sul disinvestimento che rappresenta un forte segnale dicoerenza con la volontà espressa dal nostro paese firmando il Trattato di Ottawa e la Convenzione sulle Munizioni Cluster, perché bandire queste armi significa anche essere certi che i nostri risparmi non alimentino ancora oggi questa produzione di morte in grado di lasciare i suoi atroci effetti su paesi come Siria e Myanmar” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine “ L’attesa di oltre 150 giorni per la relazione tecnica sollecitata al Governo, che sarebbe dovuta arrivare in 10 giorni dalla richiesta della Commissione Bilancio ed entro il termine – perentorio- di 30 gg. ai sensi dell’art. 17 comma 5, della legge 196 del 2009 lascia allibiti” sembra che per ritardarequesta legge concorrano in diversi con pretesti che si trasformano spesso in argomenti, così come molti altri si stannoinvece spendendo con serietà per la sua definitiva approvazione”. conclude Schiavello

Pochi giorni fa a New York è stato ricordato dall’Amb. Stefanile quanto la Mine Action sia una top priority per l’Italia – dichiara Santina Bianchini Presidente dell’associazione –la Campagna Italiana Contro le Mine chiede che l’iter legislativopossa procedere senza ulteriori blocchi tecnici affinché il nostro paese possa presentare la legge, definitivamente approvata, come buona pratica nella seconda parte della 2° Conferenza di Revisione della Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM) prevista per il prossimo giugno

Per interviste: Giuseppe Schiavello 340/4759230

g.schiavello@campagnamine.org

Per informazioni: Tibisay Ambrosini 348/1049619

t.ambrosini@campagnamine.org

Elsa Peretti

Rivolgiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici e alla Fondazione Nando ed Elsa Peretti, nel ricordo che rimarrà per sempre del suo sostegno alle vittime di mine e di guerra in Medio Oriente.

“Elsa Peretti era rinomata per il suo fascino arguto, l’apertura agli altri, la gentilezza e la generosità. Aveva una profonda vocazione umanitaria e sosteneva iniziative culturali, scientifiche ed educative, oltre ad impegnarsi nella difesa dei diritti umani. Nel 2000, ha creato un’associazione in onore di suo padre, la Fondazione Nando ed Elsa Peretti. La Fondazione sostiene una vasta gamma di progetti per la promozione dei diritti umani e civili, con particolare attenzione al diritto all’istruzione, ai diritti dei bambini e ai diritti e alla dignità delle donne. Le proposte sono sollecitate a livello internazionale e la Fondazione ha sostenuto richieste da tutto il mondo, comprese iniziative a favore di persone non rappresentate e minoranze oppresse, per difendere il loro diritto ad esistere e preservare la loro cultura. Sostiene anche progetti di ricerca medica e scientifica per promuovere la salute fisica e mentale, così come interventi specifici tra cui la costruzione di ospedali e altre strutture sanitarie. Ha finanziato campagne di sensibilizzazione pubblica per la conservazione della fauna selvatica e la protezione dell’ambiente, e promuove la cultura e le arti. La Fondazione Nando ed Elsa Peretti ha finanziato più di 1.000 progetti non profit in più di 80 paesi, per un investimento totale di oltre 57 milioni di euro”.

Dal sito della Fondazione Nando and Elsa Peretti Foundation


Primo marzo

On the 22nd Anniversary of the Mine Ban Treaty entering into force, the U.S. Campaign to Ban Landmines – U.S. Cluster Munition Coalition (USCBL-CMC) urges the United States to take immediate action to accede to the 1997 Mine Ban Treaty. 

In recognition of the indiscriminate dangers landmines pose to civilians and U.S. service members alike, the USCBL-CMC urges the White House to immediately formally ban the use, production, and transfer of antipersonnel landmines and lay out an accelerated timeline for the destruction of stockpiled landmines. The USCBL-CMC urges the White House to promptly declare its intent to accede to the Mine Ban Treaty. 

For more than two decades, the world has rejected antipersonnel landmines through the Mine Ban Treaty, in recognition of the horrific and unacceptable harm to civilians both at their time of deployment and for decades after. A total of 164 countries, including every other member of NATO, are states parties. While not a signatory, the U.S. has functionally adhered to key provisions of the Mine Ban Treaty, by not using, producing, or transferring antipersonnel mines. 

The new U.S. landmine policy, announced in January 2020, starkly sets the U.S. apart from its allies and the global consensus by allowing for the use of landmines anywhere in the world. While the new policy claims that “non-persistent” mines minimize civilian harm, the Mine Ban Treaty rejects the use of such mines and the faulty premise underpinning them. Decades of efforts to enhance the “safety” of landmines have failed. No matter the technology, landmines are indiscriminate weapons. Regardless of their lifespan, they are victim activated and do not distinguish between a combatant or a civilian while active, rendering them incompatible with international humanitarian law.

In the last five years, only the government forces of Syria, Myanmar, and North Korea, as well as some non-state actors in conflict areas, have used antipersonnel landmines. Of the more than 50 countries that once produced landmines, 40 have ceased production. Under its current landmine policy, the U.S. could rejoin the remaining small handful of mine-producing countries.

The United States Campaign to Ban Landmines is a coalition of non-governmental organizations working to ensure that the U.S. comprehensively prohibits antipersonnel mines–including their use in Korea–and joins the 1997 Mine Ban Treaty, as 164nations have done. It is the national affiliate of the International Campaign to Ban Landmines (ICBL), founded in New York in 1992 and recipient of the 1997 Nobel Peace Prize Laureate together with former ICBL coordinator Ms. Jody Williams of Vermont. We also call for sustained U.S. government financial support for mine clearance and victim assistance. 

Morti sei bambini

Sono morti sei bambini e altri cinque sono rimasti feriti dopo che, nel nord-ovest dell’Uganda, hanno trovato un vecchio esplosivo tra i cespugli. I piccoli hanno iniziato a giocarci e questo è esploso all’improvviso con conseguenze gravissime. Dell’avvenimento ad Adjumani ha parlato Josephine Angucia, portavoce della polizia regionale, all’AFP.

Tre bambini sono morti sul colpo, mentre altri tre sono rimasti feriti e sono poi morti durante il viaggio verso l’ospedale di Adjumani. “Stavano giocando tra i cespugli nella giornata di martedì 16 febbraio, quando si sono imbattuti nell’oggetto del quale, ovviamente, non conoscevano la natura” ha dichiarato Angucia all’agenzia di stampa. “Le indagini preliminari suggeriscono che l’esplosione sia stata provocata dalla bomba a mano abbandonata durante l’insurrezione del LRA che ha colpito la regione del Nilo occidentale”.

Si tratta dell’ennesimo incidente mortale avvenuto a causa di ordigni inesplosi, il secondo in meno di due settimane che ha coinvolto bambini. Negli anni ’90 le forze governative hanno combattuto contro i ribelli dell’LRA in tutto il nord dell’Uganda e i civili sono stati i primi a pagarne le conseguenze. In particolare, tra questi, i bambini. L’LRA ha continuato la sua lotta contro Yoweri Museveni fino al 2006, quando è stato costretto a lasciare l’Uganda. Museveni è stato presidente dell’Uganda dal 1986. Secondo quanto affermano le Nazioni Unite, l’LRA ha ucciso più di 100.000 persone e ne ha rapite 60.000, tutte minorenni. La lotta violentissima si è estesa dall’Uganda al Sudan fino alla Repubblica Democratica del Congo.

Il Lord’s Resistance Army (Esercito di resistenza del Signore) è attivo dal 1987 ed è un gruppo di guerriglia di matrice cristiana. A guidarlo vi era Joseph Kony, che si proclamava portavoce di Dio e medium dello Spirito Santo. Si tratta di resistenza armata a seguito del rovesciamento del governo di Tito Okello da parte proprio di Museveni.

L’eredità dei conflitti.

Signatories to the 1997 Mine Ban Treaty – which earned the International Campaign to Ban Landmines (ICBL) the 1997 Nobel Peace Prize – are obligated to cease production and development; to destroy stockpiles within four years; and to clear areas contaminated with anti-personnel mines within ten years. Some 159 countries have completed the destruction of stockpiles and 33 are now considered to be landmine free. 

There’s still work to be done, however. Worldwide, 60 states are contaminated with landmines, 32 of which are signatories to the Mine Ban Treaty. Just six of these are on target to reach the 2025 deadline for full landmine clearance and seven have requested extensions. ICBL ambassador Margaret Arach Orech is urging states not to lose focus. ‘Every mine left in the ground, represents a human toll in lives and limbs lost,’ she says.

ICBL’s Landmine Monitor has collected data on the landmine crisis for the past 22 years. A record low number of casualties was recorded in 2013, largely owing to steep declines in Afghanistan, Cambodia and Colombia. ‘Prior to 2013, Cambodia recorded casualties in the thousands – numbers are now below 100,’ says Marion Loddo, Landmine Monitor editorial manager.

‘Another factor was that people living with these weapons became more aware of them,’ says Michael Boyce, global policy advisor at the Mines Advisory Group, a British charity that clears mines in more than 25 countries.

However, across the world, re-emerging, high-intensity conflicts have seen increased use of mines by non-state armed groups. ‘Since 2013, there has been a massive spike in the use of improvised anti-personnel mines in Iraq, Syria and Yemen, along with their emerging use in West Africa,’ says Boyce. This trend is reflected in the casualty numbers. The Landmine Monitor 2020 recorded 5,554 casualties in 2019. Although down from the 6,897 casualties of 2018, it’s 60 per cent higher than the low of 2013.

https://geographical.co.uk/geopolitics/geopolitics/item/3962-legacies-of-conflict-despite-huge-progress-the-landmine-crisis-continues

L’appaltatore della difesa USA, Northrop Grumman, prende le distanze dalle munizioni a grappolo.

United States defense contractor Northrop Grumman announced this week it is ending participation in a US government contract to test the shelf life of stocks of cluster munitions. It inherited the stockpile management contract after acquiring US company Orbital ATK.

The move shows that the stigma of cluster munitions is gaining momentum even in countries such as the United States that have not signed the 2008 treaty banning the use of these weapons. Kathy Warden, Northrop Grumman’s chief executive, reportedly said the company needed to be “thoughtful about potential human rights implications and how these technologies may be used in the future.” It seems the benefits of not being labeled a cluster munition producer now outweigh the gains from a business perspective.

Cluster munitions can be fired from the ground by artillery, rockets, and mortars, or dropped by aircraft. They typically open in the air, dispersing multiple bomblets or submunitions over a wide area. Many submunitions fail to explode on initial impact, leaving dangerous duds that can maim and kill like landmines.

The last US manufacturer of cluster munitions, Textron Systems Corporation, ended its production of the weapons in 2016 after the US stopped sales to Saudi Arabia over concern of civilian harm in Yemen. The last US use of cluster munitions was in Iraq in 2003, with the exception of a single attack in Yemen in December 2009. According to a 2017 Department of Defense letter, the US has destroyed approximately 3.7 million cluster munitions, containing 406.7 million submunitions, from its stocks since 2008.

These are promising signs that an emerging consensus against cluster munitions is taking hold – but significant work is needed to cement it.

In 2017, the Trump administration abandoned a longstanding requirement that US forces not use cluster munitions that fail more than 1 percent of the time, leaving deadly unexploded munitions that can kill for years. The US still stockpiles millions of cluster munitions for possible use.

President Joe Biden should not just roll back the harmful policy directive of his predecessor but go further by prohibiting use, production and transfer of cluster munitions. He should begin the process for the US to join the 110 parties to the Convention on Cluster Munitions, which prohibits these weapons and requires clearance of their explosive remnants as well as assistance to victims.

https://www.hrw.org/news/2021/01/29/us-defense-contractor-distances-itself-cluster-munitions

Newsletter 1/2021

”angolo del direttore”
REINVENTARSI PER NON FERMARSI

di Giuseppe Schiavello

Care lettrici, cari lettori,
questo numero della newsletter esce con un po’ di ritardo, come immaginate stiamo sperimentando, come tutti, varie difficoltà per fare fronte allo scenario che l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia Covid19 continua a disegnare ogni giorno in tutte le attività.
Il nostro lavoro di advocacy è fatto in grandissima parte di incontri, relazioni, presenza, ora abbiamo dovuto riorganizzarci e spostare i nostri appuntamenti su zoom, skype, whatsapp.

Anche a livello internazionale abbiamo fatto ricorso massiccio a tutti

mezzi virtuali possibili, e per noi che in una stretta di mano ci mettiamo la nostra parola, non è stato facile, ma l’importante era garantire la nostra presenza , anche a orari improbabili a causa del fuso, per garantire che la voce della società civile sui temi a noi cari del disarmo umanitario e dei diritti umani, non venisse silenziata – malgrado tutto – dalle difficoltà contingenti.

Abbiamo dovuto ripensare anche come, in modalità smart working, garantire l’assistenza ai pazienti che si rivolgono al Centro di Riabilitazione Paola Biocca ad Amman, in Giordania e la formazione a distanza degli operatori. Nel 2020 dovevano essere messe in atto diverse attività che potessero portare ad una parziale autosostenibilità del centro, parallelamente ed in seguito alle precedenti esperienze di formazione in CBR (riabilitazione comunitaria) si è deciso di passare dalla formazione all’azione, sostenendo con alcune borse di studio dei progetti pilota sul campo. Le tempistiche riviste per consentire di aggiornare i donatori.

6 ragazze, neolaureate in diverse discipline della riabilitazione, organizzate in 2 team stanno lavorando a 2 progetti di cbr sul campo (progetti che hanno candidato con un concept note ad una nostra call).

Abbiamo messo a punto una formazione in e-learning che possa aiutarle non solo a realizzare il progetto pilota – dando piena attuazione alla riabilitazione comunitaria – ma anche a imparare a scrivere/costruire un progetto (dall’analisi dei bisogni alla possibilità di trovare dei finanziatori). La formazione è iniziata il 1° luglio e stiamo al momento inserendo 10 moduli formativi dei massimi esperti della riabilitazione.

Come avrete modo di leggere negli articoli di questo numero, abbiamo fatto di tutto per non fermarci. Portiamo avanti con impegno e determinazione le nostre attività, prima fra tutte il supporto ad una rapida e definitiva approvazione del disegno di legge “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo”. Ad oggi il DDL 1813 è in Commissione Finanze alla Camera in attesa del parere di 9 Commissioni a cui stiamo indirizzando la nostra campagna di sensibilizzazione “Cluster Bombs: investimenti da far cadere le braccia”.

Prosegue il nostro supporto alla International Campaign to ban Landmines (ICBL) e alla Cluster Munition Coalition (CMC) in vista della seconda parte della 2 Conferenza di Revisione della Convenzione sulle Munizioni Cluster prevista al momento per l’ultima settimana di marzo. Continua anche il lavoro della Campagna Italiana contro lo stupro e la violenza sessuale nei conflitti – Stop Rape Italia per far conoscere la realtà dell’uso dello stupro come arma di guerra, le terribili conseguenze e l’impegno delle sopravvissute per ottenere giustizia. Insieme per fare la differenza, sempre!

Newsletter 1/2021

Assistenza alle Vittime: cosa aspettarsi nel 2021?

Assistenza alle Vittime: cosa aspettarsi nel 2021?

di Wanda Muñoz (SEHLAC, Messico)

Tratto dal sito Forum on the Arms Trade

Traduzione in italiano non ufficiale Campagna Italiana contro le mine

L’Assistenza alle Vittime (VA) di mine antipersona e di munizioni cluster è andata costantemente evolvendo sin da quando per la prima volta venne inclusa tra gli obblighi dell’Art 6.3 del Trattato di Messa al Bando delle Mine.

Ad esempio, è assodato che:

  • L’Assistenza alle Vittime (VA) è un processo olistico ed un insieme di servizi che include la salute, la riabilitazione, il supporto psicosociale, l’educazione e l’inclusione sia sociale che economica.
  • La VA non dovrebbe discriminare tra sopravvissuti a differenti armi, o tra sopravvissuti ad incidenti con armi e persone con menomazioni dovute ad altre cause; e dovrebbe essere pianificata, implementata, monitorata e valutata con la piena partecipazione dei sopravvissuti e delle altre persone con disabilità e le organizzazioni che li rappresentano.
  • La VA dovrebbe includere e rispondere ai bisogni ed ai diritti dei sopravvissuti, delle famiglie di coloro che sono rimasti uccisi o feriti, e delle comunità colpite; dovrebbe inoltre comprendere considerazioni relative al genere, all’età e alle diversità.
  • La VA dovrebbe essere ricompresa in una cornice più ampia connessa tra gli altri, con la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (UNCRPD) e con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), così da essere sostenibile. Affinché questa strategia possa essere efficace, dovrebbe incorporare servizi di aggiornamento e meccanismi di monitoraggio che assicurino che i sopravvissuti stiano effettivamente accedendo ai loro diritti.

Tenendo tutto questo presente, che tipo di sviluppi sull’Assistenza alle Vittime possiamo aspettarci nel 2021?

Vedremo sempre più ricerche da parte delle organizzazioni dei sopravvissuti. Ricerche condotte da Afghan Landmine Survivor Organization (ALSO) e dalla Fundación Red de Sobrevivientes de El Salvador sull’impatto del COVID, ed un progetto in corso a cura del Latin American Network of Mine Survivors on armed violence, sono esempi eccellenti e dovrebbe continuare ad essere supportati dalla comunità internazionale.

  • In situazioni di emergenza, i diritti delle persone con disabilità saranno affrontati in modo più specifico grazie all’Azione #40 del Oslo Action Plan. Gli Stati Parte al Trattato di Messa al Bando delle Mine dovrebbero riportare circa le misure per garantire che le persone con disabilità, inclusi i sopravvissuti, partecipino e traggano beneficio dai programmi di sicurezza e protezione in situazioni di conflitto, emergenze umanitarie e disastri naturali. A questo proposito, se gli Stati parte alla Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM) vogliono facilitare sinergie e garantire chiarezza sul fatto che tutti i sopravvissuti hanno gli stessi diritti, un’Azione simile dovrebbe essere inclusa nel Lausanne Action Plan.
  • Accessibilità digitale sarà ulteriormente sviluppata e standardizzata a causa della situazione in corso e delle restrizioni nei viaggi dovuti alla pandemia per il COVID-19. A mano a mano che sempre più comunicazioni avvengono online, e persone più diverse si connettono tramite piattaforma e servizi elettronici, tutti, compresi coloro che sono impegnati nella VA- dovrebbero ragionare su come rendere la comunicazione online accessibile alle persone con differenti tipologie di menomazione attraverso tecnologie assistive tipo: lettori di schermo, lenti d’ingrandimento, sottotitoli e trascrizioni. I sottotitoli e la presenza di un interprete per il linguaggio dei segni nel corso delle riunioni su VA organizzati dalla Implementation Support Unit del Geneva International Center for Humanitarian Demining è un eccellente esempio (ed i sottotitoli sono utili anche per coloro i quali – la maggior parte in queste riunioni- non sono madre lingua inglese). È necessario riflettere di più su come possiamo garantire che le tecnologie della comunicazione possano essere rese accessibili a coloro che sono più emarginati e che spesso vivono in zone rurali e remote; e a coloro che presentano contemporaneamente più disabilità come le persone sordocieche. Questo può essere vitale, ad esempio, per contattare i servizi essenziali in caso di violenza domestica; per chiedere aiuto durante i disastri naturali; per avere accesso al supporto tra pari; o per essere informati su come accedere ai diritti ed ai servizi, più in generale.
  • Approcci basati sull’età e sul genere diventeranno più chiari nelle pratiche e nei report degli Stati Parte, e la violenza di genere sulle donne e ragazze con disabilità potrebbe iniziare ad essere messa sul tavolo. Si tratta di una questione importante che dovrebbe essere affrontata se vogliamo davvero lavorare per l’uguaglianza di genere. Infatti, UNFPA ha riportato che le ragazze e le donne con disabilità affrontano episodi di violenza sessuale fino a dieci volte in più rispetto a chi non ha disabilità! E, come tutti noi sappiamo, la situazione si è aggravata durante la pandemia. Il tema della violenza di genere è stato già sollevato da alcune sopravvissute e da attiviste con disabilità provenienti dal Pakistan e dal Nicaragua in occasione della conferenza “Fostering Partnerships: Global Conference on Assistance to Victims of Anti-Personnel Mines and Other Explosive Remnants of War, and Disability Rights”  che si è svolta in Giordania nel 2019; e brevemente discussa con Ms. Soledad Cisternas, Inviata Speciale delle Nazioni Unite per la Disabilità e l’Accessibilità, in un recente incontro sull’Assistenza alle Vittime.
  • Sinergie significative tra il Trattato di Messa al Bando delle Mine, la Convenzione sulle Munizioni Cluster, la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità (UNCRPD) e altre cornici di riferimento continueranno ad essere rafforzate. La “VA Community” ora include sistematicamente in tutte le discussioni le organizzazioni ed istituzioni che operano nell’ambito dei diritti delle persone con disabilità. È fondamentale sottolineare che tali sinergie dovrebbero andare di pari passo con servizi di aggiornamento e meccanismi di monitoraggio che possano effettivamente garantire che i sopravvissuti accedano veramente ai sevizi attraverso queste altre strutture. Questo è particolarmente cruciale quando il supporto finanziario internazionale dedicato alla VA continua a sperimentare una tendenza di ribasso; e quando sembra esserci una mancanza di prove che i fondi soppressi alla VA e i programmi mirati senza tali servizi di aggiornamento e meccanismi di monitoraggio funzioni effettivamente. Dovrebbe essere condotta una ricerca basata sull’evidenza per valutare in quale misura i sopravvissuti stanno effettivamente accedendo ai loro diritti attraverso strutture più ampie; e che tipo di meccanismi debbano essere messi in atto affinché queste sinergie funzionino sulla base dell’esperienza di campo e sull’esperienza reale dei sopravvissuti stessi.

Nel 2021, le persone interessate o che lavorano nell’Assistenza alle Vittime potranno fare riferimento anche a:

  • La Prima Riunione degli Stati Parte al Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari che dovrebbe affrontare il tema dell’assistenza alle vittime;
  • Il lavoro portato avanti da Human Rights Watch in collaborazione con la Harvard Law School International Human Rights Clinic sulle vittime e sulle conseguenze dell’uso di armi incendiarie; ed
  • Il processo internazionale relativo all’uso delle armi esplosive nelle aree popolate che dovrebbe includere forti considerazioni sull’assistenza alle vittime.

Indubbiamente, il 2021 sarà anche un anno stimolante. Ma dovrebbe esserlo nella continuazione del lavoro collettivo per garantire la costruzione di un mondo più inclusivo e accessibile per tutti – includendo donne, ragazze, uomini e ragazzi sopravvissuti, le famiglie di coloro che sono rimasti uccisi e feriti e le comunità colpite da ogni tipo di arma.