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CS – L’ITALIA FIRMA LA DICHIARAZIONE POLITICA INTERNAZIONALE SULLE ARMI ESPLOSIVE NELLE AREE POPOLATE


Dublino, 18 novembre 2022. L’Italia è tra gli oltre 80 i paesi che oggi hanno aderito alla Dichiarazione politica internazionale “per rafforzare la protezione dei civili dalle conseguenze umanitarie derivanti dall’uso delle armi esplosive nelle aree popolate”, durante la Conferenza intergovernativa sulle armi esplosive organizzata dall’Irlanda.

“Il governo italiano attribuisce grande valore a questo processo, che si inserisce nel solco dell’impegno del nostro paese a sostegno dei diritti dell’uomo e del protezione dei civili nei conflitti, così come di una più compiuta attuazione del diritto internazionale umanitario” ha dichiarato Maria Tripodi, Sottosegretaria per gli Affari Esteri “[la Dichiarazione] include nel suo ambito di applicazione una nozione estesa del concetto di protezione dei civili, non limitata alla mera ricognizione degli effetti diretti e immediati derivanti dall’uso di armi esplosive, bensì tale da considerare i danni che nel medio-lungo termine compromettono tanto il diritto dei singoli ad un’esistenza libera e dignitosa, quanto beni di natura collettiva, come la salute, l’educazione, uno sviluppo equo e sostenibile”

L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG), Campagna Italiana contro le Mine e Rete Italiana Pace e Disarmo, che hanno rilanciato in Italia l’iniziativa internazionale sulle armi esplosive con lo slogan “Stop alle bombe sui civili”, esprimono soddisfazione per la firma del nostro paese.

Rilanciando l’invito della coalizione internazionale INEW sulle armi esplosive a impegnarsi per l’universalizzazione e implementazione della Dichiarazione, le organizzazioni del coordinamento italiano auspicano che l’Italia si impegni in questa direzione con coraggio e determinazione al fine di rendere il documento realmente efficace nell’alleviare le sofferenze dei civili causate dalle armi esplosive nelle aree popolate.

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Per informazioni:

Sara Gorelli

Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Tel. 3382783904 – Email: sara.gorelli@anvcg.it www.anvcg.it/stopexplosiveweapons

Scheda sulla violenza esplosiva 2011-2021

 Quando le armi esplosive sono usate nelle aree popolate (zone urbane), il 91% delle vittime appartiene alla popolazione civile. La percentuale scende al 25% quando le armi esplosive sono usate al di fuori delle zone urbane

 In totale i civili uccisi e feriti nelle aree popolate in oltre dieci anni sono stati 238.892

   Nel decennio 2011-2021 paesi dove si sono verificati più casi di uso di armi esplosive ai danni dei civili sono stati Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan e Yemen

 INEW è una coalizione internazionale di organizzazioni della società civile di tutto il mondo impegnate nella protezione dei civili dalle conseguenze umanitarie derivanti dall’impiego delle armi esplosive nelle aree densamente popolate, secondo i principi di protezione basati sulle Convenzioni di Ginevra

 Il processo diplomatico per il testo della Dichiarazione internazionale è iniziato nel 2019 a Ginevra, ed è stato guidato prima dall’Austria e poi dall’Irlanda.

CS – Messa al bando delle mine antipersona 25 anni dopo: il successo umanitario segnato da un nuovo uso in Ucraina e Myanmar, alto numero di vittime

C

COMUNICATO STAMPA – (Roma, 17 novembre 2022) La Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (ICBL) lancia oggi il suo rapporto annuale, Landmine Monitor 2022 (1), in vista della ventesima riunione degli Stati Parte del Trattato sulla messa al bando delle mine(2), che si terrà dal 21 al 25 novembre presso le Nazioni Unite a Ginevra.

Secondo il rapporto, giunto alla ventiquattresima edizione, venticinque anni dopo la sua creazione, il Trattato per la messa al bando delle mine antipersona rimane uno dei trattati di disarmo più ampiamente ratificati, ma l’elevato numero di vittime civili e il nuovo uso delle mine in Ucraina e Myanmar mostrano le sfide che devono essere superate per raggiungere un mondo libero dalle mine.

Le mine antipersona continuano a uccidere e ferire civili, distruggere mezzi di sussistenza, impedire l’uso del suolo e interrompere l’accesso ai servizi essenziali in oltre 60 paesi e territori. Le crisi globali, come la pandemia di COVID-19 e le sue conseguenze, e i conflitti armati, combinati con una riduzione dei bilanci per gli aiuti umanitari, stanno ulteriormente esacerbando gli ostacoli nel mantenere le promesse del Trattato.  

Il numero delle vittime di mine e altri residuati bellici esplosivi (ERW) è stato inquietantemente alto negli ultimi sette anni. Almeno 5.544 persone sono rimaste ferite o uccise nel 2021. I civili rappresentano la maggior parte delle vittime registrate, metà delle quali sono bambini.

La maggior parte delle vittime si è verificata in paesi contaminati da mine di natura improvvisata colpiti da conflitti. Nell’anno precedente, mine antipersona e ERW hanno causato vittime e feriti in 50 stati e in altre aree. La Siria, non firmataria del Trattato di messa al bano, ha registrato il maggior numero di vittime annuali (1.227), seguita dallo Stato Parte Afghanistan (1.074).

I casi di nuovo uso di quest’arma bandita a livello internazionale, rappresenta una delle maggiori sfide alla norma contro le mine antipersona. Il rapporto documenta il nuovo utilizzo da parte di due stati non parte del Trattato, Myanmar e Russia, nonché da parte di gruppi armati non statali (NSAG) in almeno cinque paesi.

Il Landmine Monitor 2022 riporta un aumento di cinque volte il numero di vittime civili di mine/ERW registrate in Ucraina durante i primi nove mesi del 2022 rispetto al 2021 (277 vittime civili rispetto a 58). La Russia ha utilizzato almeno sette tipi di mine antipersona da quando ha invaso il paese il 24 febbraio scorso. Si tratta di una situazione senza precedenti, in cui un paese che non è parte del trattato utilizza l’arma sul territorio di uno Stato Parte.

Il rapporto documenta anche un nuovo ed esteso uso dell’arma indiscriminata da parte delle forze governative in Myanmar, in particolare intorno a infrastrutture come torri di telefonia mobile, imprese estrattive e oleodotti.

Mentre 30 Stati Parte hanno completato i loro obblighi di sminamento dall’entrata in vigore del Trattato per la messa al bando delle mine nel 1999, solo due dei 33 Stati Parte rimanenti interessati sembrano essere sulla buona strada per rispettare le scadenze di sminamento previste dal Trattato. I ritardi sistematici nella bonifica, o la sua totale mancanza, rappresentano una grave minaccia per la protezione duratura dei civili dalle mine antiuomo. L’azione collettiva da parte degli Stati è necessaria per invertire questa tendenza e prevenire un ulteriore deterioramento della situazione, rileva il rapporto.

Un’altra battuta d’arresto preoccupante è rappresentata, nonostante le crescenti esigenze e gli alti tassi di vittime negli utlimi anni, dalla riduzione dei finanziamenti destinati all’assistenza alle vittime. Secondo il rapporto, l’anno 2021 ha visto il livello più basso di finanziamenti al settore dal 2016 (25,6 milioni di dollari) con 27 Stati Parte con un numero significativo di sopravvissuti che non hanno ricevuto alcun finanziamento diretto per l’Assistenza alle Vittime. Il trattato ha stabilito un modello prezioso per rimediare ai danni causati dalle mine terrestri, ma resta ancora molto da fare per garantire un sostegno adeguato ai sopravvissuti e alle comunità colpite per tutta la vita.

Considerando l’impegno del nostro Paese in questo settore di intervento umanitario e il suo ruolo di leadership basato sull’esempio siamo certi che l’Italia  vorrà continuare a sostenere le attività di Mine Action assicurando gli stanziamenti del Fondo 58/01 che opera da ben 21 anni sui binari dettati dalle Convezioni di Ottawa e Oslo, valorizzando anche l’expertise dell’esercito italiano per la formazione alla bonifica umanitaria” “ma anche– continua Schiavello- ponendo attenzione all’assistenza alle vittime che ricadono nel quadro di grande attenzione che la nostra cooperazione riserva ai diritti delle persone con disabilità e- ultimo ma non meno importante- all’universalizzazione delle due Convenzioni”

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Per interviste contattare:

Giuseppe Schiavello 340/4759230

g.schiavello@campagnamine.org

Per richiedere materiali contattare:

Tibisay Ambrosini 348/1049619

t.ambrosini@campagnamine.org

http://the-monitor.org/media/3352351/2022_Landmine_Monitor_web.pdf

 1- Landmine Monitor 2022 fornisce una panoramica globale degli sforzi per aderire e attuare il divieto delle mine antipersona, garantire la bonifica delle aree contaminate, fornire educazione al rischio, assistere le vittime di queste armi indiscriminate e sostenere le attività di azione contro le mine. Il Report si concentra sull’anno 2021 con informazioni incluse fino a ottobre 2022, ove possibile.

2-  L’anno 2022 segna 25 anni da quando il Trattato per la messa al bando delle mine è stato adottato e aperto alla firma. Il trattato è entrato in vigore il 1° marzo 1999. Da allora, ha fornito un forte quadro internazionale per l’eliminazione di queste armi e ha contribuito a risultati notevoli nella protezione di vite e mezzi di sussistenza. Attualmente sono 164 Stati Parte del trattato oltre a un firmatario – le Isole Marshall – che deve ancora ratificarlo. 

CS – Al via la conferenza internazionale per proteggere i civili dalle armi esplosive nei conflitti armati

Dublino, 18 novembre 2022 – Parte a Dublino la conferenza internazionale per l’adozione della Dichiarazione politica internazionale sulle armi esplosive nelle aree popolate, organizzata per il 18 novembre. Gli Stati saranno chiamati ad assumersi ufficialmente degli impegni per garantire maggiore protezione dei civili nei conflitti armati, limitando l’uso di queste armi.

È la prima volta in assoluto che tra gli Stati trovano un’intesa sull’impiego delle armi esplosive nelle guerre per scongiurare i danni umanitari derivanti dal loro impiego nelle zone densamente abitate. Al momento più di 60 Stati hanno deciso di aderire e saranno presenti a Dublino per firmare questo storico documento.

La Dichiarazione impegna gli Stati su cinque fronti: riconoscimento ufficiale del danno umanitario causato dalle armi esplosive; rafforzamento e implementazione dei principi di protezione stabiliti dal vigente diritto internazionale umanitario; restrizioni e limitazioni di uso nelle aree urbane delle armi esplosive; riconoscimento del danno alle vittime e impegno per la loro assistenza; raccolta e scambio di dati sull’uso di queste armi da parte degli Stati. 

Il 17 novembre, sempre a Dublino, si riuniranno invece le organizzazioni della società civile di tutto il mondo afferenti alla rete internazionale sulle armi esplosive INEW, per discutere di una strategia globale per promuovere gli impegni contenuti nella Dichiarazione. 

In Italia l’iniziativa internazionale sulle armi esplosive prende il nome di “Stop alle bombe sui civili” e ne sono partner Campagna Italiana contro le Mine, Rete Italiana Pace e Disarmo e l’Associazione Nazionale Vittime Civile di Guerra (ANVCG), a cui ne è stato affidato il coordinamento su territorio nazionale. Circa 300 comuni ANCI hanno manifestato sostegno all’iniziativa nel corso del 2022.

A seguire la due giorni di lavori saranno la coordinatrice Sara Gorelli dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra e Francesco Vignarca, di Rete Italiana Pace e Disarmo. 

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Per informazioni:

Sara Gorelli

Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra

Tel. 3382783904 – E-mail: sara.gorelli@anvcg.it 

Sito: https://www.anvcg.it/stoparmiesplosive 

Scheda sulla violenza esplosiva 2011-2021

  • Quando le armi esplosive sono usate nelle aree popolate (zone urbane), il 91% delle vittime appartiene alla popolazione civile. La percentuale scende al 25% quando le armi esplosive sono usate al di fuori delle zone urbane
  • In totale i civili uccisi e feriti nelle aree popolate in oltre dieci anni (2011-2021) sono stati 238.892. Il dato è ricavato monitorando solo i media di lingua inglese e non tiene conto dei media in lingua locale
  • L’impatto umanitario delle armi esplosive è considerato uno schema di danno ben riconoscibile, con conseguenze dirette sulla vita degli individui e indirette nel breve e lungo periodo sulla vita delle comunità (i cosiddetti “effetti riverberanti”)
  • Nel 2021 i paesi dove si sono verificati più casi di uso di armi esplosive ai danni dei civili sono stati Afghanistan, Siria, Gaza e Iraq, cioè stati in cui si combattono da lungo tempo alcune delle guerre più sanguinose al mondo
  • Finora 112 paesi in tutto il mondo hanno riconosciuto pubblicamente il danno umanitario derivante dalle armi esplosive, ma poco più della metà, per il momento, ha deciso di impegnarsi concretamente per alleviarne l’impatto firmando la Dichiarazione.
  • La dichiarazione politica internazionale è stata promossa dalla rete internazionale sulle armi esplosive INEW. Per saperne di più consultare: www.inew.org 
  • Il testo in italiano della Dichiarazione politica internazionale è consultabile all’indirizzo: www.anvcg.it/stoparmiesplosive 

La Campagna INEW

La Campagna INEW (International Network on Explosive Weapons) è una rete di ONG che aderisce all’appello promosso dalla società civile sull’uso di armi esplosive in contesti popolati, decidendo di lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi di protezione della popolazione civile nei conflitti

I membri di INEW si impegnano nella ricerca, nella politica e nell’advocacy per promuovere una maggiore comprensione dei problemi che derivano dall’uso di armi esplosive nelle aree popolate (Explosive Weapons in Populated Areas – EWIPA) e delle misure concrete che possono essere adottate per affrontarli. Le organizzazioni affiliate ad INEW sviluppano partenariati per migliorare le politiche governative e le pratiche operative a livello nazionale e collaborano per sviluppare standard più severi a livello internazionale.

Molte organizzazioni affiliate ad INEW lavorano nei Paesi colpiti dalla violenza esplosiva, fornendo assistenza allo sviluppo, documentando l’impatto della violenza, assistendo le vittime delle armi esplosive e bonificando mine, ordigni inesplosi e ordigni esplosivi improvvisati. 

Il nostro appello

L’adesione all’INEW si basa sull’approvazione di quanto segue. La Rete Internazionale sulle Armi Esplosive INEW chiede un’azione immediata per prevenire le sofferenze umane dovute all’uso di armi esplosive in aree popolate. Gli Stati e gli altri attori dovrebbero:

  • Riconoscere che l’uso di armi esplosive in aree popolate tende a causare gravi danni a individui e comunità e ad aumentare la sofferenza danneggiando infrastrutture vitali
  • Sforzarsi di evitare tali danni e sofferenze in qualsiasi situazione, rivedere e rafforzare le politiche e le pratiche nazionali sull’uso di armi esplosive e raccogliere e rendere disponibili i dati pertinenti
  • Lavorare per la piena realizzazione dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti
  • Sviluppare standard internazionali più severi, compresi alcuni divieti e restrizioni sull’uso di armi esplosive nelle aree popolate.

Nello sviluppo di questi standard, gli Stati e gli altri attori dovrebbero impegnarsi affinché le armi esplosive con effetti ad ampio raggio non vengano utilizzate nelle aree popolate.

In Italia hanno aderito alla rete internazionale la Campagna Italiana contro le Mine, la Rete Italiana Pace e Disarmo e l’Associazione Nazionale Vittime Civile di Guerra (ANVCG) a cui è stato affidato il coordinamento su territorio nazionale, nell’ambito della iniziativa “Stop alle bombe sui civili”.

fonte: https://retepacedisarmo.org/armi-esplosive/la-campagna-inew/

#CCM10MSP cosa è accaduto

Si è svolto a Ginevra, dal 30 agosto al 2 settembre 2022, il 10 Meeting degli Stati Parte della Convenzione sulle Munizioni Cluster.

Durante la settimana, che ha visti riunite le delegazioni di oltre 70 Stati Parte, alcuni Stati firmatari e altri presenti come osservatori, le Organizzazioni e le Istituzioni Internazionali impegnate nell’ambito della Mine Action, è stato portato avanti il lavoro di riesame e monitoraggio del funzionamento e dello stato di implementazione della Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM).

Nel corso della prima giornata una decina di Stati Parti, tra cui l’Italia, sono intervenuti ed hanno sottolineato l’importanza di universalizzare la Convenzione, hanno esortato gli Stati ad aderire alla CCM e hanno notato il lento ritmo dell’universalizzazione dal 2020; Il Comitato per l’Universalizzazione, ha sottolineato il lavoro svolto dalla Cluster Munition Coalition (CMC) sulla promozione della Convenzione con i paesi dei Caraibi e del Commonwealth e ha rilevato la necessità di intensificare gli sforzi sull’universalizzazione con un approccio individualizzato. La Repubblica Democratica del Congo, Haiti, la Nigeria e il Sud Sudan hanno condiviso i progressi compiuti nei loro sforzi e sfide di ratifica. Almeno tre Stati, tra cui Canada, Irlanda, Italia hanno fatto riferimento al lavoro svolto dall’ICBL-CMC a sostegno dell’universalizzazione e dell’attuazione della Convenzione.

Almeno dieci Stati hanno chiaramente condannato l’uso di munizioni a grappolo e hanno espresso preoccupazione per la violazione del diritto internazionale umanitario da parte della Russia nel conflitto in Ucraina;

Sono state presentate 4 richieste di proroga per l’adempimento degli obblighi previsti dalla Convenzione, di cui tre relative all’articolo 4 (bonifica) da parte della Bosnia-Erzegovina, del Ciad e del Cile, e la quarta relativa all’articolo 3 (distruzione delle scorte) presentata dalla Bulgaria.

La CMC ha rilasciato dichiarazioni sulla distruzione delle scorte, sullo sminamento e sull’educazione al rischio di mine, evidenziando che la bonifica e la protezione di tutte le comunità dovrebbero essere una priorità per tutti gli Stati Parte, osservando anche che il 99% delle scorte è stato distrutto;

Perù, Slovacchia e Sudafrica hanno fornito aggiornamenti sulla distruzione delle loro scorte in base agli obblighi di cui all’articolo 3 e hanno osservato di essere sulla buona strada per rispettare le scadenze. Mentre la Guinea-Bissau ha annunciato ufficialmente di non possedere cluster ed i Paesi Bassi hanno fornito un aggiornamento sullo stato dei loro stock di munizioni a grappolo. 

Altre dichiarazioni per conto della CMC sono state rilasciate dai membri Humanity and Inclusion e Campagna Italiana contro le mine. La prima è intervenuta sugli obblighi di assistenza alle vittime ai sensi dell’articolo 5, invitando gli Stati a raddoppiare gli sforzi per rispondere alle esigenze delle vittime e garantire un accesso adeguato a servizi completi; Campagna Mine invece è intervenuta nella sessione dedicata all’articolo 9 sulle misure nazionali di implementazione, ed ha incoraggiato gli Stati Parti ad emanare una legislazione nazionale per l’attuazione della Convenzione e ad adottare una propria legge sul disinvestiment;   

La Germania, l’Iraq, il Laos, il Libano, e la Repubblica Democratica del Congo, in riferimento agli obblighi previsti dall’articolo 4 (bonifica ed educazione al rischio di mine) hanno fornito aggiornamenti sui progressi e le sfide per completare la bonifica delle aree contaminate. La mancanza di risorse finanziarie e di competenze ha rappresentato una delle principali sfide. L’Iraq presenterà la sua richiesta di proroga entro la fine dell’anno. La Mauritania ha osservato che sono state scoperte 18 nuove aree contaminate. Oltre a registrare nuove vittime, e nonostante la mancanza di sostegno internazionale, il paese prevede di svolgere quest’attività nell’ambito delle sue capacità nazionali.

Nella sessione dedicata all’Assistenza alle Vittime (VA) presente nell’articolo 5, tre Stati Parte, Iraq, Mozambico e Laos PDR, hanno menzionato i passi verso l’adozione di una legislazione nazionale che includa le persone con disabilità ed i sopravvissuti alle le munizioni a grappolo ed alle mine antipersona. Continuano a essere necessari finanziamenti per fornire servizi di riabilitazione migliori ed efficaci. Nel suo intervento il delegato della Santa Sede ha sottolineato che la “cooperazione internazionale per l’assistenza alle vittime è “una delle più splendide espressioni di solidarietà e unità della famiglia umana“. Anche l’Italia è intervenuta sul tema dell’Assistenza alle Vittime, ricordando che per il nostro paese “la protezione dei diritti e della sicurezza delle vittime è parte integrante della più ampia promozione dei diritti di tutti i gruppi vulnerabili, in particolare delle persone con disabilità, in linea con la CRPD. Alla luce di ciò, l’Italia adotta un ampio approccio integrato, assistendo le vittime, le loro famiglie e comunità sia negli obiettivi a breve termine come la riabilitazione fisica che a quelli di lungo termine come il sostegno psicologico, educazione al rischio, reinserimento sociale ed economico”. Inoltre, il rappresentante della delegazione italiana ha richiamato lo sforzo finanziario del nostro paese che nel 2021 e nel 2022 è stato incrementato abbiamo incrementato con un importo complessivo di circa 8,5 milioni di Euro ogni anno specificamente dedicato allo sminamento umanitario.

Per quanto riguarda la cooperazione internazionale ai sensi dell’articolo 6, gli Stati hanno ribadito la necessità di migliorare il coordinamento e il sostegno all’azione contro le mine (Mine Action) e hanno sottolineato l’importanza delle coalizioni nazionali. La CMC ha sottolineato che il finanziamento innovativo non sostituisce il finanziamento da parte dei donatori tradizionali;  

L’ultima giornata della Conferenza è stata caratterizzata da un vivo scambio di opinioni per raggiungere un accordo sul linguaggio da utilizzare relativamente all’uso di munizioni cluster in Ucraina così da consentire l’approvazione all’unanimità del Report finale della riunione, 

L’Iraq nella sua veste di presidente del prossimo Meeting degli Stati parte ha fornito una panoramica del suo piano di lavoro con particolare attenzione agli sforzi di universalizzazione in Africa e in Medio Oriente.

Tra la sessione della mattina e quella pomeridiana dei lavori, hanno avuto luogo 4 side event.

In particolare, il 30 agosto è stato presentato ai delegati il Cluster Munition Monitor 2022 a cura del Landmine and Cluster Munition Monitor. Quest’anno il Report riporta, nella sezione dedicata al Disinvesment, anche il riferimento alla legge approvata definitivamente in Italia il 9 dicembre 2021 “Misure di contrasto al finanziamento alle imprese produttrici di mine, munizioni e submunizioni cluster” che stabilisce non solo il divieto di finanziamento ma anche il funzionamento di alcuni meccanismi di controllo. L’importanza del Cluster Munition Monitor è stata sottolineata dalle diverse citazioni ai suoi dati relativi ad uso ed incidenti presenti nelle dichiarazioni di alcuni Stati, così come ad esempio nel caso di Italia, Canada, Germania e Nuova Zelanda).

Appuntamento al prossimo Meeting degli Stati Parte, l’undicesimo (11MSP) che si svolgerà sotto la presidenza dell’Iraq, a settembre 2023 (11-14).

Cluster Monitor Report

Cluster Monitor Report 2022 (1)
I progressi nell’eliminazione delle munizioni a grappolo (2) vengono oscurati dal devastante bilancio umano dovuto all’uso diffuso in Ucraina
di queste armi.


Comunicato Stampa
(Roma 25 agosto 2022) La tredicesima edizione del Cluster Monitor Report presentata oggi dalla Cluster Munition Coalition (CMC) documenta l’uso estensivo di munizioni a grappolo da parte della Russia nel conflitto iniziato il 24 febbraio in Ucraina, provocando centinaia di vittime civili e numerosi danni a case, ospedali e scuole. Il Cluster Munition Monitor 2022, iniziativa della società civile di ricerca e monitoraggio sulla Convention on Cluster Munition mostra anche come gli stati e le realtà impegnate nell’ambito delle azioni contro le mine stiano lavorando insieme per eliminare le munizioni a grappolo e affrontare il loro impatto a lungo termine a livello globale. Nel corso di quest’anno, fino ad ora, centinaia di attacchi con munizioni a grappolo da parte delle forze russe in Ucraina sono stati documentati, segnalati o si presume siano avvenuti. Sembra che anche le forze ucraine abbiano usato l’arma più volte nel conflitto in corso. Né la Russia né l’Ucraina hanno aderito alla convenzione, che conta 110 Stati parti e 13 firmatari. Il rapporto di 100 pagine arriva mentre gli Stati parti della Convenzione sulle Munizioni Cluster si stanno preparando per il loro incontro annuale, che si terrà dal 30 agosto al 2 settembre presso le Nazioni Unite, a Ginevra. La CMC esorta la Russia a porre fine immediatamente a questi attacchi indiscriminati e invita tutti i firmatari ad adottare misure per rinunciare all’arma e aderire alla convenzione senza indugio. A livello globale, Cluster Munition Monitor 2022 ha identificato almeno 149 nuovi incidenti dovuti a residui di munizioni a grappolo nel 2021. Questa è stata la prima volta in un decennio che non sono state segnalate nuove vittime da attacchi di munizioni a grappolo nell’anno precedente alla pubblicazione. Ciò ha segnato anche un forte calo rispetto ai totali annuali nel 2020 (360 vittime) e nel 2019 (317 vittime). Tuttavia, il totale effettivo globale delle vittime è probabilmente maggiore a causa delle difficoltà legate alla registrazione delle vittime.
La significativa riduzione del numero di vittime osservata nel 2021 è stata oscurata dal numero devastante di attacchi con munizioni a grappolo durante l’invasione russa dell’Ucraina. I dati preliminari indicano almeno 689 vittime civili segnalate durante gli attacchi con munizioni a grappolo per la prima metà del 2022. Ciò rappresenterebbe un aumento del 300% rispetto al totale globale del 2021. I numeri indicativi per l’Ucraina iniziano a fare eco agli alti tassi di vittime visti durante gli anni dei più grandi attacchi in Siria.

I civili rimangono le principali vittime delle munizioni a grappolo al momento degli attacchi e dopo la fine del conflitto, con i bambini particolarmente a rischio. Nel 2021, i civili hanno rappresentato quasi tutte le vittime (il 97% del cui stato è stato registrato); mentre il numero delle vittime dei bambini è stato straziante, con 90 morti e feriti e un’età media di 10 anni.
Anche l’impatto socioeconomico della pandemia di COVID-19 sembra avere maggiori rischi, con le persone costrette a intraprendere pratiche non sicure e pericolose per integrare i mezzi di sussistenza in diminuzione, come lavorare in aree contaminate o raccogliere rottami metallici ed esplosivi. I finanziamenti insufficienti continuano ad essere citati come uno dei principali ostacoli al progresso nella bonifica dei terreni e nella fornitura di assistenza adeguata ai sopravvissuti e alle comunità colpite. In particolare, secondo il rapporto, il supporto peer-to-peer era tra le attività più necessarie e meno supportate.
In questo contesto difficile, ci sono stati alcuni sviluppi positivi nell’attuazione della convenzione attraverso operazioni di Mine Action che sono tornate quasi alla normalità in molti paesi. Nel 2021, gli Stati Parte hanno riferito di aver bonificato almeno 61 km2 di terreno contaminato, con la conseguente distruzione di circa 81.000 submunizioni, entrambe simili ai risultati di bonifica dell’anno precedente.
Ad oggi, 37 Stati Parte hanno completato la distruzione del 99% del totale delle scorte globali di munizioni a grappolo. Tra il 2021 e la metà del 2022, gli Stati Parte Bulgaria, Perù e Slovacchia hanno distrutto 1.658 munizioni a grappolo e 46.733 sottomunizioni.
L’educazione al rischio rimane una componente fondamentale della risposta ai pericoli persistenti posti dai resti di munizioni a grappolo e protegge le comunità colpite. La diffusione di messaggi salvavita è proseguita nelle regioni colpite dal conflitto, rivolgendosi alle persone più minacciate. La guerra in Ucraina ha visto i soccorritori di emergenza e gli operatori di bonifica aumentare il loro uso delle comunicazioni digitali, distribuire materiali di sensibilizzazione nelle stazioni della metropolitana e dei treni e fornire educazione al rischio di persona nei rifugi.
Altri risultati di Cluster Munition Monitor 2022 includono:
• Non ci sono state segnalazioni o accuse di nuovo uso di munizioni a grappolo da parte di alcuno Stato Parte dall’adozione della Convenzione nel 2008.
• La Siria ha avuto le vittime annuali più alte di qualsiasi altro paese. Tuttavia, il numero di vittime registrate in Siria è diminuito, con il 2021 che ha registrato il totale annuale più basso registrato dal 2012. L’ultimo uso di munizioni a grappolo segnalato in Siria è stato nel marzo 2021, ma gli attacchi avrebbero potuto non essere registrati.
Almeno 26 paesi e altre tre aree rimangono contaminate da munizioni inesplose.
• A livello globale, 12 paesi hanno completato lo sgombero di terreni contaminati da munizioni a grappolo. Nessuna autorizzazione statale per le munizioni a grappolo completata nell’ultimo anno.
(1) La 13a edizione annuale fornisce una panoramica globale degli sforzi per attuare e aderire al divieto di munizioni a grappolo, garantire l’eliminazione dei resti di munizioni a grappolo, fornire educazione al rischio eassistere le vittime di queste armi indiscriminate. Il rapporto si concentra sull’anno solare 2021 con informazioni incluse fino ad agosto 2022, ove possibile.
(2) Lanciate da terra o lanciate dall’aria, le munizioni a grappolo sono costituite da contenitori che aprono e disperdono le munizioni indiscriminatamente su un’ampia area. Molte munizioni non riescono a detonare come previsto, lasciando una scia di resti esplosivi e munizioni che minacciano vite e negano l’accesso alle terre da coltivare, creando barriere allo sviluppo socioeconomico. Il trattato di messa al bando delle munizioni a grappolo (2008)vieta in modo completo l’arma, richiede la distruzione delle scorte, la bonifica delle aree contaminate da resti di munizioni a grappolo, la realizzazione di programmi di educazione al rischio e garantire l’assistenza alle vittime.

Scarica qui il Report
http://www.icbl.org/media/3348469/CMM2022_Embargoed-copy.pdf


Per informazioni
www.campagnamine.org
mail t.ambrosini@campagnamine.org

XXV Riunione Comitato Nazionale per l’Azione Umanitaria contro le Mine Anti-persona

XXV Riunione Comitato Nazionale per l’Azione Umanitaria contro le Mine Anti-persona

(Roma 19 luglio 2022) Si è tenuta ieri 19 luglio 2022, presso la Farnesina la XXV riunione del Comitato Nazionale per l’Azione Umanitaria contro le Mine Antipersona (CNAUMA) presieduta dalla Vice Ministra Marina Sereni. Il CNAUMA è un organo consultivo, convocato per la prima volta nel 1999, che si riunisce una volta all’anno su impulso del MAECI al quale partecipano i Dicasteri e i rappresentanti della società civile impegnati nella Mine Action.

Per la Campagna Italiana contro le mine ha partecipato il direttore dott. Giuseppe Schiavello che ha riportato la preoccupazione per le mine ancora presenti negli arsenali ucraini, non ancora distrutti come invece previsto nel Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine antipersona. “L’Italia conferma il suo impegno nella lotta agli ordigni inesplosi. La Campagna Italiana esprime preoccupazione per i 3,5 milioni di mine conservati negli stock ucraini non distrutte prima dell’inizio della guerra. L’Ucraina ha aderito alla Convenzione di Ottawa ma non ancora alla Convenzione sulle Munizioni Cluster ” ha dichiarato il dott. Schiavello “La Campagna Italiana ritiene che, al verificarsi delle condizioni, l’Italia forte della sua credibilità e impegno nella MineAction, si debba adoperare diplomaticamente affinché l’Ucraina, destinataria di ingenti aiuti, aderisca alla Convenzione di Oslo” ha concluso il direttore della CICM.

Di seguito riportiamo la nota del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

SMINAMENTO, FARNESINA: CONFERMATE RISORSE, PREOCCUPA CRESCERE USO MINE

19/07/2022 13:14

(Public Policy) – Roma, 19 lug – “Il Governo, attraverso il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, continua ad attribuire una grande importanza all’azione umanitaria contro le mine anti persona”. Lo ha dichiarato la vice ministra Marina Sereni aprendo oggi alla Farnesina la XXV riunione del Cnauma, il Comitato Nazionale per l’Azione Umanitaria contro le Mine Anti-persona, che riunisce diverse organizzazioni della società civile impegnate nella lotta a questo tipo di arma. “Dal nostro incontro di un anno fa – ha aggiunto Sereni – la Cooperazione Italiana è stata chiamata a rispondere al rapido aumento dei bisogni umanitari prima in Afghanistan, a seguito dei fatti dello scorso agosto, e poi in Ucraina, in conseguenza dell’invasione russa. Per quest’anno la dotazione finanziaria del ‘Fondo per lo Sminamento Umanitario e la bonifica di aree con residuati bellici’ è pari a 8.590.733 euro, in continuità con lo stanziamento del 2021: questi fondi ci permetteranno di confermare il contributo per lo sminamento nei principali contesti di crisi nei quali siamo intervenuti lo scorso anno, ma anche in altre aree. Quest’anno infatti prevediamo di sostenere iniziative di sminamento umanitario in contesti caratterizzati da crisi umanitarie gravi e in molti casi protratte nel tempo. Alla conferma dell’impegno in Siria, Afghanistan, Palestina, Somalia, Mali e Niger affiancheremo nuovi contributi all’azione condotta dalle agenzie umanitarie in Paesi come il Sudan e l’Etiopia, in linea con l’azione a tutto campo che l’Italia svolge nella regione del Corno d’Africa”. 

“Esprimiamo preoccupazione – ha detto ancora la vice ministra – per il crescente impiego di mine e ordigni esplosivi improvvisati (Ied) nei vari teatri di conflitto, nonché per l’alto numero di incidenti, la gran parte dei quali continua a colpire la popolazione civile e, dato ancora più drammatico, i bambini. In questa direzione, sono allarmanti i risvolti umanitari del conflitto in Ucraina e a questo riguardo desidero esprimere una netta condanna per l’utilizzo di munizioni a grappolo. Il protrarsi degli attacchi indiscriminati verso la popolazione e le infrastrutture civili è inaccettabile militarmente, politicamente e umanamente. Il documentato uso di munizioni a grappolo ha arrecato sofferenze immense alla popolazione, oltre a danni estesi a scuole, ospedali, abitazioni”. 

La vice ministra ha infine espresso il compiacimento del Governo italiano per il recente annuncio dell’amministrazione americana di voler tornare alla piena osservanza di una moratoria di fatto sull’impiego di mine anti persona.

CS – Human Rights Watch

(Geneva, June 15, 2022) – Russian forces are using landmines in Ukraine that are causing civilian casualties and suffering, as well as disrupting food production, Human Rights Watch said in a report released today. Russia is the only party to the conflict known to have used banned antipersonnel mines, while both Russia and Ukraine have used anti-vehicle mines.

The 19-page report, “Landmine Use in Ukraine,” details seven types of antipersonnel mines that Russian forces in Ukraine are known to have used since the February 24, 2022 all-out invasion. Ukraine appears to be abiding by its obligations as a member of the international treaty prohibiting antipersonnel mines, which it ratified in December 2005

“Russia’s brazen use of antipersonnel mines in a country that has explicitly prohibited these weapons is unprecedented and deserves strong global condemnation,” said Steve Goose, arms director at Human Rights Watch, chair of the International Campaign to Ban Landmines, 1997 Nobel Peace Laureate. “Antipersonnel landmines should never be used due to their inevitable and long-term threat to civilian life and livelihoods.”

Antipersonnel mines are designed to be exploded by the presence, proximity or contact of a person. They violate international humanitarian law because they cannot discriminate between civilians and combatants. Russia has not joined the 164 countries that have ratified the 1997 Mine Ban Treaty, which comprehensively bans antipersonnel mines, and requires destruction of stock, clearance of mined areas, and assistance to victims.

Several types of landmines produced by state-owned manufacturers in Russia have been used in combat for the first time in Ukraine, Human Rights Watch said. One made in 2021 is the rocket deployed POM-3 antipersonnel mine, which when activated launches to a height of 1 to 1.5 meters then detonates midair, producing fragments that are lethal up to about 16 meters away. The mine is equipped with a sensitive seismic fuze that makes it prone to detonate when approached, as well as a self-destruct feature that sets the mine to explode after a certain period.

During the current armed conflict, both Russian and Ukrainian forces also appear to have used anti-vehicle mines, which are designed to damage or destroy vehicles including tanks and armored fighting vehicles. The Mine Ban Treaty does not prohibit anti-vehicle mines or command-detonated (remote-controlled) mines, while other international agreements provide weak restrictions on their use.

Evidence indicates that landmine use is affecting agricultural production in Ukraine. The use of farm vehicles in fields and on rural paths and roads has become a high-risk activity in Ukraine. In one incident, a farm employee was wounded while ploughing fields near Kharkiv city in mid-May, when his tractor detonated a TM-62 antivehicle mine placed by Russian forces. Local residents told Human Rights Watch that when the Russian forces withdrew from the area, they did not clear the mines, mark the area, provide any warnings to avoid it, or share any maps of mined locations.

There is evidence that Russian forces in Ukraine have also laid victim-activated booby-traps. The Mine Ban Treaty comprehensively prohibits, in all circumstances, all types of victim-activated explosive devices regardless of their technical features, predicted longevity, delivery method, or type of manufacture (improvised or factory-made).

In 2014-2015, Russia-backed forces in eastern Ukraine used landmines in Donetsk and Luhansk regions and sporadically in the following years. There is no credible information that Ukrainian government forces used antipersonnel mines in the previous conflict or current one.

Human Rights Watch has documented the use of Soviet and Russian-made antipersonnel mines in more than 30 countries, including Libya. New research shows that the Wagner Group, a private Russian military security contractor with apparent links to Russia’s government, transferred antipersonnel mines into Libya, where they were used in Tripoli in 2019-2020, causing civilian casualties.

Russia should cease all use of inherently indiscriminate antipersonnel mines in Ukraine, and Ukraine should ensure that its forces continue to respect their obligations under the Mine Ban Treaty.

“Developing and producing landmines that most countries have rejected is a morally reprehensible investment,” Goose said. “Mines set to self-destruct at random intervals only increase the risk of civilian harm, especially for deminers tasked with safely destroying them.”

“Landmine Use in Ukraine” will be presented to countries attending a meeting of the Mine Ban Treaty in Geneva on June 20-22, 2022.

https://www.hrw.org/news/2022/06/15/ukraine-russian-landmine-use-endangers-civilians

For more Human Rights Watch reporting on landmines, please visit:
https://www.hrw.org/topic/arms/landmines

“Landmine Use in Ukraine” is available at:
https://www.hrw.org/news/2022/06/15/background-briefing-landmine-use-ukraine

For more Human Rights Watch reporting on the Russia-Ukraine war, please visit:
https://www.hrw.org/tag/russia-ukraine-war

For more information, please contact:
In Geneva, Steve Goose (English): +1-540-630-3011 (mobile); or gooses@hrw.org.
In Berlin, Rich Weir, (English): +1-646-740-1332; or weirr@hrw.org. Twitter: @rich_weir
In Wellington, Mary Wareham (English): +1-646-203-8292; or wareham@hrw.org. Twitter: @marywareham

CS – Human Rights Watch

(Ginevra, 12 maggio 2022) – Le forze russe hanno ripetutamente usato munizioni a grappolo in attacchi che hanno ucciso centinaia di civili e danneggiato case, ospedali e scuole dalla sua invasione dell’Ucraina, ha detto Human Rights Watch in un rapporto pubblicato oggi. Le forze ucraine sembrano aver usato munizioni a grappolo almeno una volta. Entrambi i paesi dovrebbero cessare l’uso di quest’arma vietata e impegnarsi ad aderire al trattato internazionale che vieta le munizioni a grappolo.

il rapporto  “Intense and Lasting Harm: Cluster Munition Attacks in Ukraine,”   descrive in dettaglio come le forze armate russe hanno utilizzato almeno sei tipi di munizioni a grappolo nel conflitto armato in Ucraina. L’uso ripetuto di munizioni a grappolo da parte delle forze russe nei quartieri popolati in Ucraina causa danni e sofferenze civili immediate e a lungo termine e deve cessare”, ha dichiarato Mary Wareham, di Human Rights Watch e autrice del rapporto. “L’Ucraina dovrebbe anche smettere di usare queste armi brutali prima che altri civili vengano danneggiati”.

Human Rights Watch ha documentato diversi attacchi con munizioni a grappolo da parte delle forze russe in aree popolate nelle città di Chernihiv, Kharkiv, Mykolaiv e Vuhledar. Il numero esatto di attacchi con munizioni a grappolo nel conflitto del 2022 non è noto, ma centinaia sono stati documentati, segnalati o presunti. A Mykolaiv, ad esempio, le forze russe hanno lanciato razzi a grappolo in aree popolate il 7, 11 e 13 marzo, uccidendo civili e danneggiando case, aziende e veicoli civili.

La Russia non ha negato l’uso di munizioni a grappolo. Ha affermato che le forze ucraine hanno usato munizioni a grappolo nella città di Donetsk il 14 marzo, ma questo non è stato confermato in modo indipendente.

Il New York Times ha riferito che le forze ucraine hanno apparentemente usato razzi con munizioni a grappolo Uragan in un attacco a Husarivka nell’oblast di Kharkiv il 6 o 7 marzo, quando il villaggio era sotto il controllo russo. L’Ucraina non ha negato l’uso di munizioni a grappolo nell’attuale conflitto, ma ha affermato che le forze armate dell’Ucraina aderiscono rigorosamente alle norme del diritto internazionale umanitario”.

Le munizioni cluster possono essere sparate da terra da sistemi di artiglieria come razzi e proiettili o lanciato da aerei. In genere si disperdono nell’aria, diffondendo più submunizioni indiscriminatamente su un’area delle dimensioni di un isolato. Molti non riescono a esplodere all’impatto iniziale, lasciando proiettili inesplosi che possono uccidere e mutilare, come le mine terrestri, per anni o addirittura decenni a meno che non vengano eliminati e distrutti.

Le munizioni a grappolo attualmente utilizzate in Ucraina sono lanciate da terra in razzi e missili ad eccezione della bomba a grappolo della serie RBK, che viene lanciata da aerei. Le munizioni a grappolo sono state tutte prodotte in Russia, alcune fino al 2021, o nel suo stato predecessore, l’Unione Sovietica.

Secondo l’Ukraine’s State Emergency Service un totale di 98.864 elementi di ordigni inesplosi, tra cui submunizioni e mine terrestri, sono stati eliminati e distrutti durante la guerra, a partire dal 9 maggio. Durante le prime sette settimane del conflitto, 29 operatori sono rimasti uccisi mentre svolgevano lo sminamento e il lavoro correlato, e 73 sono rimasti feriti. Il 17 aprile, tre persone che lavoravano per i servizi di emergenza di Kharkiv sono state uccise mentre ripulivano i resti di munizioni a grappolo.

In precedenza, sia le forze governative ucraine che i gruppi armati sostenuti dalla Russia hanno utilizzato munizioni a grappolo nell’Ucraina orientale tra luglio 2014 e febbraio 2015, sulla base di indagini di Human Rights Watch e altri.

La Russia e l’Ucraina non hanno aderito alla Convenzione sulle munizioni a grappolo – il trattato del 2008 che vieta le munizioni a grappolo – che richiede la distruzione delle scorte, lo sgombero delle aree contaminate dai resti di munizioni esplosive a grappolo e l’assistenza alle vittime. La convenzione conta 110 stati parti.

La convenzione obbliga ogni stato parte a fare del suo “meglio per scoraggiare” l’uso di munizioni a grappolo. Almeno 36 paesi hanno condannato l’uso di munizioni a grappolo in Ucraina, tra cui il Regno Unito come attuale presidente della Convenzione sulle munizioni a grappolo.

Human Rights Watch ha co-fondato e presiede la Cluster Munition Coalition, la coalizione globale di organizzazioni non governative che lavorano per vietare le munizioni a grappolo. Human Rights Watch presenterà il suo rapporto ai paesi che parteciperanno alle riunioni intersessionali della convenzione presso le Nazioni Unite a Ginevra il 16 e 17 maggio.

La maggior parte del mondo ha respinto le munizioni a grappolo anni fa a causa dei loro diffusi effetti indiscriminati e dei pericoli di lunga durata”, ha detto Wareham. “Condannare l’uso di munizioni a grappolo in Ucraina rafforzerà lo stigma globale contro queste armi e contribuirà a garantire che i civili siano protetti da esse in futuro”.

https://www.hrw.org/news/2022/05/11/end-cluster-munition-attacks-ukraine

CS – L’Italia approva

Roma 6 aprile 2022 – Mentre a Ginevra sono partite le consultazioni diplomatiche sul testo della Dichiarazione politica internazionale sulle armi esplosive, la cui approvazione da parte degli Stati potrebbe garantire una migliore protezione dei civili nei conflitti armati, l’Italia ha approvato all’unanimità una risoluzione presentata dall’On. Graziano Delrio che impegna il Governo italiano a:

  • Esprimere attraverso le sue delegazioni diplomatiche la netta condanna all’uso delle cluster bombs
  • Sostenere il percorso di approvazione della Dichiarazione politica internazionale volta a rafforzare la protezione dei civili nei conflitti armati dalle conseguenze umanitarie derivanti dall’impiego delle armi esplosive nelle aree popolate
  • Rendere la suddetta Dichiarazione un ulteriore punto di riferimento operativo per l’adozione di nuovi e più efficaci principi di protezione dei civili nei conflitti urbani.

Campagna Italiana contro le Mine, Rete Italiana Pace e Disarmo e l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra plaudono all’approvazione di questa risoluzione, certe che rappresenterà un importante passo avanti nell’adozione di più efficaci meccanismi di protezione delle popolazioni civili durante i conflitti armati.

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Per informazioni:

Sara Gorelli

Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra

Tel. 3382783904

Email: sara.gorelli@anvcg.it

Scheda sulla violenza esplosiva 2011-2021

  • Quando le armi esplosive sono usate nelle aree popolate (zone urbane), il 91% delle vittime appartiene alla popolazione civile. La percentuale scende al 25% quando le armi esplosive sono usate al di fuori delle zone urbane
  • In totale i civili uccisi e feriti nelle aree popolate in oltre dieci anni sono stati 238.892
  • Nel decennio 2011-2021 paesi dove si sono verificati più casi di uso di armi esplosive ai danni dei civili sono stati Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan e Yemen
  • Secondo INEW – International Network on Explosive Weapons, i punti della Dichiarazione che garantirebbero una maggiore protezione dei civili nei conflitti armati sono: riconoscimento del danno umanitario causato dalle armi esplosive; divieto di uso nelle aree urbane delle armi esplosive con effetti a largo raggio; riconoscimento del danno alle vittime e assistenza 
  • Finora 112 paesi in tutto il mondo hanno riconosciuto pubblicamente il danno umanitario derivante dalle armi esplosive