All posts by Lia Morese

CS – Human Rights Watch

(Geneva, June 15, 2022) – Russian forces are using landmines in Ukraine that are causing civilian casualties and suffering, as well as disrupting food production, Human Rights Watch said in a report released today. Russia is the only party to the conflict known to have used banned antipersonnel mines, while both Russia and Ukraine have used anti-vehicle mines.

The 19-page report, “Landmine Use in Ukraine,” details seven types of antipersonnel mines that Russian forces in Ukraine are known to have used since the February 24, 2022 all-out invasion. Ukraine appears to be abiding by its obligations as a member of the international treaty prohibiting antipersonnel mines, which it ratified in December 2005

“Russia’s brazen use of antipersonnel mines in a country that has explicitly prohibited these weapons is unprecedented and deserves strong global condemnation,” said Steve Goose, arms director at Human Rights Watch, chair of the International Campaign to Ban Landmines, 1997 Nobel Peace Laureate. “Antipersonnel landmines should never be used due to their inevitable and long-term threat to civilian life and livelihoods.”

Antipersonnel mines are designed to be exploded by the presence, proximity or contact of a person. They violate international humanitarian law because they cannot discriminate between civilians and combatants. Russia has not joined the 164 countries that have ratified the 1997 Mine Ban Treaty, which comprehensively bans antipersonnel mines, and requires destruction of stock, clearance of mined areas, and assistance to victims.

Several types of landmines produced by state-owned manufacturers in Russia have been used in combat for the first time in Ukraine, Human Rights Watch said. One made in 2021 is the rocket deployed POM-3 antipersonnel mine, which when activated launches to a height of 1 to 1.5 meters then detonates midair, producing fragments that are lethal up to about 16 meters away. The mine is equipped with a sensitive seismic fuze that makes it prone to detonate when approached, as well as a self-destruct feature that sets the mine to explode after a certain period.

During the current armed conflict, both Russian and Ukrainian forces also appear to have used anti-vehicle mines, which are designed to damage or destroy vehicles including tanks and armored fighting vehicles. The Mine Ban Treaty does not prohibit anti-vehicle mines or command-detonated (remote-controlled) mines, while other international agreements provide weak restrictions on their use.

Evidence indicates that landmine use is affecting agricultural production in Ukraine. The use of farm vehicles in fields and on rural paths and roads has become a high-risk activity in Ukraine. In one incident, a farm employee was wounded while ploughing fields near Kharkiv city in mid-May, when his tractor detonated a TM-62 antivehicle mine placed by Russian forces. Local residents told Human Rights Watch that when the Russian forces withdrew from the area, they did not clear the mines, mark the area, provide any warnings to avoid it, or share any maps of mined locations.

There is evidence that Russian forces in Ukraine have also laid victim-activated booby-traps. The Mine Ban Treaty comprehensively prohibits, in all circumstances, all types of victim-activated explosive devices regardless of their technical features, predicted longevity, delivery method, or type of manufacture (improvised or factory-made).

In 2014-2015, Russia-backed forces in eastern Ukraine used landmines in Donetsk and Luhansk regions and sporadically in the following years. There is no credible information that Ukrainian government forces used antipersonnel mines in the previous conflict or current one.

Human Rights Watch has documented the use of Soviet and Russian-made antipersonnel mines in more than 30 countries, including Libya. New research shows that the Wagner Group, a private Russian military security contractor with apparent links to Russia’s government, transferred antipersonnel mines into Libya, where they were used in Tripoli in 2019-2020, causing civilian casualties.

Russia should cease all use of inherently indiscriminate antipersonnel mines in Ukraine, and Ukraine should ensure that its forces continue to respect their obligations under the Mine Ban Treaty.

“Developing and producing landmines that most countries have rejected is a morally reprehensible investment,” Goose said. “Mines set to self-destruct at random intervals only increase the risk of civilian harm, especially for deminers tasked with safely destroying them.”

“Landmine Use in Ukraine” will be presented to countries attending a meeting of the Mine Ban Treaty in Geneva on June 20-22, 2022.

For more Human Rights Watch reporting on landmines, please visit:

“Landmine Use in Ukraine” is available at:

For more Human Rights Watch reporting on the Russia-Ukraine war, please visit:

For more information, please contact:
In Geneva, Steve Goose (English): +1-540-630-3011 (mobile); or
In Berlin, Rich Weir, (English): +1-646-740-1332; or Twitter: @rich_weir
In Wellington, Mary Wareham (English): +1-646-203-8292; or Twitter: @marywareham

CS – Human Rights Watch

(Ginevra, 12 maggio 2022) – Le forze russe hanno ripetutamente usato munizioni a grappolo in attacchi che hanno ucciso centinaia di civili e danneggiato case, ospedali e scuole dalla sua invasione dell’Ucraina, ha detto Human Rights Watch in un rapporto pubblicato oggi. Le forze ucraine sembrano aver usato munizioni a grappolo almeno una volta. Entrambi i paesi dovrebbero cessare l’uso di quest’arma vietata e impegnarsi ad aderire al trattato internazionale che vieta le munizioni a grappolo.

il rapporto  “Intense and Lasting Harm: Cluster Munition Attacks in Ukraine,”   descrive in dettaglio come le forze armate russe hanno utilizzato almeno sei tipi di munizioni a grappolo nel conflitto armato in Ucraina. L’uso ripetuto di munizioni a grappolo da parte delle forze russe nei quartieri popolati in Ucraina causa danni e sofferenze civili immediate e a lungo termine e deve cessare”, ha dichiarato Mary Wareham, di Human Rights Watch e autrice del rapporto. “L’Ucraina dovrebbe anche smettere di usare queste armi brutali prima che altri civili vengano danneggiati”.

Human Rights Watch ha documentato diversi attacchi con munizioni a grappolo da parte delle forze russe in aree popolate nelle città di Chernihiv, Kharkiv, Mykolaiv e Vuhledar. Il numero esatto di attacchi con munizioni a grappolo nel conflitto del 2022 non è noto, ma centinaia sono stati documentati, segnalati o presunti. A Mykolaiv, ad esempio, le forze russe hanno lanciato razzi a grappolo in aree popolate il 7, 11 e 13 marzo, uccidendo civili e danneggiando case, aziende e veicoli civili.

La Russia non ha negato l’uso di munizioni a grappolo. Ha affermato che le forze ucraine hanno usato munizioni a grappolo nella città di Donetsk il 14 marzo, ma questo non è stato confermato in modo indipendente.

Il New York Times ha riferito che le forze ucraine hanno apparentemente usato razzi con munizioni a grappolo Uragan in un attacco a Husarivka nell’oblast di Kharkiv il 6 o 7 marzo, quando il villaggio era sotto il controllo russo. L’Ucraina non ha negato l’uso di munizioni a grappolo nell’attuale conflitto, ma ha affermato che le forze armate dell’Ucraina aderiscono rigorosamente alle norme del diritto internazionale umanitario”.

Le munizioni cluster possono essere sparate da terra da sistemi di artiglieria come razzi e proiettili o lanciato da aerei. In genere si disperdono nell’aria, diffondendo più submunizioni indiscriminatamente su un’area delle dimensioni di un isolato. Molti non riescono a esplodere all’impatto iniziale, lasciando proiettili inesplosi che possono uccidere e mutilare, come le mine terrestri, per anni o addirittura decenni a meno che non vengano eliminati e distrutti.

Le munizioni a grappolo attualmente utilizzate in Ucraina sono lanciate da terra in razzi e missili ad eccezione della bomba a grappolo della serie RBK, che viene lanciata da aerei. Le munizioni a grappolo sono state tutte prodotte in Russia, alcune fino al 2021, o nel suo stato predecessore, l’Unione Sovietica.

Secondo l’Ukraine’s State Emergency Service un totale di 98.864 elementi di ordigni inesplosi, tra cui submunizioni e mine terrestri, sono stati eliminati e distrutti durante la guerra, a partire dal 9 maggio. Durante le prime sette settimane del conflitto, 29 operatori sono rimasti uccisi mentre svolgevano lo sminamento e il lavoro correlato, e 73 sono rimasti feriti. Il 17 aprile, tre persone che lavoravano per i servizi di emergenza di Kharkiv sono state uccise mentre ripulivano i resti di munizioni a grappolo.

In precedenza, sia le forze governative ucraine che i gruppi armati sostenuti dalla Russia hanno utilizzato munizioni a grappolo nell’Ucraina orientale tra luglio 2014 e febbraio 2015, sulla base di indagini di Human Rights Watch e altri.

La Russia e l’Ucraina non hanno aderito alla Convenzione sulle munizioni a grappolo – il trattato del 2008 che vieta le munizioni a grappolo – che richiede la distruzione delle scorte, lo sgombero delle aree contaminate dai resti di munizioni esplosive a grappolo e l’assistenza alle vittime. La convenzione conta 110 stati parti.

La convenzione obbliga ogni stato parte a fare del suo “meglio per scoraggiare” l’uso di munizioni a grappolo. Almeno 36 paesi hanno condannato l’uso di munizioni a grappolo in Ucraina, tra cui il Regno Unito come attuale presidente della Convenzione sulle munizioni a grappolo.

Human Rights Watch ha co-fondato e presiede la Cluster Munition Coalition, la coalizione globale di organizzazioni non governative che lavorano per vietare le munizioni a grappolo. Human Rights Watch presenterà il suo rapporto ai paesi che parteciperanno alle riunioni intersessionali della convenzione presso le Nazioni Unite a Ginevra il 16 e 17 maggio.

La maggior parte del mondo ha respinto le munizioni a grappolo anni fa a causa dei loro diffusi effetti indiscriminati e dei pericoli di lunga durata”, ha detto Wareham. “Condannare l’uso di munizioni a grappolo in Ucraina rafforzerà lo stigma globale contro queste armi e contribuirà a garantire che i civili siano protetti da esse in futuro”.

CS – L’Italia approva

Roma 6 aprile 2022 – Mentre a Ginevra sono partite le consultazioni diplomatiche sul testo della Dichiarazione politica internazionale sulle armi esplosive, la cui approvazione da parte degli Stati potrebbe garantire una migliore protezione dei civili nei conflitti armati, l’Italia ha approvato all’unanimità una risoluzione presentata dall’On. Graziano Delrio che impegna il Governo italiano a:

  • Esprimere attraverso le sue delegazioni diplomatiche la netta condanna all’uso delle cluster bombs
  • Sostenere il percorso di approvazione della Dichiarazione politica internazionale volta a rafforzare la protezione dei civili nei conflitti armati dalle conseguenze umanitarie derivanti dall’impiego delle armi esplosive nelle aree popolate
  • Rendere la suddetta Dichiarazione un ulteriore punto di riferimento operativo per l’adozione di nuovi e più efficaci principi di protezione dei civili nei conflitti urbani.

Campagna Italiana contro le Mine, Rete Italiana Pace e Disarmo e l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra plaudono all’approvazione di questa risoluzione, certe che rappresenterà un importante passo avanti nell’adozione di più efficaci meccanismi di protezione delle popolazioni civili durante i conflitti armati.


Per informazioni:

Sara Gorelli

Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra

Tel. 3382783904


Scheda sulla violenza esplosiva 2011-2021

  • Quando le armi esplosive sono usate nelle aree popolate (zone urbane), il 91% delle vittime appartiene alla popolazione civile. La percentuale scende al 25% quando le armi esplosive sono usate al di fuori delle zone urbane
  • In totale i civili uccisi e feriti nelle aree popolate in oltre dieci anni sono stati 238.892
  • Nel decennio 2011-2021 paesi dove si sono verificati più casi di uso di armi esplosive ai danni dei civili sono stati Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan e Yemen
  • Secondo INEW – International Network on Explosive Weapons, i punti della Dichiarazione che garantirebbero una maggiore protezione dei civili nei conflitti armati sono: riconoscimento del danno umanitario causato dalle armi esplosive; divieto di uso nelle aree urbane delle armi esplosive con effetti a largo raggio; riconoscimento del danno alle vittime e assistenza 
  • Finora 112 paesi in tutto il mondo hanno riconosciuto pubblicamente il danno umanitario derivante dalle armi esplosive

Messaggio del Presidente Mattarella

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata internazionale per l’azione contro le mine e gli ordigni bellici inesplosi, indetta dalle Nazioni Unite, ha inviato alla Presidente della Campagna Italiana contro le mine Onlus, Santina Bianchini, il seguente messaggio:

«Ogni guerra è disumana. Nelle guerre si possono assumere decisioni tanto crudeli da travalicare ogni limite di orrore. Disseminare il terreno di mine anti-uomo e usare ordigni speciali, che hanno come scopo terrorizzare la popolazione e provocare stragi di cittadini inermi, è una di queste e costituisce un crimine contro l’umanità che si aggiunge alle responsabilità del conflitto.

La Giornata internazionale per l’azione contro le mine e gli ordigni bellici inesplosi, indetta dalle Nazioni unite, è un’occasione preziosa per sensibilizzare i cittadini e le comunità contro la fabbricazione e l’uso di questi strumenti di morte particolarmente odiosi e subdoli, e adoperati, tuttavia, nonostante siano banditi da convenzioni e trattati.

I conflitti di questi decenni ci hanno restituito immagini di persone innocenti morte a causa delle mine. Di tanti anziani, bambini, adulti, rimasti mutilati, destinati a una vita carica di sofferenza e difficoltà.

La Campagna italiana contro le mine, e le espressioni della società civile, nel nostro Paese e nel mondo intero, che aiutano a tenere alta la vigilanza su questo tema, che sostengono le azioni di bonifica e che si fanno educatori e promotori di pace, sono tutte iniziative benemerite.

È questo un tempo che ci fa comprendere ancora meglio il valore della convivenza pacifica, del rispetto delle convenzioni internazionali tese a ridurre l’impatto delle guerre sulle popolazioni, della cooperazione tra i popoli.

Fermare le guerre e le distruzioni è possibile, affermando in ogni dove le ragioni della civiltà umana alle quali non intendiamo derogare».


Giornata Internazionale per le azioni umanitarie contro le mine e gli ordigni inesplosi

COMUNICATO STAMPA (Roma 4 aprile 2022) La XVI edizione della Giornata ONU dedicata alla Mine Action cade nell’anno del 30 anniversario della costituzione della International Campaign to Ban Landmines (ICBL) di cui la Campagna Mine è membro e co-laureata Premio Nobel per la Pace 1997. 

Lo ricorda nel suo messaggio per la ricorrenza del 4 aprile il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres in cui evidenzia come l’azione contro le mine rappresenta un “investimento in umanità” e incoraggia a costruire sui progressi ottenuti sino ad ora le azioni necessarie per liberare il mondo da questi ordigni disumani una volta per tutte.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo aver promulgato la legge “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo” in data 21 dicembre 2021,  in occasione della Giornata Internazionale indetta dalle nazioni Unite per le azioni umanitarie contro le mine e gli ordigni inesplosi ha voluto incoraggiare  la Campagna Italiana contro le mine e le organizzazioni della società civile nazionali ed internazionali impegnate sul tema, a tenere alta l’attenzione sulla pericolosità di questi strumenti di morti che continuano ad essere usati malgrado la messa al bando a livello internazionale, ed a proseguire l’impegno a sostegno delle azioni di bonifica e promozione della pace.

Siamo grati del prezioso incoraggiamento che ci viene dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella da sempre attento alla promozione della pace e del dialogoincoraggiamento che imprime il più alto grado di attenzione sugli effetti di minecluster bombs ed altri ordigni inesplosi su civili inermi ed ostaggio della guerra” dichiara Giuseppe Schiavello Direttore della Campagna Mine “Sarebbe un bel segnale – continua Schiavello- se, ritrovata la pace, l’Ucraina aderisse alla Convezione di messa al bando delle cluster bombs di cui è stato denunciato e provato l’uso da parte delle forze armate Russe” (…) “Purtroppo né la Russia, né l’Ucraina hanno sottoscritto la Convenzione di Oslo per la messa al bando delle bombe a grappolo” conclude Schiavello.

L’Italia, conferma il suo prezioso e costante impegno di cooperazione e diplomatico dedicato alla Mine Action, con più di 8,5 mln di euro destinati ad attività specifiche, dalla bonifica all’universalizzazione delle convenzioni di messa al bando, e con particolare attenzione al sostegno delle vittime degli ordigni inesplosi, dalla protesica al reinserimento socioeconomico dei sopravvissuti agli incidenti.

Sapere che l’Italia esprime un così alto grado di attenzione verso il tema attraverso le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella  è un’ulteriore preziosissima spinta a fare sempre il massimo per lenire le conseguenze di questi subdoli ordigni”.- dichiara Santina Bianchini presidente della Campagna Italiana – “(…)Come parte della Rete internazionale ICBL- continua Bianchini – esprimiamo grande apprezzamento anche per la netta condanna dell’uso delle munizioni a grappolo in Ucraina che il Ministro Luigi Di Maio ha voluto pronunciare durante l’informativa alla Camera dei Deputati lo scorso 16 marzo”. “(…) Questi ordigni, mine a tutti gli effetti sono i semi di carneficina che ogni guerra lascia per un futuro raccolto di dolore e morte, non è questo il mondo che vogliamo “conclude Bianchini.

Per interviste

Giuseppe Schiavello 340/4759230

4 Aprile – Il messaggio del Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres

La Giornata mondiale contro le mine ci rammenta dei progressi fatti finora nello smaltimento degli ordigni bellici inesplosi e al tempo stesso di quanto ancora rimanga da fare.

Esattamente trent’anni fa, attivisti delle societa’ civile si unirono per lanciare la Campagna mondiale per vietare le mine.

Nel giro di cinque anni, la relativa Convenzione fu aperta alla firma dei contraenti.

Oggi, piu’ di 160 Stati hanno firmato la Convenzione e le mine sono divenute inaccettabili su scala quasi universale.

Sono state distrutte oltre 55 milioni di mine, piu’ di 30 Paesi nel mondo sono stati dichiarati liberi da mine, con una drastica diminuzione delle vittime.

Tuttavia il mondo e’ ancora pieno di mine in stoccaggio e in piu’ di 50 Paesi si registra ancora la presenza di queste armi letali.

Mine, ordigni bellici inesplosi e improvvisati continuano a uccidere o ferire migliaia di persone ogni anno, molti dei quali bambini.

Occorre fare di piu’ per tutelare coloro che vivono esposti al rischio di questi ordigni, da Siria, Somalia e Afghanistan fino a Myanmar, cambogia e ancora oltre.

In Ucraina, il lascito di un solo mese di guerra – nella forma di ordigni inesplosi, mine e munizioni a grappolo – si tradurra’ in decenni di lavoro, con la minaccia a vite umane che durera’ ben oltre la fine del conflitto. Gia’ oggi, essi limitano gli aiuti umanitari di emergenza e impediscono alle persone di fuggire in salvo.

Chiedo a tutti gli Stati di accedere alla Convenzione senza ulteriori ritardi. I membri permanenti del Consiglio di Sicurezza in particolare hanno una speciale responsabilita’.

L’azione contro le mine rappresenta un investimento in umanita’, un prerequisito per gli sforzi di soccorso umanitario e il fondamento di una pace durevole e di uno sviluppo sostenibile. 

In questa Giornata, costruiamo sui progressi fatti in passato e liberiamo il mondo dalla piaga delle mine una volta per tutte.

CS – Se piovono bombe gli ombrelli non bastano

Comunicato stampa (Roma 31 marzo 2022) Il 4 aprile ricorre la Giornata Internazionale indetta dalle Nazioni Unite sul problema delle mine e degli ordigni inesplosi. (1)

La Giornata ONU dedicata alla Mine Action, voluta per aumentare la consapevolezza dei terribili danni e gravi sofferenze provocati da ordigni quali mine antipersona, munizioni a grappolo e di altri residuati bellici esplosivi, e per promuovere i progressi compiuti verso l’eliminazione di queste minacce per i civili di tutto il mondo, sarà celebrata a New York presso il Palazzo delle Nazioni Unite,  con una settimana di iniziative che vedranno la International Campaign to Ban Landmines (ICBL), di cui la Campagna Italiana contro le mine e membro, impegnata in collaborazione con l’Agenzia delle Nazioni Unite per la Mine Action (UNMAS) in un   simposio di alto livello dedicato alla Mine Action, e promotrice della mostra, che verrà inaugurata il 4 aprile, con cui ICBL desidera valorizzare i contributi dei suoi membri per un mondo libero dalle mine.

In Italia la Campagna Italiana contro le mine dedica il periodo che va dal 1° marzo (anniversario dell’entrata in vigore del Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine) al 4 aprile a tutta una serie di iniziative di sensibilizzazione riservando quest’anno particolare attenzione a quanto sta accadendo in Ucraina.

Nel conflitto in corso le forze armate russe stanno facendo un ampio uso di munizioni a grappolo e di mine antipersona del tipo POM-3 note anche come “Medallion”, armi indiscriminate e vietate a livello internazionale.

“Condanniamo fermamente l’uso di munizioni cluster e di mine antipersona da parte della Russia, in particolare quest’ultimo rappresenta una rara circostanza in cui un paese che non ha aderito al Trattato di Ottawa utilizza questi ordigni sul territorio di uno Stato Parte del Trattato di messa al bando delle mine antipersona” dichiara Santina Bianchini Presidente della Campagna Italiana contro le mine “ queste armi sono state vietate internazionalmente per i loro effetti indiscriminati e disumani, provocano la morte e atroci sofferenze a chi sopravvive, oltre a impedire il ritorno in sicurezza dei profughi e rendere difficile la ricostruzione dopo il conflitto” conclude Bianchini. 

“Supportiamo pienamente l’approvazione della Risoluzione parlamentare 7-00813 (2) presentata dall’On. Delrio volta ad impegnare “ il governo italiano ad esprimere, attraverso le proprie delegazioni diplomatiche e in ogni foro multilaterale severe e netta condanna per l’uso di cluster bombs e mine antipersona in Ucraina e in ogni conflitto che ne registri l’impiego da uno qualsiasi degli attori coinvolti” dichiara Giuseppe Schiavello Direttore della Campagna Mine “la protezione delle popolazioni civili coinvolte loro malgrado nei conflitti deve essere una priorità per la comunità internazionale ed il nostro paese può fare la differenza come ha già dimostrato in passato, non ultimo con l’approvazione lo scorso dicembre della legge che vieta il finanziamento di aziende produttrici di mine e munizioni cluster anche all’estero” conclude Schiavello

Tra le altre iniziative, prenderà il via la campagna “Se piovono bombe gli ombrelli non bastano” per sensibilizzare sulla necessità di condannare l’uso di mine e munizioni cluster in ogni guerra, da parte di chiunque e soprattutto di condannare la guerra come mezzo di confronto.

Inoltre, a quattro giorni dalla Giornata Internazionale, la Campagna Mine incontrerà gli studenti e le studentesse dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale Cine-Tv Roberto Rossellini, per favorire e valorizzare il loro coinvolgimento sulle tematiche del disarmo umanitario e dei diritti umani, utilizzando le competenze e le abilità apprese e sviluppate nel corso dei loro studi. 

Informazioni su uso cluster e mine antipersona nel conflitto in Ucraina

1- La Giornata è stata proclamata dall’ Assemblea Generale dell’ONU nel 2005 con la Risoluzione n°A/RES/69/97 “On assistance in Mine Action” e celebrata per la prima volta il 4 aprile 2006. 

2 –  XVIII Legislatura – Lavori – Resoconti Assemblea – Dettaglio sedute ( La Risoluzione è stata presentata in III Commissione (Affari Esteri e Comunitari) della Camera dei Deputati dall’On. Delrio unitamente agli onorevoli Ungaro, Quartapelle Procopio, Fassino e La Marca 

Per interviste:

Giuseppe Schiavello 340/4759230

Per materiali:

Tibisay Ambrosini 348/1049619 392/1435368

Munizioni a grappolo in Russia

In the current armed conflict in Ukraine, Russian forces have relied heavily on two types of weapons that are notorious for the unacceptable and often unlawful harm they inflict on civilians. The weapons are cluster munitions, which have been banned by most countries in the world, and explosive weapons with wide area effects, which when used in populated areas are among the major causes of civilian casualties in contemporary armed conflict.

Attacks with these weapons have already killed and injured hundreds of civilians, turned buildings into rubble, and led to mass displacement. Judging by the experience of past conflicts, they will most likely also leave Ukraine with a legacy of harm that lingers long after active hostilities end.

Cluster Munitions

Cluster munitions, large weapons that contain dozens or hundreds of smaller weapons called submunitions, endanger civilians for two reasons. First, they have a wide area effect because they spread their submunitions over a broad footprint, commonly the size of a football field.  These submunitions cannot distinguish soldiers from civilians when used in populated areas. Second, many of their submunitions do not explode on impact, becoming de facto landmines that pose threats to civilians for months, years, or even decades after a conflict. These so-called “duds” are frequently detonated by children who think they are toys, farmers who hit them with their plows, or refugees who return home.

The immediate harm caused by cluster munitions has already been evident in Ukraine. Human Rights Watch (where I am a senior researcher) documented a strike by Russian forces near a hospital in Vuhledar in the Ukraine-controlled Donetska region on Feb. 24. A 9M79-series Tochka ballistic missile delivered a 9N123 cluster munition warhead, containing 50 submunitions. The attack killed four civilians and injured another 10, including six healthcare workers. It damaged a hospital building, an ambulance, and civilian vehicles.

Four days later, on Feb. 28, Russian forces launched 9M55K Smerch cluster munition rockets in three neighborhoods of Kharkiv, Human Rights Watch found. Each of these rockets, which are often fired in volleys of 12, carries 72 9N235 submunitions. The United Nations reported nine civilian deaths and 37 injuries in attacks across the city that day.

Russian forces launched Smerch and Uragan cluster munitions into the city of Mykolaiv on Mar. 7, 11, and 13, reportedly killing nine civilians in line at a cash machine on the last day alone, according to more recent Human Rights Watch research. Other organizations and journalists have also reported cluster munition attacks in Ukraine.

International humanitarian law (IHL)’s rule of distinction requires parties to a conflict to distinguish between civilians and combatants and between civilian objects and military objectives. The use of cluster munitions, at least where civilians may be present, violates this rule. Human Rights Watch and othersargue they are inherently indiscriminate. At the time of attack, the wide-area effect of these weapons prevents them from distinguishing between combatants and non-combatants. In addition, the unexploded submunitions they leave behind makes them indiscriminate because their effects cannot be limited. Attacks using cluster munitions in populated areas may also violate the principle of proportionality, which prohibits attacks in which expected injury to civilians or damage to civilian objects is excessive in relation to anticipated military advantage.

The people who order or carry out cluster munitions attacks against civilians or civilian objects with criminal intent—that is, willfully or recklessly—are responsible for war crimes.

Due to the unacceptable harm cluster munitions cause and their indiscriminate nature, the 2008 Convention on Cluster Munitions bans their use, production, transfer, and stockpiling. Although Russia and Ukraine have not joined the treaty, 110 countries are party, including most NATO countries (although not the United States).

The convention also obligates each state party to “promote the norms it establishes and … make its best efforts to discourage States not party to this Convention from using cluster munitions.” In compliance with this provision, at least 15 states parties have condemned or expressed concern about Russia’s use of cluster munitions in Ukraine.

The president of the Convention on Cluster Munitions, which is currently the United Kingdom, along with the NATO Secretary-General, the UN High Commissioner for Human Rights, and the European Union have also condemned the use of cluster munitions in Ukraine.

Explosive Weapons in Populated Areas

While cluster munitions are especially horrific for civilians, they are just one type of explosive weapon. The broader category of explosive weapons, which encompasses artillery shells, mortar rounds, rockets, missiles, enhanced blast (aka thermobaric) weapons, and aerial bombs, among others, has caused the bulk of the conflict-related damage in Ukraine.

The use of explosive weapons in populated areas has grave humanitarian consequences both during and after attacks. Those effects are magnified when the weapons have wide area effects because: they have a large blast or fragmentation radius; they are inaccurate; they deliver multiple munitions at once (e.g., cluster munitions); or they have a combination of the above.

Russia’s bombing and shelling of Ukraine’s cities and towns has taken a physical and psychological toll on the civilian population. According to Human Rights Watch, Russian artillery shelling and airstrikes killed or injured  more than 450 civilians in the city of Kharkiv in the first 11 days of the conflict. The attacks have also leveled homes, apartment buildings, and other primarily civilian structures and infrastructure, and damaged the environment.

The costs of this method of war, however, extend beyond its direct effects. The use of explosive weapons with wide-area effects in populated areas also causes indirect and reverberating effects. The destruction of infrastructure can interfere with essential services and in turn infringe on an array of human rights.

In 2016, I co-authored an in-depth report on the effects of explosive weapons’ use on health care in the earlier conflict in eastern Ukraine, which was published by Harvard Law School’s International Human Rights Clinic (where I teach) and PAX. We found, for example, that damage to power plants and communication lines seriously affected hospitals and the provision of health care, and thus undermined the right to health. Such reverberating impacts will almost certainly be more severe in the current – much larger – conflict.

The use of explosive weapons in populated areas also exacerbates displacement. As of Mar. 18, more than three million people had fled Ukraine as a result of the conflict, according to the UN Refugee Agency (UNHCR). The attacks on urban centers with explosive weapons are one of the driving factors.

In a statement to the UN Security Council, a representative from the UN Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) noted that many of these effects were already being felt by Feb. 28. “As we all feared, civilians are already paying the price,” he said. “The scale of civilian casualties and damage to civilian infrastructure, even in these very early days, is alarming.”

Explicitly highlighting the dangers of the use of explosive weapons with wide-area effects, he continued, “Civilians will undeservedly suffer the most from these attacks on densely populated urban centres. . . .  And the longer this goes on, the greater the cost will be for civilians.”

Using  explosive weapons with wide-area effects in populated areas can be expected to result in indiscriminate attacks with a high loss of civilian life. The patterns of harm to civilians that these weapons cause, including their reverberating effects, are well documented and heighten concerns that attacks will also be disproportionate. In addition, the use of explosive weapons with wide area effects in populated areas is generally counter to the IHL duty to take all feasible precautions to minimize civilian harm. Those who are responsible for using explosive weapons unlawfully with criminal intent are committing war crimes.

While explosive weapons, unlike cluster munitions in particular, are not banned by any instrument of international law, countries have been working toward a political declaration that addresses the humanitarian consequences of their use in populated areas. The next round of negotiations of this Ireland-led process, which had been postponed by the Covid-19 pandemic, are now scheduled for April 6-8.

The events in Ukraine underscore how important it is for countries to include in the declaration a commitment to avoid the use of these weapons in populated areas. This political commitment, although non-binding, would set important standards for dealing with a deadly practice of modern war.

The concern regarding Russia’s use of explosive weapons in Ukraine’s urban centers from countries including Austria and Ireland, and as stated in the UN Human Rights Council resolution of Mar. 4, demonstrates the growing support for these standards.

Cease and Condemn

The horrific images and accounts emerging from Ukraine offer a glimpse of the immediate harm that Russian cluster munitions and explosive weapons are inflicting on Ukraine’s civilians. Documentation of the effects of these weapons in past conflicts suggest the harm will be long term.

To prevent furthering the humanitarian crisis, Russia should immediately cease the use of cluster munitions and avoid using explosive weapons with wide area effects in populated areas. Other countries and the United Nations should support documentation efforts to ensure domestic and international accountability for any violations of IHL and international human right law and in particular support the International Criminal Court’s Ukraine investigation.

Other states and the United Nations should also explicitly condemn the use of cluster munitions and explosive weapons with wide area effects in populated areas. Such focused criticism will not only increase pressure on Russia to change its practices in Ukraine. It will also strengthen the international norms against these means and methods of war.

It will bolster the Convention on Cluster Munitions, increasing its influence among countries that have not already joined; encourage the adoption a robust political declaration on explosive weapons in populated areas; and in so doing, help improve protections for civilians in future conflicts.


CS – (traduzione) La Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine Antipersona (ICBL) unitamente alla Coalizione sulle Munizioni a Grappolo (CMC) condanna fermamente il presunto uso di munizioni a grappolo avvenuto ieri da parte delle forze russe nel conflitto in Ucraina, e la morte e il ferimento di civili, come riportato dal New York Times e altre fonti. ICBL-CMC è allarmata dalla minaccia di ulteriori danni ai civili, tra cui partners impegnati nelle azioni umanitarie di mine action, a seguito dell’escalation su larga scala di ieri da parte della Russia.

Chiediamo l’immediata cessazione delle armi vietata a livello internazionale ed esortiamo tutte le parti a 

garantire la protezione dei civili, il rispetto del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionale che vietano l’uso di munizioni a grappolo e mine terrestri.

Le munizioni a grappolo sono state precedentemente utilizzate nel conflitto in Ucraina tra luglio 2014 e febbraio 2015, anche se l’entità della contaminazione esistente è sconosciuta. Le munizioni a grappolo sono armi indiscriminate che uccidono e feriscono principalmente i civili e lasciano un’eredità mortale di contaminazione che minaccia vite umane e ostacola la ripresa e lo sviluppo per gli anni a venire.

La Russia rimane al di fuori del Trattato sulla messa al bando delle mine e della Convenzione sulle munizioni a grappolo. L’Ucraina non ha aderito alla Convenzione sulle munizioni a grappolo, sebbene sia uno Stato parte del Trattato sulla messa al bando delle mine.

ICBL-CMC lavora per un mondo libero da mine terrestri, munizioni a grappolo e altri residuati bellici esplosivi, dove tutte le vite siano protette. Un mondo in cui le terre contaminate vengano bonificate e restituite alle popolazioni locali per un uso produttivo, un mondo in cui vengono soddisfatti i bisogni delle comunità colpite e dei sopravvissuti e i loro diritti umani garantiti.

COMUNICATO – ICBL-CMC Statement_CM Use in Ukraine Conflict_Final.pdf

ICBL-CMC Condemns Alleged Cluster Bomb Use, and Civilian Harm in Ukraine Conflict | Media | CMC (


Ci uniamo all’ appello lanciato dai colleghi della USCBL -USCMC, in occasione del 2° anniversario dell’attuale politica statunitense sul tema delle mine antipersona,  che ne consente l’uso in qualunque parte del mondo, per chiedere all’Amministrazione Biden di mettere al bando le mine antipersona e preparare il percorso per aderire al Mine Ban Treaty